L'(ormai ex) segretario del Pd di Arcore si chiama Piero Tieni, così scrive su Facebook:

Mi dimetto da segretario del Partito Democratico di Arcore.

E’ vero che è sempre una goccia a fare traboccare il vaso, ma è vero anche che il vaso trabocca solo quando è pieno, e in quest’ultimo anno si è riempito all’inverosimile di un contenuto davvero sgradevole.

Sono stato eletto ad Arcore appena un anno fa, ma sono cambiate talmente tante cose che sembra essere passato un secolo:

Renzi non era ancora Segretario del PD e si candidava alle primarie del partito affermando solennemente che avrebbe sostenuto il governo Letta e che lui non sarebbe mai andato al Governo senza passare dalle elezioni. Dopo poche settimane invece, con un’operazione di potere ed un gioco di palazzo degni dei peggiori strateghi politici che tanto aveva avversato, cacciò Letta e andò al governo senza passare dalle elezioni. Appena insediato disse che la legge elettorale era la prima cosa da cambiare, che si poteva e doveva fare in pochissime settimane: siamo a Novembre è ancora tutto in alto mare.

Fatti i conti con la realtà, decisamente incompatibile con le promesse, affermò allora che gli usuali primi 100 giorni in cui dare una sterzata al paese, diventavano improvvisamente 1000, 3 anni cioè in cui un partito (sedicente) di centrosinistra avrebbe governato con un partito dichiaratamente di centrodestra, capeggiato da personaggi che per anni erano stati combattuti, dileggiati e perfino irrisi. Il tutto, ovviamente, in netta contrapposizione con la volontà dei milioni di elettori che nel 2013 firmarono il programma elettorale “Italia Bene Comune”.

Arrivò quindi il cosiddetto “Patto del Nazareno”, ennesimo accordo di palazzo e di potere, mediante il quale si riabilitava Berlusconi, condannato a 4 anni di galera per frode fiscale e messo ai servizi sociali solo per questioni anagrafiche, dandogli addirittura la patente di Padre Costituente.

Ecco, qui ci tengo a soffermarmi: io credo che la questione morale debba precedere qualsiasi altra considerazione; l’alibi per il quale Berlusconi rappresenti comunque milioni di elettori e che quindi le riforme si debbano necessariamente condividere con lui, fa acqua da tutte le parti, dato che con lo stesso criterio si potrebbe allora interloquire con qualsiasi delinquente che fondi un partito e prenda milioni di voti. Un condannato in via definitiva deve essere escluso da qualsiasi funzione pubblica. Punto.

Si è proseguito quindi con il sistematico ribaltamento del mandato elettorale ricevuto, portando avanti progetti in netta contraddizione con esso: la proposta della “nuova” legge elettorale che si porta dietro i peggiori difetti di quella “vecchia” (la maggior parte dei deputati continueranno ad essere “nominati” dai partiti); il Senato da abolire che non viene abolito ma viene riempito con politici nominati da altri politici (che ricevono in dono anche l’immunità parlamentare, perfino per eventuali reati compiuti al di fuori di questo ambito); le Province che devono essere abolite ma restano saldamente in piedi, composte anch’esse da politici nominati da altri politici, dove l’unica cosa eliminata sono le elezioni in cui i Cittadini scelgono gli eletti; la legge cosiddetta “sblocca Italia” che riduce i controlli in uno dei paesi più corrotti al mondo, che annulla la concorrenza in alcune concessioni Pubbliche e che consente al Governo di autorizzare la realizzazione di opere con un forte impatto ambientale (inceneritori, gasdotti, trivelle) passando sopra la volontà degli enti locali e dei cittadini coinvolti; la legge di stabilità che non stanzia fondi per le riforme promesse, dà qualcosa a livello centrale ma poi taglia risorse alle Regioni e ai Comuni, costringendoli ad aumentare i tributi locali, come puntualmente avvenuto anche nel 2014.

E così, passo dopo passo, si è arrivati alla goccia che ha fatto traboccare il mio personale vaso: la controriforma del lavoro, la dolorosissima supposta, l’amarissima pillola che si è cercato di addolcire rinominandola “Jobs Act”. Per chiudere la questione in fretta basterebbe riprendere le parole di Maurizio Sacconi, ex ministro del lavoro del governo Berlusconi, che ha candidamente affermato: “Il mio piano è stato realizzato dal PD”. Ecco, io trovo che sia eticamente insostenibile ed offensivo innanzitutto per la propria dignità, aver passato tanti anni urlando ai quattro venti che una riforma fosse pessima e pericolosa quando a proporla era Berlusconi, e dire adesso candidamente che sia indispensabile e virtuosa solo perché a propinarla è Renzi.

Io non concepisco la politica come una partita di calcio in cui “vincere” sia un obiettivo fine a se stesso: vincere le elezioni con il 40 o l’80% deve essere solo un “mezzo” mediante il quale poter governare e realizzare alcune cose, ed un partito deve essere innanzi tutto lo “strumento” che consente di farlo. Chiedere il voto agli elettori presentando un programma e poi governare con il programma degli avversari, penso che sia profondamente “immorale”. Se si cambia così radicalmente idea, allora occorre tornare a votare presentandosi con le nuove idee. Altrimenti poi va a finire che si prende ancora il 40%, ma che rapportato ad un’astensione del 60%, corrisponde ad uno striminzito 15% di voti reali.

Passando infine alle questioni locali il quadro è comunque desolante:

Arcore è un paese di circa 17 mila abitanti, 14 mila elettori, 3.800 dei quali hanno votato PD alle ultime elezioni. Tra essi soltanto 40 sono iscritti al PD (l’1%!) e circa 20 sono i militanti attivi. L’età media si avvicina a 70 anni e tra gli iscritti sono rarissimi o completamente assenti i giovani, gli studenti, i precari, gli operai e gli impiegati di livello medio-basso, tutte categorie che dovrebbero rappresentare il cuore pulsante di un partito come il PD. E non è che Arcore sia la pecora nera in un gregge di pecore splendenti, dato che la situazione è più o meno la stessa in tutti i circoli.

La sensazione che ho provato in quest’anno, poi, è che il partito locale ed il suo segretario siano tollerati solo se si fanno strumento di propaganda dell’azione amministrativa. L’elaborazione politica non nasce all’interno del partito per poi essere messa in atto con provvedimenti concreti, ma è chi amministra che presenta progetti, ed al partito resta solo il compito di discuterne la bontà.

Credo, inoltre, che una squadra che dall’inizio del mandato abbia perso, per diversi motivi (alcuni dei quali comunque riconducibili ad un dissenso rispetto al “metodo” di governo) un partito, tre assessori e svariati consiglieri comunali, tra cui alcuni di assoluto spessore che potevano essere “la base “ di un progetto futuro alternativo, debba soffermarsi a riflettere e non trincerarsi dietro affermazioni assertive e perentorie. Penso che progetti importanti che impegneranno significativamente l’intera città per i prossimi decenni, debbano poggiare su basi solidissime rappresentate anzitutto da uno stretto patto con i cittadini fatto alla luce del sole. Sono convinto, infine, che quando nel paese prendono vita dei comitati su questioni specifiche, giuste o sbagliate che siano le rivendicazioni, con essi occorra comunque aprire un confronto ed un dialogo, senza alzare muri preventivi.
In ogni caso, il tempo utile per ravvedersi e magari correggere la rotta non manca.
Ringrazio infine tutti gli iscritti, i militanti, i consiglieri e gli amministratori che lavorano con impegno e passione, e ringrazio in modo ancora più sentito quelli che io chiamo “gli amici della domenica”, il gruppo inossidabile di persone senza le quali il circolo diventerebbe un luogo vuoto e le Feste dell’Unità non sarebbero realizzabili.

Per il momento resto comunque membro del direttivo del PD Arcore e membro dell’assemblea regionale del PD Lombardia, a sostegno della battaglia di quei deputati e di quei senatori che si oppongono alla maggioranza attuale.

Piero Tieni

  •  
  •  
  •  
  •  

Commenti

commenti