Ad aprire un dibattito serio sulle adozioni.

Ad uscire dall’ipocrisia di chi cita questo o quel modello europeo per non rispondere alle domande più spinose.

Con l’occasione vale la pena di parlare di tutte le adozioni, e non solo per farne un uso polemico (e squallido, come spesso capita a destra, tra adozioni più facili, come recitava uno slogan, e quella passione per l’omofobia che sembra non passare mai). E vale la pena di ricordare che in altri ordinamenti esistono le adozioni dei single. E che esistono decine di migliaia di coppie gay che hanno bambini (secondo natura, direbbe qualcuno!). E che è ora che la politica dica qualcosa.

Un dibattito serio, rigoroso e puntuale non farebbe male proprio a nessuno, se non ai moralisti di professione, spesso senza una gran morale alle spalle, se non ai familisti che non si sono resi conto che il loro core business, la famiglia è cambiato moltissimo, in questi anni, e la stessa tradizione non è più quella di una volta.

Non so come sia essere genitori, tra qualche giorno forse saprò dare la mia personalissima interpretazione: ma so fin d’ora che è la più bella tra le responsabilità. E come tale andrebbe discussa, senza dimenticare che il punto di vista è quello del bambino, senza possibilità di equivocarsi, sul punto.

L’Italia non è pronta, si dice spesso a proposito di questo e altri temi.

Sono trent’anni che l’Italia non è pronta. E si vede in quali condizioni siamo ridotti.

E invece, se solo lo volessimo, pronti lo saremmo. Questione di volontà, di presenza politica e di senso del tempo presente. E futuro, perché anche in questo caso è di futuro che stiamo parlando.

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