La spanding review

Mentre discutiamo della spending review e attendiamo con ansia il lavoro di Piero Giarda, potremmo occuparci della spanding review, ovvero dell’incredibile elenco di cose assurde (per non dire di peggio) che continuano ad accadere nella Pubblica Amministrazione dell’Italia in crisi e in recessione? Tipo questa, per citarne una soltanto?

Perché qui più che spendere, si spande. E siamo davvero sicuri che stiamo facendo il possibile, a tutti i livelli, per salvare il Paese. A me sembra più il modello tradizionale, tradizionalissimo del «si salvi chi può». Nonostante la retorica a fiumi sulla responsabilità e la credibilità da ritrovare, come sempre.

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Commenti

  • Pietro  Il 28 aprile 2012 alle 20:16

    Io vorrei capire chi dice bugie sulla RAI.
    B.dice che è in attivo e quindi non va cambiata.
    Io avevo sentito che è in bancarotta .
    Io leggo che si sta tagliando di brutta ( più RAITRE CHE la UNO..)
    Chi imbroglia??

  • Claudio  Il 28 aprile 2012 alle 17:51

    Il governo massonico non ha eliminato le Province , ha eliminato le elezioni, privando i cittadini della possibilità di scegliere i propri amministratori. Il ” doppio incarico ” viene imposto per legge, visto che le province verranno in pratica gestite dai comuni.

    Claudio

  • io leggo solo belpietro  Il 28 aprile 2012 alle 13:19

    è divertente vedere i comunisti che scoprono che la retorica con cui ci hanno accompagnato per due secoli su “i beni pubblici”, “investire nella cultura”, “il finanziamento pubblico per la democrazia e il pluralismo”, è roba buona per bambini di 5 anni non troppo svegli, e che la verità è la quotidiana rapina ai danni di chi produce perpretrata da una banda di inetti che vi muovevano come burattini contro chi vi manteneva nell’oro grazie all’ingegno e alla capacità di creare ricchezza.

    avete dovuto incominciare a pagare di tasca propria per accorgersene, cari i miei analfabeti.

    ma come? se non volete comprare un pianoforte vuol dire che voi comunisti siete contro la cultura! ahahahahahaah che bello! che gioia vedere i comunisti mangiare carrube mentre il vostro dio stato vi ruba anche l’aria a suon di tasse! che soddisfazione vedervi strabuzzare gli occhi mentre calcolate quanto dovete pagare per la patrimoniale sugli immobili che avete invocato per anni!

    a proposito, quanto vale adesso casa vostra? io non so più se la mia offerta di comprarla a 10.000 dollari sia ancora buona, mi sa che da oggi ve ne offro 5.000 e  domani potrei scendere ancora.

    comunismo fuori legge subito!

  • uqbal  Il 28 aprile 2012 alle 12:19

    Civati, vorrei riportare questi passaggi dal link (grassetti miei):

    “Perché le Province, e non soltanto quelle autonome, muovono somme importanti. Talvolta con serie ripercussioni finanziarie, come ha documentato una recente relazione della Corte dei conti sulla Provincia di Torino, il cui indebitamento nel 2013 raggiungerebbe 667 milioni. Nell’occasione, i giudici hanno stigmatizzato l’esistenza di un groviglio di partecipazioni. La Provincia di Torino ne ha 165. Una giungla infernale e costosissima, [...]”

    “Quando la scorsa estate il consiglio provinciale doveva decidere la riduzione delle poltrone, magicamente mancò il numero legale. Eppure dovrebbero saperlo: le società pubbliche spesso sono anche fonte di guai. Ricordate la Sogas che gestisce l’aeroporto di Reggio Calabria, i cui azionisti sono con il 67% la Provincia reggina e col 27% quella di Messina? In vent’anni ha accumulato perdite per 35,4 milioni in euro. Una voragine.”

    Vorrei far notare che con il referendum sull’acqua e sulle utilities pubbliche è stato dato un incentivo netto e plateale a questo sistema di gestione del potere e dell’economia. Forse più sul versante dei comuni che delle province, ma di fatto, quando si brandiva la spada del “bene pubblico”, ciò che si chiedeva, e si è ottentuto, era di avere più consigli di amministrazione affidati a politici e a traffichini specializzati nel creare gli obbrobri linkati proprio da te, Pippo.

  • stefano86  Il 28 aprile 2012 alle 10:46

    Il vero motivo per cui non vengono abolite le province, al di là dei proclami, sono le fondazioni bancarie: organismo economico di stampo medievale con il quale lo Stato e la politica mantengono stretto il controllo sulle banche italiane (per questo mi fa ridere chi si lamenta delle “bbbanche che controllano la politica”).

    La soluzione sarebbe sciogliere le fondazioni dopo aver venduto le loro quote di controllo delle banche. A quel punto le province si potrebbero eliminare in 2 giorni: di controllare le strade e le scuole superiori, non gliene frega nulla a nessuno…

    • michele  Il 29 aprile 2012 alle 09:30

      A dir la verità, l’incentivo più forte al disastro è stato dato dalle finte società privatizzate, nelle quali la componente pubblica è presente ma a volte nepure maggioritaria, seppur molto influente. Dire acquedotto pubblico, dovrebbe significare che ci deve esser un comparto dell’amministrazione che si occupa di acqua, della sua distribuzione e del suo uso,  fatto di dirigenti, impiegati e tecnici quanto basta (non quanto serve al clientelismo). E ci sono e son diffusi, questi comparti funzionanti tecnicamente ed amministrativamente. Non vuol dire, invece,  che devon proliferare società fuori controllo, dal punto di vista economico e gestionale (vedi costi, investimenti sprecati, stipendi dei dirigenti e degli amministratori elevati, consulenze a destra e a manca, disservizi o servizi essenziali assenti). Che è quel che invece è successo. La Repubblica di Venezia, che di acque se ne intendeva, aveva il magistrato delle acque (pare ce l’abbia ancora, ma ridimensionato nei ruoli), non la società privata pincopallo per l’acqua pubblica, e ce l’aveva perchè rilevante era il ruolo dell’acqua nella vita dei cittadini, come risorsa irrigua, come pesca, come via navigavibile. Idem il Po, oggi frazionato nel controllo da decine di attribuzioni locali  nazionali…. Quello dell’invadenza pubblica nelle controllate o quasi controllate, è la più gran palla che si possa invocare contro l’acqua o altri beni essenziali intesi come beni comuni. Perchè invece vero è che, da tema/problema di semplice corretta amministrazione, le società inventate per crear clientele si son tramutate – spesso anche giuridicamente, non sottovalutiamo questo aspetto – in una piovra i cui tentacoli non han niente da invidiare al clientelismo mafioso. Proprio perchè si son sottratte ai vincoli della giurisdizione imposti agli enti pubblici, molte volte. Che avevan i loro difetti, ma anche i loro meriti: ad esempio che a lavorare eran chiamati i dipendenti e non i ocnsulenti inutili.  ma strapagati amici degli amici. E se non eran all’altezza, quantomeno si provava ad aggiornarli professionalmente (maanche qui a Milano  ne ho conosciuti tanti all’altezza e costretti a non fare un cazzo, per far spazio a inetti nominati da TUTTI i partiti!). Assunto il postulato che privato è bello perchè c’è ipotetica concorrenza e ci son meno vincoli e laccioli, s’è dato vita a una miriade di soggetti che ci stan facendo rimpiangere quant’era bello il pubblico (persino il catasto di Teresa d’Austria), quando era gestito correttamente nell’interesse dei cittadini (si chiama etica pubblica). E ai cittadini restituiva servizi, non proponeva solo costi in salita, o  profitti privati facili costruiti sui disservizi. Qui bisognerebbe che prevalesse il “governo” dei tecnici, in queste società: non a Roma.

    • michele  Il 29 aprile 2012 alle 09:35

      Le fondazioni, di nomina bancario poliica, controllan le banche, in misura diversa. Ma le banche controllano i partiti, attraverso l’anticipo dei finanziamenti statali e, sorattutto prima che ci fossero gli attuali rimborsi, controllandone il debito. Ciò detto, spacciare le fondazioni per soggettti della sussidiarietà paragonabili alle Onlus, è come paragonar la Banda della Magliana a Emergency. Fa ridere, e anche  schifo: le Fondazioni sono fonte di potere e clientele infinite, un cancro civile in perenne metastasi.

  • cle.pil  Il 28 aprile 2012 alle 07:55

    Il problema dei politici che già governano è: e ora da cosa comincio, che qualsiasi cosa faccio rischio??? Con le norme esistenti nessuno è in regola, vedi http://affaritaliani.libero.it/roma/i-sindacati-scivolano-sul-palco-multe-al-cantiere-del-concertone-27042012.html

    
    							

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