Dimmi con chi vai

Mentre tutti intorno a noi si scindono, oppure no, o forse quasi, mi chiedono in continuazione: con chi vai?

Rispondo con serenità: vado con «Nessun Paese è un’isola», il lavoro corale avviato da Stefano Catone sull’accoglienza, accompagnato da una proposta legislativa sull’immigrazione, orchestrata da Andrea Maestri. Niente Alfano e niente Minniti, che piace tanto ai leghisti.

Vado con «Prima del diluvio», un pacchetto fatto di mobilitazione e proposte precise sulla questione (rimossa) dei cambiamenti climatici, coordinato da Annalisa Corrado. Niente Sblocca Italia.

Vado con Davide Serafin (che se fosse pronunciato alla francese sarebbe già un leader) per la progressività, per la redistribuzione, per la giustizia sociale. Niente bonus lotteria.

Vado con la laicità di chi pensa che sia il momento di affrontare chiaramente la questione dell’8 per mille (da definire e da rendicontare), la legalizzazione della cannabis, il matrimonio egualitario, il fine-vita. Niente inerzia e rinvii.

Vado con Elly Schlein e chi si batte in tutta Europa per superare i paradisi (anche quelli interni) e per fare in modo che le multinazionali elusive paghino le tasse, necessarie per il nostro welfare (vedi alla voce: la ricchezza nascosta delle nazioni, in libreria). Niente paura.

Vado (seguendo, con rispetto) con chi mi sta promuovendo la mobilitazione di Nonunadimeno, per affrontare la maledetta «questione maschile» e dare parità nella differenza, a cominciare dai tempi e dai modi di lavoro e di cura. Niente discriminazione (perché di questo si tratta).

Vado con il referendum sui voucher, che qualcuno si augura di scansare (come già per le trivelle), perché credo sia un’occasione fondamentale per parlare di lavoro, di diritti, di garanzie, di giusta retribuzione. Tutte cose essenzialmente costituzionali. Niente JobsAct.

Vado con chi pensa che si debba affrontare la questione dei «vitalizi» e degli stipendi dei parlamentari, come da nostra proposta non-demagogica. Niente privilegi.

Vado con chi pensa che si debba fare chiarezza sulle armi e rispettare le leggi e la Costituzione italiana. Niente pinottismi.

Vado con chi pensa che l’investimento più importante, di lungo periodo, è quello su scuola e ricerca, in un’ottica di collaborazione e non di imposizione con chi ci lavora. Perché sia un sistema efficiente e rispettoso, degli studenti e degli insegnanti. Niente buona (?) scuola.

Se volete farlo anche voi, con Possibile facciamo così. E pensiamo che nostro compito sia quello di far emergere, sulla base di queste linee di fondo e di sostanza, l’Italia più libera, più competente, più rappresentativa. Preoccupandoci poco del ceto politico e molto dei ceti che rischiano, perché sono più deboli o perché sono più esposti nel fare impresa, nel creare lavoro, nel provare modelli inediti e innovativi. In campo economico e sociale, perché dovremmo tornare a pensare insieme alle due cose.

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