Il libro di Emanuele Ferragina, La maggioranza invisibile (Bur), secondo me, chi segue questo blog lo dovrebbe leggere. Perché ci sono due questioni qui spesso dibattute, rispetto alla partecipazione e rappresentanza democratica (ed elettorale), da una parte, e alla questione sociale, dall’altra.

La maggioranza invisibile è la maggioranza degli esclusi, di quelli che non partecipano, che si sottraggono, perché si sono sentiti emarginati e lo sono, spesso, sotto il profilo economico e sociale.

Una maggioranza trasversale, secondo le categorie classiche, ma attentissima ai temi della redistribuzione e dell’egualitarismo.

Una maggioranza difficile, quasi impossibile da raggiungere, anche perché indotta ad astenersi e ormai convinta di farlo, perché sfiduciata, perché delusa.

Una maggioranza di giovani, soprattutto, da cui potrebbe partire, secondo Ferragina, il cambiamento dell’Italia.

Una maggioranza non rappresentata che consente, inevitabilmente, a una minoranza di decidere per lei.

Una maggioranza esposta al rancore, alla guerra tra poveri, a prendersela con gli ultimissimi, che può buttarsi a destra, anche, aggiungerei io, perché è già capitato mille volte.

Una maggioranza a cui la sinistra, insisto, dovrebbe guardare, piuttosto che perdersi – implodendo – in un inutile dibattito sulle etichette, sulle correnti, sugli equilibri del Palazzo.

Una maggioranza che personalmente cerco di ‘spiegare’, ogni giorno, agli addetti ai lavori, ma loro no, non la vedono. E non l’hanno vista nemmeno quando metà di quella maggioranza (potremmo dire così) ha abbandonato i partiti tradizionali: perché il problema non è rappresentarla, è resisterle.

P.S.: con Andrea Pertici stiamo concludendo un lavoro, che si intitola Appartiene al popolo, che sarà pronto tra un mese, che parlerà anche di questo, dei diritti costituzionali, della partecipazione e della rappresentanza. Coniugando diritti civili e politici a diritti sociali ed economici, come ci avevano insegnato a fare, tanti anni fa.

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