Siamo partiti da una domanda, poi articolata e ulteriormente precisata.

Oggi attendiamo i risultati elettorali, che ci consegneranno un centrosinistra avanti più o meno dappertutto, perché Pdl e Lega franano e perché noi alle Comunali proponiamo l’offerta politica e amministrativa migliore. E oggi pomeriggio scopriremo che questo dato pagherà, esattamente come non aveva pagato nel 2007 (e nel 2009), le annate in cui l’effetto politico nazionale si era fatto sentire più pesantemente sul voto amministrativo, penalizzando anche quelli molto bravi.

Scopriremo la netta affermazione del M5S soprattutto nei medi centri del Nord, dove non a caso il leader (che però non è leader, già) del Movimento, Beppe Grillo, ha tenuto un comizio dietro l’altro. Contestualmente, registreremo un calo secco di affluenza, determinato – soprattutto, ma non interamente – dalla disaffezione degli elettori di centrodestra, dagli scandali della Lega e dall’impalpabilità del Pdl versione Alfano.

Quindi, ci troveremo a metà strada, come scrivevo ieri sera, tra Francia e Grecia. Con una partita da chiudere al secondo turno, come nelle coppe, tra due settimane. E con parecchio lavoro da fare, per tenere insieme proposta di governo, disaffezione dei cittadini e voto indignato e già parecchio organizzato.

Ecco perché mi pongo quella famosa domanda e chiedo a tutti di ragionare. Perché se poi dall’altra parte dovessero riprendere il bandolo della matassa, organizzarsi in chiave civica e in un assetto ideologico da Partito Popolare, con Casini alla regia, il Pdl rivisitato e Passera in attacco, potrebbero essere comunque guai per un centrosinistra che, vincendo a livello locale, sentirà ancora di più il peso della responsabilità del governo nazionale.

Un centrosinistra molto articolato (per usare un eufemismo) – con la foto di Vasto tanto denigrata che rimane comunque la nostra istantanea politica anche per il 2012 – che deve essere pronto a rilanciare: perché il 1993 o, se preferite, il 2006, sono ‘casi’ molto vicini a quello presente. Vincemmo tutto e poi perdemmo o pareggiammo le elezioni politiche dell’anno successivo.

Ora, le strade da scegliere sono sostanzialmente due: continuare così (magari con l’estremo tentativo di coinvolgere Casini e soci in un altro governissimo, questa volta post elettorale, come succederà in Grecia, grazie a una nuova legge elettorale pensata appositamente) o provare qualcosa di nuovo, che punti a modernizzare una proposta politica del campo progressista che non è ancora emersa con chiarezza.

Per qualcosa di nuovo, inoltre, per rimanere alla domanda da cui siamo partiti, non intendo che tutti si iscrivano in massa (e tout court) al Pd, andando alle riunioni tradizionali di cui avete scritto tutti o confermando la linea degli ultimi vent’anni.

Penso a un’invasione di campo, se proprio devo usare un’immagine da scudetto. Con strumenti e modalità diverse, in cui ci siano spazi di dibattito tra chi è del Pd e chi sta sulla soglia, tra chi vi milita da sempre (e comunque) e chi lo osserva con quello strano rapporto di cui una volta scrisse Catullo. Sì, quell’antico iscritto al Pd, dell’«odi et amo». Che il senso più importante è quello che emerge dalle parole successive, che corrispondono al sentimento di molti commentatori, se proprio proprio: «Forse mi chiedi come io faccia. Non lo so, ma sento che ciò accade, e ne sono tormentato».

In latino si dice excrucior. Ed è proprio la croce, in senso elettorale, che vorrei capire dove andrà a finire. Non questa volta, la prossima.

E anche su questo, vorrei sentire la vostra. Perché solo così riusciremo a capire, nel breve volgere di qualche settimana, che cosa sia meglio fare. E lo avremo almeno chiarito a noi stessi.

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