E così, dopo averlo smentito per giorni, il governo pare intenzionato a mettere la fiducia sulla legge delega che è già uno strumento che più fiduciario non si può (lo spiega anche la voce di Wikipedia, probabilmente redatta da un esponente della sinistra del Pd…). Una legge delega che tra l’altro è vaga, vaghissima e tutti possono leggervi quello che preferiscono.

Sarebbe qualcosa a metà tra la provocazione spicciola e un esautoramento del Parlamento, nonché un segnale di debolezza, oltre che sul piano politico un segnale di profonda rottura.

Si vocifera anche della possibilità che il governo cambi – se Sacconi gli darà il permesso – il testo uscito dal dibattito in Commissione, un fatto che renderebbe ancora più ‘incredibile’ il rapporto tra il Parlamento e l’esecutivo.

Leggo interviste di esponenti del Pd che dichiarano che se si aggiungessero i voti di Forza Italia non sarebbe un male: e ti credo, dal momento che stiamo seguendo le indicazioni della cultura (?) di governo della destra degli ultimi vent’anni.

Mi chiedo se, al di là del merito (e delle numerose cose che non vanno, nel merito), ci si renda conto che ci stiamo spingendo molto in là, non solo rispetto agli impegni presi al momento delle elezioni, ma anche in occasione del Congresso del Pd e delle promesse fatte, poi puntualmente mancate, fino a qualche settimana fa. E mi chiedo anche che cosa voglia dire salvare la ditta (cit.) se la ditta sceglie di muoversi con modalità che abbiamo sempre stigmatizzato e verso ‘mercati’ (elettorali e legislativi) dai quali ci siamo sempre tenuti molto lontani.

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