#save194 (anche in Lombardia)

Qui di seguito un comunicato di Sara Valmaggi, gruppo Pd, di qualche giorno fa:

Valmaggi (Pd): «La legge 194 disattesa in Lombardia. Per l’assessorato alla Sanità l’obiezione di coscienza e al 63,6% ma secondo altre testimonianze è ancora più alta».

Anche in Lombardia c’è una forte criticità nell’attuazione della legge 194 in relazione al numero dei medici obiettori e del personale paramedico presenti nei presidi ospedalieri. Da qui ha preso le mosse un’interrogazione all’assessore alla Sanità, Bresciani, di cui è prima firmataria la vicepresidente del Consiglio regionale Sara Valmaggi, in cui si chiedevano i dati sul numero di obiettori di coscienza e sul numero di interruzioni volontarie di gravidanza in Lombardia nel 2011.

Bresciani, rispondendo all’interrogazione in commissione, ha si sostenuto che il diritto delle donne è garantito, ma ha ammesso che esistono criticità, legate al fatto che il numero di medici obiettori è molto alto, la media regionale è del 63,&% per i ginecologi, del 41,3% per gli anestesisti e del 43,1% per i paramedici, il che costringe i non obiettori a dedicarsi esclusivamente alle interruzioni volontarie di gravidanza.

«I dati forniti dall’assessore – afferma Valmaggi – già evidenziano forti criticità, soprattutto in alcune province della regione. All’azienda ospedaliera di Treviglio i medici non obiettori sono solo 4, tanto che nel 2011 sono state eseguite solo dieci interruzioni volontarie di gravidanza. Su 28 ginecologi infatti 24 sono obiettori. Lo stesso si può dire dell’ospedale Niguarda di Milano, dove su 24 medici 20 sono obiettori; a Sondrio, all’azienda ospedaliera della Valtellina, che comprende Sondrio Chiavenna e Sondalo, i non obiettori sono solo tre. Per non parlare di Como dove gli obiettori sono l’88,5%. Ci sono solo 3 non obiettori, a fronte di 346 interruzioni volontarie di gravidanza eseguite nel 2011».

Ma c’è di più. «Diverse testimonianze – continua Valmaggi – evidenziano notevoli differenze fra i dati dichiarati e la situazione reale. A Monza i non obiettori, secondo i dati forniti da Bresciani, sono il 50 %. In realtà, secondo altre fonti, sono 52 su 58. Stesso problema si riscontrerebbe in provincia di Mantova dove i medici non obiettori sarebbero in tutto 10, suddivisi nei tre presidi ginecologici (Mantova, Pieve di Coriano e Asola) e non 13 come invece risulta dai dati dell’assessorato».

Situazione analoga a Sondrio dove i non obiettori non sarebbero quattro ma uno. Qui inoltre, su tre reparti di ostetricia e ginecologia, Sondrio, Sondalo e Chiavenna, solo nel primo vengono effettuate interruzioni volontarie di gravidanza. Anche all’ospedale Riuniti di Bergamo i non obiettori sarebbero 3 e non 7.

«Per verificare – conclude Valmaggi – la correttezza dei dati forniti dall’assessore Bresciani presenteremo una nuova interrogazione in cui chiederemo i dati sull’obiezione suddivisi per singoli presidi ospedalieri e il tasso di mobilità dei pazienti fra le diverse strutture. Per garantire una compiuta applicazione di una legge che rischia di essere disattesa e la libera scelta delle donne abbiamo chiesto, inoltre, che si mettano in atto alcune modifiche organizzative: bandi su progetto per l’assegnazione di ore di attività medica finalizzate alle interruzioni volontarie di gravidanza, fino ad arrivare a pensare a interventi più strutturati di mobilità del personale».

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Commenti

  • anna maria rizzoli  Il 29 giugno 2012 alle 21:00

    Concordo in pieno con michele

  • Giuseppe  Il 22 giugno 2012 alle 16:56

    Il problema è che, con ventennale ritardo, il PD Lombardo si accorge di qualcosa che gli operatori inascoltati denunciano appunto da decenni. E, probabilmente, ci si scalda perchè è un tema  chiaramente “culturalmente” sensibile. Ma molte  nella sanità formigoniana, sebbene meno evidenti,  sono le criticità  su cui ci sarebbe da aver paura se si sapesse chi ci cura o, meglio, mostra di farlo. I silenziosi competenti sono in esaurimento, il picco dei disastri si vedrà tra qualche anno, quando saremo in pensione e sarà rimasta solo la manica di raccomandati incompetenti che non percepiscono neanche che siamo pagati per curare, al meglio, le persone malate, e non per ossequiare e rappresentare il potere del Celeste o di uno dei suoi valvassori.

    Ma il vero problema è che il Centrosinistra, quando ne ha avuto- altrove- la possibilità si è mostrato altrettanto lontano, sebbene con minor arroganza, dal tutelare le competenze e non l’appartenenza, senza comprendere che il consenso del cittadino così, alla lunga, comunque lo si perde……

  • Filippo Filippini  Il 22 giugno 2012 alle 11:11

    Si deve porre rimedio (con la logica dell’hic et nunc) ad una situazione che si è stratificata e che in alcuni luoghi è divenuta, a quanto sento, insostenibile.

    Chi è obiettore “oggi” e chi ha iniziato la specialistica prima di oggi ha ovviamente il diritto di mantenere la sua scelta, ma nell’ottica di garantire un servizio equilibrato va pensata la transizione verso dei numeri meno sbilanciati.
    Senza ovviamente pubblicizzare l’elenco dei ginecologi obiettori (che equivale altresì a pubblicare quello dei non obiettori, per differenza, e non è proprio il caso con i matti che ci sono in giro) ma con relazioni semestrali sui numeri e gli aggiustamenti degli stessi, da parte di autorità terze.

  • savepan  Il 22 giugno 2012 alle 09:25

    Quando si affrontano i temi eticamente sensibili subito si scatenano le tifoserie dei difensori della vita senza si e senza ma.

    Come sempre accade ogni legge scontenta un parte.

    Qui si scontrano due diritti: quello di non abbedire ad una legge che si ritiene ingiusta (secondo i propri valori morali) e quella di abortire secondo quanto previsto dalla legge e non secondo le proprie voglie (posto che questa scelta è sempre  e comunque traumatica e mai presa per puro capriccio, tanto che è prevista una precisa procedura con consultori e difensori della vita presenti negli ospedali).

    Infine la questione è molto semplice: se una legge dello stato lo consente, al di là delle scelte etiche, è lo stato che deve assicurare sempre il godimento del diritto.

    Altrimenti ci sono i cittadini di seria A che, potendo, o vanno nella clinica privata dove l’obiettore pubblico esercita dietro lauto compenso o vanno all’estero, e i cittadini di serie B che magari si rivolgono all’aborto clandestino (pratica che la legge tendeva ad eliminare).

  • D.O.  Il 21 giugno 2012 alle 19:59

    63% ginecologi obiettori. Ma obiettori lo diventano dopo laureati o lo sono anche prima,nel caso potrebbero cambiare specializzazione. D.O.

  • il solito anonimo  Il 21 giugno 2012 alle 14:35

    giusto monitorare la qualità del servizio sanitario.

    l’elenco dei medici obbiettori è roba da medioevo, da respingere senza se e senza ma.

    • michele  Il 21 giugno 2012 alle 15:12

      e perchè? se c’è l’elenco dei non obiettori, può starci benissimo anche l’altro. Esercitano un diritto? Bene: come cittadino è mio diritto sapere che lo fanno, perchè li pago anche per assistere e iintervenire in caso di interruzione della gravidanza. Qual è il moitvo per il quale nn dovrei sapere chi sono?

      • il solito anonimo  Il 21 giugno 2012 alle 16:27

        perché non c’è un motivo di servizio per farla, e allora è solo una lista di proscrizione, una colonna infame, un libro nero.

        • michele  Il 21 giugno 2012 alle 16:39

          e perchè sarebbe una lista di proscrizione? Perchè si è sottoposti a qualche discriminazione o infamia? Non mi risulta, proscrizione è quando poi segue qualche ostracismo, no? mi risulta invece che le discriminazioni – faccio un esempio lombardo, dove la Sanità à Formigonian CL in gran parte – se mai  le subiscon gli altri. Anche negli USA, mica han sparato ai medici antiaborto, han accoppato qualche medico pro aborto, i signori dei tea party….E forse bisognerebbe riflettere anche su questo dato, no? Come mai son così più decisi, e in alcuni casi al limite della violenza, coloro che contrastano l’interruzione di gravidasnza legale? E’ strano, no? E comunque trattandosi di comportamenti che incidono su servizi pubblici  pagati dai cittadini, non vedo che ostacolo ci debba esser a saper sia chi obietta che chi no. Io, a scuola, non posso decider che – essendo antimilitarista – boicotto le inizaitive che il Ministero della difesa ha fatto per promuover l’arruolamento dei giovani l’anno scorso, eripeterà quest’anno. Devo darne notizia e, se gli allievi escon dall’aula per sentire i sermoni di qualche ufficiale delegato ad hoc, non posso trattenrlo dicendo che interrompe la mia lezione, facendo obiezione pacifista. E’ lo Stato a decidere, o quantomeno la collettività scolastica. In base a norme e leggi. Ma, tra i medici, evidentemente molti volgion far la vittima, qando le vittime nn son certo loro…

          • Gianni  Il 22 giugno 2012 alle 07:53

            I tea party sono patetici ma non hanno mai ammazzato nessuno. Facciano pure gli elenchi dei medici obiettori. La maggioranza non credo che sarebbe contrario. Se fossi ginecologo, lo sarei per far nascere bambini e curare le donne, non per procurare aborti e sarei obiettore, orgoglioso di esserlo anche pubblicamente.

          • michele  Il 22 giugno 2012 alle 09:15

            e chi assite chi vuol interrompere la gravidanza a termini di legge è diventato medico per uccidere? Non per curare e salvare? I tea party son parte di quella corrente di destra, certo non moderata, che nelle elite può esser essenzialemnte politica, ma tra le masse alleva o solletica pure gli estremismi e gli isitinti più imbecilli  e bellicosi. Il puritanesimo per il quale l male, o cò che si ritiene male,  legittimo sradicarlo con ogni mezzo. Tratta anche questo distintivo delal cultura americana, che nurosi romanzi o film han sapienemente messo in luce, poichè si tende a lasciarl nell’ombra. Alcuni medici, che io nod definirei pro aborto, ma semplicimente attenti al senso dello stato e delle leggi, son all’obitorio perchè qualche invasato li ha uccisi. E una parlamentare ha risciato di andarci, e ci ha messo anni a rimettersi.  E invasato . in questo caso – non sta per pazzo, ma per pazzo i cui istinti omicidi son stati ampiamente sollecitati da chi per le leggi dello stato o degli stati non ha rispetto. E vorrebbe uniformar tutto a se stesso. L’aborto è un tema. dalmio o punto di vista, delicato e complesso, sulq uale spesso nonr iesco a farmi una opnione generale: enuto fermo il punto, però, che debba valere l’opinione della donna interessata, certamente assistitia e non abbandnata nelle sue scelte, in aprticolare in alcune situazioni (minorenni, disagiate, disperate). Ma ssistere vuol dire ascoltare e proporre, non decidere e imporre

             

          • Marino  Il 22 giugno 2012 alle 09:15

            Gianni,  tecnicamente non era una tea party, ma due medici abortisti li ha ammazzati col fucile a pompa:

            cerca con Google “Paul Jennings Hill” (non posso mettere il link sennò va in moderazione). Uno di quei casi in cui faccio il tifo per l’iniezione letale, l’altro è Tim McVeigh, il bombarolo di OK City

          • gap  Il 22 giugno 2012 alle 09:20

            La legge 194, che fu un compromesso tra le varie posizioni di allora che sono certamente da considerare comunque all’avanguardia rispetto alle posizioni attuali, espresse anche qui in questo blog, sempre più a destra, ha permesso alle donne di non farsi massacrare da mammane e da cucchiai d’oro. Tuttavia avrebbe dovuto prevedere l’obiezione di coscienza limitata a coloro che già praticavano la professione di medico ginecologo ed al massimo a coloro che già erano iscritti a medicina nel 1978. Ma non per coloro che avrebbero intrapreso la ” carriera” ginecologica successivamente. Non a caso ho usato carriera, perchè l’obiezione di coscienza viene nella maggior parte dei casi usata per il loro tornaconto professionale, più che per problemi “coscienziali”.  Chi non obietta, generalmente incontra molti più ostacoli nella vita professionale. Quindi, al contrario del servizio di leva, l’obiezione a questa legge dà privilegi, ingiusti, visto che lo si fa sulla pelle delle donne e contro una scelta democratica, per quanto dura, del popolo che ha riconfermato con un referendum la libera scelta di gravidanza voluta e consapevole.

            Il medico che non è d’accordo con la legge scelga un’altra specializzazione della medicina,  pediatria, per esempio.

             

             

          • Gianni  Il 22 giugno 2012 alle 09:24

            Iniezione letale, Marino, complimenti, quanti morti ancora dovrà fare questa storia? Diamo ragione allora ai pazzi che sparano ai medici, dicendo che è legittimo uccidere chi secondo loro è un omicida? Con tutta la forza e la serietà che qeusti temi richiedono e proprio per questo è giusto siano pubblici tutti i nomi di chi fa o non fa aborti, senza che a nessuno venga in mente di ledere il diritto della propria posizione a questi medici.

            PS: accusare i tea parties di queste cose è come accusare la sinistra radicale per le azioni delle BR. Brutta cosa.

          • michele  Il 22 giugno 2012 alle 09:58

            un tea party  new york non è ugual a una naloga iniziaiva nell’illinois o nel txas, in cittadine di campagna. Diversa anche la gente, mica è li per il tea

        • Marino  Il 22 giugno 2012 alle 09:19

          a parte che a Milano una bella colonna infame è nelle tradizioni locali :-) , uno avrà pure il diritto di sapere in quale ospedale può abortire… poi altro che libro nero, gli obiettori diventano primari, bella discriminazione

  • Qohelet  Il 21 giugno 2012 alle 10:58

    La mia provocazione era di ordine puramente speculativo. Si può ragionevolmente sindacare sulle convinzioni morali di ciascuno? Personalmente, anche se sono due circostanze molto differenti tra loro, sono favorevole al fatto che in certi casi ben determinati si possa chiedere di abortire o ricevere l’eutanasia (anche se mi fanno orrore entrambi, come a tutti, penso) e che lo Stato offra l’opportunità a chi è in condizioni disperate di potervi ricorrere. Tuttavia, l’obiezione di coscienza al servizio militare era punitiva fino al tempo in cui io avrei fatto quella scelta (più di 25 anni fa, poi mi hanno scartato, per fortuna) ma recentemente era diventata quasi una soluzione “di comodo”, ma nonostante questo ritengo fosse stata comunque una conquista di civiltà il fatto che un numero crescente di giovani scegliesse quella strada. Se la stessa cosa è avvenuta nel campo dell’aborto, non me ne stupisco affatto, anzi mi pare un segno di sensibilità elevata su certi temi (fatte salve le frodi e furberie che qualcuno ha descritto). Chiaro che bisogna garantire la sufficienza del servizio, ma purtroppo in questa campagna che è nata da qualche giorno in qua vedo risorgere il mai sopito anticlericalismo miope (forse è meglio dire presbite) della sinistra.

    • FaustoB  Il 21 giugno 2012 alle 12:40

      L’obiezione di coscienza al servizio militare (punita o privilegiata che fosse) esercitata da un cittadino non ledeva il diritto di alcun altro cittadino. L’obiezione di coscienza dei medici sull’aborto rischia di ledere, rendendolo impraticabile o difficilmente praticabile, il diritto di altri. I medici facciano quel che vogliono (nei limiti che la legge gli consente), ma lo Stato DEVE garantire non già la sufficienza (un diritto non può essere “sufficientemente” esigibile) ma la piena esigibilità del diritto all’aborto per chi vuole avvalersene (sempre nei limiti stabiliti dalla legge).

      Poi, altra questione, ci sono gli aspetti culturali, etc etc etc. Sui quali mi permetto di consigliare (sia per la specificità del caso aborto, sia più in generale sul concetto di obiezione di coscienza) il sito di Chiara lalli ( http://www.chiaralalli.com/2012/05/aborto-cosa-significa-obiezione-di.html ) e il suo libro “C’è chi dice no. Dalla leva all’aborto, come cambia l’obiezione di coscienza”. Le sue tesi si possono condivdere o meno ma, a me sembra, mette in chiaro i termini delle problematiche.

      • Qohelet  Il 21 giugno 2012 alle 12:46

        Ah sì? Perché la guerra, secondo te, non lede il diritto di qualcun altro? Chiediamolo ad afghani, irakeni, etc.

        • FaustoB  Il 21 giugno 2012 alle 13:05

          Cosa c’entrano gli obiettori di coscienza al servizio militare con la guerra? Caso mai è chi il militare lo fa che c’entra qualcosa e lede i diritti di afgani, irakeni, etc, Non certo chi si rifuta di farlo il militare.

          • Qohelet  Il 21 giugno 2012 alle 13:07

            Un po’ di elasticità mentale, suvvia.

          • FaustoB  Il 21 giugno 2012 alle 13:12

            Scusa ma non ci arrivo. Mi sembra che la questione sia se l’esercizio dell’obiezione di coscienza lede diritti altrui oppure no. Se e quando questo capita, essendo tuttavia l’obiezione consentita dallo stato alla pari quei diritti, spetta allo stesso stato garantire il pieno ripristino di quei diritti eventualmente lesi.

          • Qohelet  Il 21 giugno 2012 alle 13:17

            Non vorrei essere scambiato per un talebano ma, per esempio, io mi rifiuterei di praticare l’aborto (salvo i casi di cui sopra) perché contravviene ad un sistema di valori che io credo debba reggere la collettività o, per meglio direi, contravviene ad una visione naturalistica dell’esistenza.

          • FaustoB  Il 21 giugno 2012 alle 13:25

            A me non sembri affato un talebano. Se la legge ti consente di obiettare hai tutto il diritto di farlo e io non giudico la tua scelta. Pretendo però che lo stato garantisca l’aborto a quella donna che vorrebbe praticarlo e a cui tu ti fifiuti (legittimaente) di particarlo. Dal tuo post che ha originato questo nostro scambio di idee mi pareva che fossi d’accordo anche tu. Solo che tu avevi scritto che il diritto all’aborto deve essere sufficientemente garantito mentre io commentavo che deve essere pienamente garantito. E questo non è un dovere di questo o quel medico, ma dello stato.

          • Qohelet  Il 21 giugno 2012 alle 13:28

            Ma certo. È il caso citato nella rubrica di Augias su Repubblica di oggi. Ma il fatto di stilare la lista di proscrizione su quanti obiettori medici ci siano qua e là mi fa vomitare. Una volta garantito il servizio, del resto chi se ne fotte?

          • michele  Il 21 giugno 2012 alle 14:56

            Qolhelet, e si che hai un nome biblico, probabilmnte hai anche letto Le Mie notti con Qohelet, di padre Turoldo. A me nn sembra che si pubblichino liste di proscrizione dei medici obiettori, negli ospedali – conretamente – mi pare rischian di esser proscritti quelli che obiezione non la fanno. Come in Lombardia. Il che la dice lunga sul fatto che chiedere che lo Stato garantisca i serivizi previsti dalla legge non sia anticlericalismo, visto che quei servizi son spesso a rischio. C’è molto clericalismo in chi, invece, non sa coniugare la propria etica (quando c’è) con il rispetto dello Stato laico. Perchè tanta frenesia etica non si applica, ad esempio, all’evasione fiscale? Perchè il Vaticano non scomunica gli evasori, che procuran più lutti e disgrazie a questo paese di tante calamità? Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio, diceva Gesù: ma dateglielo a Cesare il suo, però. Se no, vada anche per l’obiezione fiscale, no? Se uno stato usa le risorse per costruir armi ed uccidere, perchè mai dovrei finanziarlo? Solo perchè, in quel campo, il Vaticano non mette becco altrettanto duramente che in quello dell’aborto? Anzi: fornisce i cappellani militari

          • Qohelet  Il 21 giugno 2012 alle 15:23

            Vedi che rispunta fuori l’anticlericalismo? Prescindiamo un momento dalla Chiesa, che è solo il tramite attraverso il quale si attua la presa d’atto della sacralità di un certo valore (e lasciando perdere le contraddizioni in seno ad essa). Detto questo, il sacro io posso anche decidere di sfidarlo o di demolirlo, ma me ne devo assumere le responsabilità e capire a cosa vado incontro (parlo dell’utente dell’aborto) e non far passare il messaggio che sia una scelta di libertà per la donna, o panzane simili. Non ho letto il libro di Turoldo, ma una delle tante illuminazioni in materia me l’ha data “Funny Games” di Haneke: una famiglia (e con essa lo spettatore) non si capacita della violenza che cade su di essa, quando poche scene prima si vede sul banco della cucina un trancio di carne animale che viene affettato amabilmente per preparare la cena. Se accetti che la violenza faccia parte della tua vita (l’aborto, la macellazione animale, l’eutanasia, la guerra, etc.) e non ne prevedi le conseguenze, puoi anche spremerti le meningi per mille anni ma non riuscirai mai a spiegarti come mai possa esistere anche l’evasione fiscale, o i politici che rubano, etc.).

          • michele  Il 22 giugno 2012 alle 09:23

            Non è anticlericalismo. E’, molto semplciemente, che alcuni temi riguardano certamente anche ala spiritualità, il rapproto con gli altri e con la loro vita. Ma le siritualità han tanti modi di esprimersi, e così anche crti temi si posson affrontare in tantimodi. le leggi son sempre mediazioni, in campi così compessi. Ma la persona deve poter decider di se stessa, una potenziale madre non è l’elemneto inerte di una catena produttiva, ma un individuo, una persna, innanzitutto, con le proprie ansie, apure, desideri, attese, Che si a le medicina, sotto dforma di istituzione, a metterci becco pià di tanto è un residuo della sua pretesa di controllare le vite, spesso in competizione con altri poteri, religiosi o statali. ci son tante ricerche e saggi  che spiegan questa storia, che è innanzitutto lotta per il controllo del corpo, delle anime, delle menti, e non dissertazione teoritecia sui massimi sistemi come a volte la si fa diventare. Il potere sui corpi fonda, quasi sempre,ogni altra forma di potere

          • Luigi Spagnolo  Il 22 giugno 2012 alle 09:45

            Ah beh dalla bistecca all’evasione fiscale è un attimo…
            Resta il fatto che l’aborto è un diritto che deve essere garantito, che piaccia o no agli illuminati difensori della Vita.
            E per garantirlo bisogna che ci sia un numero adeguato di medici ginecologi non obiettori in ciascun ospedale. Punto.

        • FaustoB  Il 21 giugno 2012 alle 13:09

          Aggiungo,  per evitare equivoci, che a suo tempo avevo fatto domanda di obiezione di coscienza al servizio militare ed ero già stato destinato agli allora venti mesi di servizio civile. Poi è nato il mio primo figlio e sono stato esonerato.

      • Francesco Cerisoli  Il 21 giugno 2012 alle 12:48

        Qohelet pensi male.

        Aborto e eutanasia fanno quasi sempre molto meno orrore di quello per cui li mettiamo in pratica. Se ragioni in bianco e nero, non ragioni

        • Qohelet  Il 21 giugno 2012 alle 12:59

          Ripeto: vallo a spiegare alle migliaia di irakeni e afhani morti sotto le bombe.

          • Francesco Cerisoli  Il 21 giugno 2012 alle 13:11

            Cosa c’entrano gli irakeni con l’eutanasia e l’aborto? Ah ok, per via dell’obiezione. Ma io non parlavo di quello. Tu hai detto che eutanasia e aborto sono un orrore, per tutti. Io ti dicevo che invece non e’cosi’: spesso, anzi quasi sempre eutanasia ed aborto, per come sono praticati in paesi eticamente rigorosi e maturi, servono ad evitare orrori molto piu’ grandi.

          • Qohelet  Il 21 giugno 2012 alle 13:25

            Parliamoci chiaro: l’aborto, come la guerra, hanno delle conseguenze devastanti e non accetto che se ne parli facendo passare il concetto che siano acqua fresca (con tutte le garanzie del bla bla bla etc.).

          • Qohelet  Il 21 giugno 2012 alle 13:26

            Psicologiche, volevo dire, nel caso dell’aborto.

          • Francesco Cerisoli  Il 21 giugno 2012 alle 15:38

            Certo anche l’amputazione di una gamba ha delle conseguenze psicologiche, oltre che fisiologiche, devastanti. Cio’ non toglie che se serve ad evitarne di peggiori, sia meglio lasciare libero il proprietario della stessa di farsela amputare, magari da un un sistema sanitario che gli consenta di farlo prima che la cancrena lo abbia roso fino al cervello.

            Se tu leggi tra le mie righe l’anticlericalismo ideologico, io invece leggo tra le tue righe chi intende per aborto solo quello che vuole fare una stronza egoista che la da ai quattro venti e poi pretende di non pagarne (?) le conseguenze.

            O come eutanasia come quella praticata da cupidi eredi che fanno fuori il vecchio demente per beccarsi la villa a Ladispoli.

          • Qohelet  Il 21 giugno 2012 alle 16:03

            Leggi male, allora, perché — eventualmente, in quel caso — gli stronzi sarebbero due. Nel caso dell’eutanasia, invece, il migliore esempio pubblico l’ho visto nella fine di papa Woytila, che ha esposto a tutti fino all’ultimo la sua decadenza ed è stato per questo tanto amato, e sono sicuro che non ha mai pensato, proprio per questo, di suicidarsi.

          • Francesco Cerisoli  Il 21 giugno 2012 alle 16:15

            Non meriti ulteriori risposte. Buona vita.

          • Qohelet  Il 21 giugno 2012 alle 16:19

            Salutami assoreta (lo so che la frase è politicamente scorretta, non credere, ma la uso nello stile in cui Cassano usa la parola “froci”, cosa che tu non avrai fatto a meno di condannare, immagino).

            p.s.: uno che augura “buona vita” non vorrei mai incontrarlo (come quelli che dicono “buona estate”).

          • Francesco Cerisoli  Il 21 giugno 2012 alle 17:08

            Certo come no. La tua, comunque.

        • michele  Il 21 giugno 2012 alle 16:56

          scusa qoholet, ma tu hai mai avuto l’occasione di stare accanto a un malato terminale negli ultimi mesi o settimane della sua vita? Cosa pensi o credi, che siccome riescono a protrarla i medici e le cure assicurino sempre una sopravvivenza dignitosa o sopportabile? Li conosci, penso, gli effetti collaterali delle cure chemioterapiche, ad esempio, che in molti casi ti allungan si la vità di qualche po’ (e a volte nemmeno) ma la rendon ancor più insopportabile? C’è, in questo casi, chi si afferra alla speranza anche di qualche ora di requie e chi invece invoca un compassionevole requiem. Glielo diciamo io e te, a loro, chi dei due ha ragione, ammesso ci sia una sola ragione?
          Hai mai provato a esser lì? Magari sì: le hai trovate le parole da dire? Io spesso no. Oppure glidiciamo che deve far come Gesu Cristo in croce, anche se non è cristiano, e star lì inchiodato fin che si “stacca” naturalmente? E pensi che tutti abbian la possibilità di fruire delle cure mirate, palliativi compresi, che ha un Papa? Suvvia: se qualcuno rinuncia ad esser “curato” perchà la cura non solo nn cura nulla (buona parte dei tumori) ma gli crea ulteriori problemi, non pensi che debba esser lui a decidere cosa sia meglio? Anche morfina a colazione, pranzo e cena, se serve a farlo star meno male? Oppure anche di chiuder gli occhi, per non dover soffrire più inutilmente, fisicamente e psicologicamente? Credo tu sappia cosa vuol dire soffrire e inoltre esser consapevoli che non c’è futuro, se nn di sofferenza? Guarda che l’elogio del dolore e della sofferenza in genere lo fa chi non lo prova, oppure chi – in qualche modo – sublima la sofferenza nel misticismo integrale. Ma nn so davero se sia una qualità, so solo che per alcuni è una scelta e per tanti un obbligo, indesiderato

          • Qohelet  Il 21 giugno 2012 alle 17:16

            Non sono certo a favore del cosiddetto accanimento terapeutico, ma neppure mi piace che l’eutanasia sia cosa tanto facile, la trovo disumana. Ripeto l’esempio di Woytila: non credo sia stato curato meglio di altri, ma l’insegnamento che la tanto vituperata Chiesa ha dato è che una persona può essere degna di considerazione, rispettata, amata, anche in quelle condizioni. Che la tecnologia non debba prolungare la sofferenza è cosa che penso anch’io, ma la tecnologia stessa è quella che permette l’aborto, la pillola del giorno dopo, la pillola anticoncezionale (vogliamo parlare degli effetti che può provocare un tale scombussolamento ormonale?).

          • FaustoB  Il 21 giugno 2012 alle 20:59

            Bene Qohelet, Woytila ha fatto la sua scelta che tu consideri molto nobile e addirittura di insegnamento. Bene, nulla da eccepire. Lui ha potuto fare la sua scelta da uomo libero. Posso fare la stessa cosa anch’io? Cioè: posso anch’io scegliere liberamente di me e del mio destino sulla base delle ie convinzioni morali, etiche e religiose oppure devo attenermi alle convinzioni morali, etiche e religiose tue e di Woytila? Io a te ti lascio libero di decidere e ti rispetto per quella che sarà la tua scelta. Sei disposto a fare tu lo stesso con me?

          • Qohelet  Il 22 giugno 2012 alle 07:07

            Certo. Ma lascerei anche la libertà di astenersi a chi, medico, non se la sentisse di compiere un’azione simile. Mi è venuta una figura retorica che forse rende l’idea: la libertà completa eutanasica equivarrebbe a togliere il limite di velocità sulle autostrade (come in Germania). Va tutto bene se la strada è diritta e libera, ma se stai percorrendo la Serravalle (ovvero in vecchiaia) non è male porre qualche limite, altrimenti si va tutti a sbattere. Bello, no?

          • michele  Il 22 giugno 2012 alle 09:28

            scusa qoholet, ma sei mai stato in un ospizo per lungo degenti, magari non auosufficienti, magari afflitti a malattie cronache o incurabili? Credi che molti di loro distinguan ancora cos’è vita o cos’è morte? E sian in grado – utti – di parrezzare la vita? La stessa considerazione credo valga davani a na interruzione di gravidanza: proyagonista è la donna, va ipetata la sua volontà, purchè – evidentemente – sai in grado di intendere volere. Ed è solo su questo aspetto che, eventualemente, vanrichieste garanzie: che la sua volontà sia liberamente espressa.

          • Qohelet  Il 22 giugno 2012 alle 10:15

            Faccio il volontario in ambulanza, e ne so qualcosa di gente in quelle condizioni (che è la fine che faremo tutti, bene o male). Ma mi spieghi perché la società (la famiglia, in questo caso) si prende cura dei neonati, che dal momento della nascita fino a due o tre anni di vita almeno necessitano di protezione totale, e la stessa cosa non dovrebbe avvenire per chi muore? (a meno che non sia lui a chiederlo, beninteso) Ma il fatto stesso che la società preveda quella “via di fuga” non fa che svilire il valore stesso della vita, secondo me.

          • michele  Il 22 giugno 2012 alle 21:36

            io credo che la società debba sempre prendersi cura di chi chiede di esser curato (cosa che spesso non fa…) e anche che chi chiede di esser curato abbia il diritto di concordare come (cosa che spesso non avviene, per tanti motivi)- In alcuni casi, questo atteggiamento di cura va inteso ancor di più nella sua pienezza, e non solo dal punto di vista farmacologico/biologico.  Questa pienezza, nonche il suo valore, è il paziente a doverci dire se occorre e basta. Quando non gli basta più, la cura dovrbbe consistere nel non fare del suo corpo un campo di battaglia, ma nell’assecondarne i desideri residui, per rispetto della sua umanità. Non credo che far questo equivalga ad uccidere…Non dovrebbe star all’uomo assecondar la natura, considerando ormai anche natura quella parte di utile e necessaria postorganicità che fa parte della nostra “natura”? Si tutela, nell’interruzione di gravidanza, il diritto alla cura meno di quello di chi “cura”? E no, non mi convince proprio

  • mafalda  Il 21 giugno 2012 alle 10:44

    Sul volo per Rio il Celeste ci rifletterà, ne sono certa. Avignone è troppo vicina, trasferiamo i Papa boys in Tasmania.

  • Marta  Il 21 giugno 2012 alle 10:42

    Ciao a tutti

    questa la proposta di Aied che mi sembra rispetti le sensibilità di tutti :

    http://www.aied.it/news/aied-e-ass-ne-coscioni-5-proposte-su-aborto-e-obiezione-di-coscienza/

    “Le proposte sono:

    • Creazione di un albo pubblico dei medici obiettori di coscienza;
    • Elaborazione di una legge quadro che definisca e regolamenti l’obiezione di coscienza;
    • Concorsi pubblici riservati a medici non obiettori per la gestione dei servizi di IVG;
    • Utilizzo dei medici “gettonati” per sopperire urgentemente alle carenze dei medici non obiettori;
    • Deroga al blocco dei turnover nelle Regioni dove i servizi di IVG sono scoperti.

    Garantire la piena applicazione della legge 194 senza ledere il diritto delle donne che decidono d’interrompere la gravidanza e quello dei medici che decidono di obiettare non è difficile: basta volerlo fare.”

  • tieffe23  Il 21 giugno 2012 alle 10:22

    Non ha senso, nel 2000, usare l’obiezione di coscienza per non applicare la legge 194 che è legge dello stato. Se l’obiezione poteva avere un senso quando la legge entrò in vigore (c’erano infatti medici che si erano specializzati in ginecologia non considerando la possibilità di dover praticare l’aborto, allora illegale), adesso non ha più alcun senso: sai che se vuoi fare ginecologia nei servizi pubblici devi rispettare la 194, se non hai intenzione di rispettarla, ti specializzi in altro. Di questo passo dovremo aspettarci che i medici testimoni di geova obiettino di fronte alle trafusioni. Perchè a loro non è consentito? Dove sarebbe la differenza con quello che è concesso ai medici obiettori?Tralasciamo poi quella ‘simpatica’ usanza, si dice molto praticata, di essere obiettori negli ospedali pubblici salvo poi diventare abortisti nelle cliniche private…

  • Simona  Il 21 giugno 2012 alle 10:14

    Finalmente qualcuno che parla di cose che sa. I ragazzi che obiettavano contro la leva pagavano di persona  andando in galera. I medici obiettori lo fanno solo per convenienza, altro che morale. Tanto al limite c’è lo studio privato…Obiezione fuorilegge e basta.

  • watchdogs  Il 21 giugno 2012 alle 10:10

    perché il servizio militare era obbligatorio mentre fare il ginecologo no

    perché i primi obiettori andavano in galera in quanto violavano una legge che ritenevano ingiusta, ed è questo il VERO concetto di obiezione di coscienza, violo una legge ingiusta e mi autodenuncio, se prevista dalla legge. per quanto mi risulta i ginecologi che non effettuano aborti non sono obiettori di coscienza in senso stretto.

    • watchdogs  Il 21 giugno 2012 alle 10:11

      errata corrige

      mi autodenuncio. se prevista dalla legge non è più obiezione di coscienza in senso stretto

  • roberto sala  Il 21 giugno 2012 alle 10:10

    si, ci terrei anch’io a conoscere la differenza.

  • Qohelet  Il 21 giugno 2012 alle 09:55

    Spiegamela, per favore.

  • Giovanna87  Il 21 giugno 2012 alle 09:53

    Se non vedi la differenza, non ci si può proprio fare nulla…

  • Qohelet  Il 21 giugno 2012 alle 09:51

    Mi chiedo perché, come sinistra, si sia sempre guardato con simpatia all’obiezione di coscienza riguardo al militare e si facciano tante storie per quella dei medici nei confronti dell’aborto. Strano, vero?

    • michele  Il 21 giugno 2012 alle 10:24

      perchè il militare che si dichiarava obiettore prima andava in carcere, e poi doveva far un servizio più lungo, in alternativa. Il medico, oltre a poter far in privato quel che dichiara di nn voler fare in pubblico, a volte percependo compensi cnsistenti, non va in galera e non perde un centesimo di euro. L’obiezione, insomma, lu iche dice di farla per difender la vita, la fa sulla  pelle altrui. Senza parlar del fatto che, stante il sistema colluso che vige in Lombardia, con l’obiezione fai pure carriera più facile. Io, a questi obiettori, nonr riconsocerei proprio nessun diiritto: se c’è una legge dello stato, la rispetti. E se non la rispetti, sei fuori dalla professione. Non è che un ferroviere si scelie le tratte e i treni e i paseggeri, enemmeno un insegnante si sceglie gli allievi. E se no paghi, in un modo o nell’altro, altro che obiezione. Dietro una minoranza convinta delle proprie ragioni etiche, si nascondon mestieranti e opportunisti. Facciamo almeno come per il militare: se facevi l’obiettore, nel migliore dei casi, ti toccava il sevizio civile, più lungo e non remunerato o remunerato ridicolmente. Bene:  questi medici lo facciano in Afghanistan, in Sudan, in Somalia, in Kenia  per qualche annetto, così vedremo chi obietta per convenienza e chi perchè convinto del cosidetto “valore assoluto della vita”.

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