La scissione dalla realtà

Ciò che colpisce è che chi si oppone alla scissione, ne stia operando una più grave e non da oggi: la scissione dalla realtà.

C’è chi parla di un programma da scrivere, dimenticando che la maggioranza del partito della nazione (non ne parlano più, ma solo perché la nazione non si è dichiarata molto convinta) un programma negli ultimi quattro anni non l’ha mai scritto, ma l’ha praticato, cristallizzandolo in alcune riforme che l’attuale esecutivo, guidato dal mite Gentiloni (che si distingue giusto per la mitezza), dice di voler portare avanti, proseguendo nel percorso di riforme avviato dal governo precedente, che è rimasto per nove decimi identico.

C’è chi dice che bisogna ricostruire il centrosinistra, ma il centrosinistra è saltato per le stesse ragioni sopra richiamate e per una gestione del potere aggressiva verso tutte le forme di dissenso, anche le più ragionevoli, tra asfaltature e gettoni nell’iPhone.

C’è chi finge di non avere votato il 4 dicembre, che non ci sia proprio stato il voto e che il voto di ciascuno fosse indifferente, così come il voto con fiducia sulla legge elettorale incostituzionale (e non per via del referendum, incostituzionale di per sé), così come i voucher che si sono moltiplicati senza alcuna responsabilità di nessuno, così come tutto il resto del bel programma visto in questi anni su quasi tutto.

Con la rimozione non si va molto lontano. Non è dicendo che il ciclo renziano finisce che l’ex-premier scompare, non è accompagnandolo che si rovescia un quadro compromesso. Provare un Nazareno a sinistra con chi l’ha fatto a destra, per capirci, non risolve le contraddizioni: le aggrava. E mistifica ciò che è successo, difettando di credibilità e di maturità del giudizio.

E non è nemmeno con il ritorno a ciò che c’era prima che si fa un passo avanti. Ci vuole qualcosa di nuovo, una sorpresa e un progetto di governo coraggioso, libero, che prescinda dalle riforme che non lo erano degli ultimi anni per provare a fare qualcosa di molto diverso.

Con una dose minima di ceto politico, con la rappresentanza da offrire alla società, proprio a partire dalle questioni più scottanti che riguardano la vita dei cittadini, non l’acquario dei politici.

Avete presente quando in Fahrenheit 451 adottano i libri? Ecco ci vuole una lista di persone così: che rappresentino questioni, battaglie, impegni, diritti, opportunità. In se stessi. Cento leader, non uno solo. Uno spirito costituente che sbaragli le correnti. Un lavoro culturale, che anteponga le cose alle tattiche. Non il testosterone delle risse, ma il tratto femminile della costruzione paziente, riflessiva e però nitida: il nodo e non il chiodo, come direbbe Adriano Sofri.

Questa è la mia personalissima proposta. Se faremo così, cambieremo un pezzo di sinistra e soprattutto apriremo finestre su una politica radicalmente diversa. E scusate se è poco.

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