L’anno che verrà (=)

Non sarà tre volte Natale, ma anche gli omosessuali potranno sposarsi, senza che nessuno dica fino a che punto possano farlo.

I benestanti continueranno a pagare le tasse e invece di togliere quelle sulla casa a quelli che le possono sostenere, si investirà sull’università, la ricerca, la cultura, come succede in tutti i Paesi civili. Per fare in modo, così, che i benestanti (in tutti i sensi) in futuro possano aumentare.

Gli ottanta euro non andranno più a chi non ne ha alcun bisogno, come è accaduto e accade, ma saranno destinati a tutti coloro a cui spettano, a parità di reddito, perché saranno inseriti in una vera progressività. Tutte le risorse risparmiate andranno a finanziare il reddito minimo garantito.

Il contratto unico diventerà unico e tutelerà dalla precarietà, dando certezze vere (in termini di garanzie e diritti) dopo un periodo di prova e non un periodo di prova che dura tutta la vita.

L’evasione fiscale sarà combattuta e non solo dalla Procura di Milano, che sta operando con efficacia nei confronti delle multinazionali. La concorrenza leale passerà attraverso nuovi protocolli di vigilanza sui prodotti finanziari (Consob, ci sei?). La trasparenza sarà un valore fondamentale, costituzionale della Repubblica.

Si aprirà un grande dibattito sulla retribuzione e sarà istituito un salario orario minimo per dare dignità a ogni ora lavorata (altro che Poletti).

Il debito sarà questione affrontata a livello nazionale e europeo, perché non si esce da uno schema che ci ha portato ad avvitarci tutti quanti.

La cannabis sarà legalizzata. Il cibo sarà recuperato. La pace rivalutata.

Il Giubileo sarà occasione per una riflessione sulla laicità delle istituzioni, sulla gestione dell’8 per mille (come auspicato dalla Corte dei Conti).

Si ridurranno i consumi energetici – non solo quando non piove e per una settimanella – con un grande piano per l’efficienza e per la produzione di energia pulita, grazie anche a una nuova offensiva per il recupero del rifiuto. Si estenderà la consapevolezza della necessità di una nuova cura ambientale, inevitabile come lo sono ora i rischi del cambiamento climatico (che dimostra, tra l’altro, che i cambiamenti non sono tutti buoni per definizione).

Le donne saranno retribuite come gli uomini.

Una grande indagine racconterà costi e benefici dell’accoglienza e dell’integrazione, stroncando chi se ne approfitta.

La corruzione sarà vissuta come la peste e si tornerà addirittura a parlare di mafia, dopo un lungo periodo di oblio o, forse, meglio, di indifferenza. Spesso interessata.

I politici non urleranno né la spareranno grossa, ma spiegheranno le cose, informeranno le persone e chiederanno consenso sulla base di proposte scritte, di impegni chiari e di parole d’onore.

I cittadini sceglieranno i politici (e non i politici se stessi) e sarà dato valore alla rappresentanza, che fa rima con uguaglianza: entrambe sono passate di moda. E questo è il problema fondamentale dei tempi che corrono.

Tutto questo non succederà, ma potrebbe succedere. Dipende da noi, dipende da voi.

Dipende da tutte e tutti.

I miei migliori auguri a tutte e tutti. Perché ciò possa accadere.

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