Uno studio di Davide Dragone, Giovanni Prarolo, Paolo Vanin e Giulio Zanella dell'Università di Bologna (qui il download) propone un'interpretazione dei dati che provengono da due Stati americani, Washington e Oregon, che hanno progressivamente legalizzato la cannabis (compresa la cannabis ricreativa) negli ultimi anni.

Il loro lavoro analizza soprattutto l'impatto della legalizzazione sul tasso di criminalità registrato nello stesso periodo.

Le conclusioni dello studio dicono che la legalizzazione potrebbe portare a un calo della criminalità. “Il risultato può derivare da meccanismi diversi, e però complementari": 

In primo luogo, un mercato della cannabis pienamente legalizzato riduce il coinvolgimento delle organizzazioni criminali del traffico di droga.

In secondo luogo, permette alla polizia di deviare le risorse verso la prevenzione di crimini non correlati alla cannabis. Un effetto rafforzato se i dispensari di cannabis adottano misure di sicurezza.

In terzo luogo, l'uso di cannabis determina una varietà di effetti psicoattivi, che comprendono uno stato di rilassamento ed euforia (Hall et al., 2001; Green et al, 2003), e può quindi ridurre la probabilità di impegnarsi in attività violente. Ciò si ottiene, in particolare, se la cannabis è un sostituto per le sostanze che inducono alla violenza come l'alcol, la cocaina e le anfetamine (DiNardo e Lemieux, 2001; Williams et al., 2004).

Queste ragioni, certamente da verificare nel tempo, si aggiungono alle molte altre che abbiamo più volte richiamato (anche qui, con vari contributi).

Il terzo punto del documento citato qui sopra, peraltro, si ricollega a un altro effetto collaterale della legalizzazione, quello della riduzione dell'abuso di farmaci, che in molti casi è nocivo e mortale.

Da ultimo, pensando alla trasmissione di ieri in tv nella quale l'attuale premier faticava a trovare punti decimali di crescita del Pil, la legalizzazione porterebbe a una crescita (al di là di quella già contabilizzata, non senza parecchia ipocrisia) del prodotto interno lordo e alla sostituzione di numerosi (i dati dicono centomila) posti di lavori criminali con posti di lavoro legali. 

Se invece avete solo due minuti, andate qui.

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