La parola giusta è familismo

In attesa di vedere le misure del governo a favore dei giovani, dopo le numerose esternazioni dei suoi membri, volevo dire che ci sono alcune cose che si possono fare, senza tirare in ballo bamboccioni, litaliapeggiore, sfigati, fissati e mammoni e altre categorie dello spirito che hanno veramente stufato.

Perché il problema è culturale e politico. È un problema di sistema, e c’è un termine che riguarda tutti e che si chiama familismo. In cui ci sono le responsabilità dei figli, ma soprattutto ci sono le responsabilità dei genitori, della politica e della società.

Se si vuole rompere lo schema, dando nuove etichette, consiglierei:

- neonati: perché ci vuole la reintroduzione della tassa di successione (chissà perché nessuno ne parla);
- ammortizzati: perché il problema principale che distingue l’Italia dagli altri Paesi europei non è la presenza di lavoratori flessibili, ma la totale mancanza di sussidi e di garanzie, che devono essere certe soprattutto se il lavoro è incerto, come ripetiamo da secoli;
- unici: perché ci sono troppe forme contrattuali (46) e si deve razionalizzare il mercato del lavoro;
- mobili: perché bisogna abbassare le tasse a chi lavora e introdurre una nuova forma di tassazione degli immobili (intesi in senso lato);
- affittati: perché ci sono troppe case sfitte, e metterle sul mercato non sarebbe una cattiva idea;
- abilitati: perché ci vuole la riforma degli ordini professionali e il praticante deve essere tutelato una qualche modo e deve poter essere abilitato in un tempo breve e certo.

E potrei proseguire. Se vi va di approfondire, un anno fa, in tempi non sospetti, è uscito un piccolo libro, Il manifesto del partito dei giovani, in cui si analizzavano proposte e soluzioni, e si faceva anche un po’ di analisi dei termini adottati dalla politica italiana per parlare dei giovani. E delle giovani, che ci sarebbe da dire parecchio, in proposito.

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francesco scrive:

E’ difficile commentare le parole degli esponenti del governo sui giovani, da sfigati a mammoni con in mezzo lacrime.

Ma è davvero così incomprensibile che un giovane ambisca ad un posto fisso? Da chi mi viene la predica dal figlio di… o dalla signora prefetto che fino al 1993 s’è ne è stata vicino a casa per poi iniziare a occupori “posti” in qua e in là. Se la precarietà vuol dire fare il prefetto per x anni qui ed y anni di là, il commissario straordinario lì, il dirigente di là anche io voglio essere cancellario, scusate precario.

Oppure precario vuol dire avere un contratto di professore associato nell’università in cui, casualemnte insegnao la mia mamma e il mio papà con dei bei contrattini di professore di ruolo.

Oppure studente vuol dire vivere in appartamento comprato con i soldi di papà per potere studiare tranquillo e non essere un fuori sede che cambia casa ogni 2 anni?

Il fatto è egregi signori e egregio Civati, che da un governo di menti eccelse ci si sarebbe aspettato qualcos’altro, perchè quelle misure le avrei potuto mettere su anche io. Dai partiti mi sarei aspettato qualcos’altro, ad esempio mi sarei aspettato che per i lavoratori che avevano maturato il diritto di andare in pensione nel 2012 si fosse proposto:

-aboliamo la finestra di aprile

- vai in pensione a fine 2012

- riscuti la pensione tra un anno.

E’ triste tutto questo, mi sento inerme e sfiduciiato.

Vi racconto una chicca, nell’ultimo decreto semplificazioni c’era una norma che aboliva l’obbligo per le amministrazioni di pubblicare gli estratti dei bandi di gara su 2 quotidiani a tiratura nazionale e 2 a tiratura locale. Siccome notoriamente gli appaltatori consultano i giornali per vedere se cis ono gare di appalt cui partecipare, tale obbligo , prima stralciato, è stato magicamente reintrodotto. Un problema di lobby, no un esigenza di trasparenza….ma sapete come fanno gli imprenditori a conoscere il mercato degli appalti, consultano gratuitamente i bandi pubblicati dall’Unione Europea….

salute

Francesco, lavoratore a tempo indeterminato di 35 anni, laureato e anche un pò stufo

gigi scrive:

Avete parlato di reintrodurre la tassa di successione. Ebbene vi faccio un esempio pratico che probabilmente vi interessa: su 380.000 euro di immobili, in valori catastali, che fanno parte dell’asse ereditario, si pagano circa 6.200 euro. Fra imposta ipotecaria, catastale, di bollo, tassa ipotecaria e tributi speciali. In percentuale tale imposizione ammonta quasi al 2%. Non mi sembra poco. Anche perché poi arrivano le spese per la dichiarazione di successione (2.000 euro) le volture (altri 2.000 euro), il notaio 2.500 euro, le tasse per la divisione (3.000 euro).

Una delle pochissime volte che mi trovo a dover contraddire il mitico Ganon.

Ganon scrive:

su 380.000 euro di immobili, in valori catastali, che fanno parte dell’asse ereditario, si pagano circa 6.200 euro.
…Non mi sembra poco.

6200 su 380mila è meno del 2%, non mi pare tanto.

Personalmente quando e se erediterò (ovviamente spero il più tardi possibile) dovrò pagare tasse piuttosto consistenti, ma la cosa non mi scandalizza. Ovviamente discorso diverso per bolli e spese notarili (io i notai li sostituirei con impiegati comunali, vedi tu).

Poi si può discutere se il maggior gettito non vada impiegato magari per diminuire le aliquote irpef più basse, ma una tassa di successione esiste in quasi qualunque paese occidentale, non è un unicum italico.

Marino scrive:

essendoci passato, purtroppo, devo dire però che la tassa riesce ad essere troppo bassa (cioè non spinge, come dovrebbe, a liquidare parte dei patrimoni immobiliari) e contemporaneamente troppo alta da pagare se non hai liquidità. Vendere 380.000 € di immobili (magari non frazionabili) per pagare 6200 € di tasse sarebbe vessatorio. Eredito un appartamento in cui voglio vivere o che voglio affittare per reddito, lo devo vendere per poi ricomprarmene uno di poco più piccolo, sembra un gioco di bussolotti

Gianni scrive:

E’ vessatoria comunque perchè con la vita media fino a oltre 80 anni ora, i figli 50enni ereditano una casa che già abitnao o hannoa bitato, frequentano, curano, ristrutturano, spesso ci pagano le tasse relative. E tra l’altro se sono svegli già ce l’hanno intestata, e in tal caso non c’è problema.

Non siamo in un film americano in cui un tipo a Los Angeles eredita all’improvviso la casa da uno zio di New York che non conosceva praticamente neanche!

Non credo la sinistra voglia regalare di nuovo un argomento al centrodestra

gigi scrive:

Quoto Ganon:

Ovviamente discorso diverso per bolli e spese notarili (io i notai li sostituirei con impiegati comunali, vedi tu).

Poi si può discutere se il maggior gettito non vada impiegato magari per diminuire le aliquote irpef più basse, ma una tassa di successione esiste in quasi qualunque paese occidentale, non è un unicum italico.

Marino sottolineo che 380.000 euro dell’esempio sono valori catastali, quindi corrispondenti circa a 950.000/1.000.000 di euro di valori di mercato.

D’accordissimo con Gianni che tale tassazione sia vessatoria.

savepan scrive:
Personalmente quando e se erediterò (ovviamente spero il più tardi possibile) dovrò pagare tasse piuttosto consistenti, ma la cosa non mi scandalizza.
In verità scandalizza un pò me.
michele scrive:

i notai sono una pura sopravvivena feudale. Inutile, se non a garantire la metà almeno del marcio diffuso che sopravvive in Italia in termini di patti secretati tra indidivui, società, fondazioni, patrimoni. Il che spiega perchè sian inamovibili. Ho avuto la sfortuna di incrociarli due volte: nella prima, mi hanno accatastato l’appartamento del vicino, e il mio a lui. Nella seconda, hanno confuso la proprietà di un box. E si trattava di due tra i notai più famosi della città nella quale abito. Tutte le volte, ho dovuto rimetterci parecchio tempo e tensioni per rappezzare le loro cazzate. E pagare al posto loro. ma chi si fottano, sti brontosauri che campano a scrocco

michele scrive:

La cosa =simpatica= è che nessuno si =scandalizza= per il fatto che riceve una rendita, anche cospicua, alla formazione della quale nella gran parte dei casi non ha minimamente concorso. Se gli par oneroso, non è un gran problea:  rinunci all’reredità e dia il tutto in beneficenza. O almeno, poi, non rompa le palle per sostenere che è giusto procrastinare le pensioni di 5 o 6 anni di lavoratori che, almeno, qualche contributo l’han pagato,. E così via, in una gara a ridimensionare i diritti degli altri e a lagnarsi del maltrattamento dei propri. C’è una mucchia di gente che nn eredita nulla: dev’esser felice perchè non ci paga tasse vessatorie”? Personalmente sarei contento che quel che posseggo, e finirà in mano ad eredi, sia tassato anche più cospicuamente: è una fortuna grande o piccola che si ritrovano, non se la sono sudata.

Daniele scrive:

La parola giusta e’ mafia. Se un ladro reo confesso viene indagato e agli organismi inquirenti viene impedito di indagare (http://www.corriere.it/politica/12_febbraio_07/lusi-margherita-finanza_b03b2114-5187-11e1-bb26-b734ef1e73a5.shtml) tutto il resto e’ chiacchere.

L’unica secessione giusta e gia’ avvenuta e’ quella dei giovani da questa (zozza) politica, da questi vecchi corrotti, da questi partiti marci fino al midollo. Possono sfottere fino a quando non finiranno col culo per terra. Questi che chiamano i giovani sfigati e che si annoiano al posto fisso, e’ un po’ come Gheddafi che da’ dei terroristi ai giovani libici.

Spero per lui (e tutti gli altri politici attuali) che non finisca allo stesso modo.

Giaime scrive:

E di asili e di un sistema di welfare che sostenga le coppie che vogliono figli senza poter/dover affidare i bambini ai nonni non ne vogliamo parlare? E’ facile dire che si vuole il lavoro vicino casa. Certo, il lavoro vicino casa serve perché è l’unico modo per poter lavorare entrambi e contemporaneamente avere una famiglia.

Già che ci siamo ricordiamo che una sezione di scuola dell’Infanzia pubblica parificata costa meno della metà dell’analoga sezione pubblica statale.

R. Profumo scrive:

già che ci siamo ricordiamo che in una scuola parificata gli insegnanti sono precari, licenziati tutti gli anni a fine periodo scolastico, senza stipendio, o a carico del sussidio di disoccupazione per alcuni mesi, hanno stipendi ridotti, spesso integrati dalle amministrazioni pubbliche e un numero di bambini per insegnante variabile, di solito sfavorevole rispetto a quello delle scuole pubbliche.

ci mancava il liberismo sulla pelle dei precari delle materne!!! un nuovo fronte per il PD! Vuoi obbligarci tutti a cambiare partito?

Gianni scrive:

Motivo in più per fare il contratto unico, allora!

censor scrive:
“…l’attuale parabola del governo consolida progressivamente l’assetto dei propri presupposti (conflitti d’interessi vari), ma bisogna premurarsi con una nuova architettura capace di difendere il nocciolo degli interessi principali (res non parta labore, sed relicta), nonché garantirne l’evoluzione lineare. Sarà soprattutto necessario che le famiglie italiane continuino a preoccuparsi per i propri figli più che per la democrazia, inficiando sistematicamente di loro pugno quest’ultima. Questa cosa rimarrà opportunamente inconfessabile. La forza del “costume” e della tradizione deve essere preservata nell’accesso alle posizioni, riducendo “in culla” la mobilità dei più sventati per poi eventualmente acquisirli come migliori alleati. Bisogna far sì che i diritti fondamentali (casa, lavoro) dei cittadini siano irrinunciabili in quanto concentrati in lotti di proprietà famigliare. Non siano cioè astratti bensì tangibili, diffusi ma non condivisi, concessi e non strappati, difendibili perciò col solo voto moderato (di cerchio o di botte). Fondare cioè materialmente la repubblica sul voto e scambiarlo per “lavoro”. Ogni capitale va definito “risparmio”, a prescindere dall’origine dinastica. Tutto ciò è in uno stato più avanzato del nostro ufficiale. Bisognerà facilitare ancora una certa emigrazione appoggiata dalle famiglie e una immigrazione regolata dalla necessità industriale e previdenziale. Quello che gli anglosassoni chiamerebbero ‘familismo amorale’ è la valvola idonea a regolare la morale famigliare. Quandunque populus vult decipi, decipiatur”.
michele scrive:

siam sicuri che “quandunque” sia latino? mah….

giampaoloPR scrive:

L’atteggiamento del governo Monti nei confronti dei giovani è tutto in “Dotti medici e sapienti” di Bennato.

Basta riascoltarla.

linda scrive:

grande pippo.aggiungerei,amorale.

Giorgio scrive:

Perfettamente d’accordo, anche sull’omissione dell’aggettivo che in genere si associa alla parola “familismo”.

Aggiungerei un’etichetta.

Incoscienti: perché i lavoratori Italiani non sono assolutamente in grado di specificare e classificare le proprie competenze, né specifiche né generali. Si distinguono dagli altri solo attraverso due aggettivi: Sfortunati o Fortunati. Di conseguenza, cercano un lavoro curando e coltivando solo le relazioni che fortificano il familismo. Questo li porta ad abbandonare la cura delle proprie competenze e della propria formazione, ed anche qualora essa non è stata abbandonata, l’inconsapevolezza è talmente grande che sono disposti a sottomettere la propria competenza allo sfruttamento del primo che passa. È un problema d’atteggiamento mentale che è necessario modificare, altrimenti qualsiasi cambiamento di sistema sarà inutile.

Non saprei però come, magari togliendo il tappo in uscita dal mercato del lavoro? Quindi attraverso i famosissimi incentivi esterni. Penso sia questa la soluzione di Monti, ma non sono ancora in grado di stabilire se è davvero la scelta migliore.

Come si inverte questo meccanismo perverso per cui, coloro i quali, più di tutti, sono svantaggiati da questo sistema, sono i primi che lo alimentano?

il solito anonimo scrive:

tasse: prima di parlare di nuove tasse, è tempo di dire a quanto può aumentare la pressione fiscale e di dove vanno spesi. oppure pensiamo che possa aumentare all’infinito per continuare a pagare i giornali di partito e i rimborsi elettorali a lusi e ai partiti inesistenti?

successione: perché una persona deve pagare due volte le imposte su uno stesso bene? se tassi la successione devi tassare anche le donazioni.

casa: o si cambia la legge e si tutela la proprietà oppure le case restano sfitte perché il rischio per il proprietario è troppo alto. in inghilterra chi non paga viene buttato fuori in 2/3 giorni e il mercato delle locazioni è più florido che mai, puoi arrivare in aereoporto la mattina e metterti a cercare che in serata hai già le chiavi in mano.

professioni: vanno abolite dove non strettamente necessarie. io dico che possiamo abolire tutti gli ordini tranne quello di chi opera nella sanità e quello di chi deve fare calcoli statici.

silbi scrive:

Hai voglia a parlare di mobilità sociale e di lotta al familismo a un governo in cui ci sta Michel Martone

Ganon scrive:

Sono particolarmente favorevole alla reintroduzione della tassa di successione, con aliquote decisamente più alte rispetto a quelle preesistenti all’abolizione (era solo il 4%) e con valori di mercato per beni mobiliari e immobiliari.

Può essere un’ottima battaglia anche per il PD.

Mario Rizzato scrive:

Scusi la mia ignoranza ma mi può spiegare perché il Governo dice che per combattere la disoccupazione bisogna aumentare la “flessibilità in uscita” (vedi Art. 18) se la nostra vera piaga è la disoccupazione govanile (31%) ed i giovani sono già “flessibili”=precari?

Gianni scrive:

Di per sè il welfare familiare è più efficiente che quello statale, e magari ci fosse di più negli USA per dire.

Vanno abolite le distorsioni, per esempio va tassata la rendita di più, intesa come guadagno da rendita, e va ripristinata un po’ di severità e di mentalità (che però non si può stabilire per legge), per esempio un genitore non dovrebbe mai sopportare che il figlio se ne stia sul divano senza fare nulla e non cerchi neanche un lavoro. E va responsabilizzata la famiglia stessa ad esempio alzando le tasse universitarie sopra un certo reddito così la famiglia ci penserà due volte prima di assecondare il figlio fuori corso pagandogli gli studi in una facoltà farlocca ma si spera lo pungolerà.

Alcune misure sono irricevibili, come la successione, che è sempre stata vista come inutilmente punitiva e a maggior ragione con l’aumentare dell’età media, per cui un figlio si dovrebbe trovare a pagare per ereditare un bene che già de decenni gestisce e di cui gode. E del resto non fruttava quasi nulla, visto che si intestava tutto prima ai figli.

Alcune misure sarebbero poi controproducenti, come il reddito di cittadinanza, sarebbe una mancetta che molti “inattivi” si prenderebbero da aggiungere a quella di mamma e papà convincendoli ancora più a NON cercarsi un lavoro.

FranzPa scrive:

Completamente d’accordo su questo post, che si colloca su una linea di ragionamento ben presente anche in questo articolo di Polito di oggi sul Corriere dela Sera:

http://www.corriere.it/opinioni/12_febbraio_07/polito-tante-prediche-pochi-esempi_19759276-516b-11e1-bb26-b734ef1e73a5.shtml

Mi permetto solo di specificare che l’imposta di sucessione – abolita da Berlusconi – è stata giustamente ripristinata nel 2006 dal governo Prodi, per quanto con una franchigia di 1ml di euro per ogni parente coniuge o in linea retta che rende nulla l’entrata per molti patrimoni anche di significativa entità (es. 4ml di valore per moglie e tre figli); mentre la franchigia è solo di 100.000 euro nel caso di fratelli e sorelle (ed è nulla per gradi di parentela inferiori). Si può ovviamente discutere se la prima franchigia non sia eccessiva, ma è un fatto che l’imposta di successione esiste.

Per quanto riguarda gli afftti, a mio parere la scarsa disponibilità a mettere sul mercato gli appartamenti è motivata – al netto dei casi di affitto in nero – dalla preoccupazione di molti proprietari per l’effettiva esigibilità delle pigioni e per la possibilità di riavere il proprio bene in buoni condizioni a scadenze certe. Non è infatti altrimenti spiegabile che un proprietario tenga vuota un’abitazione rinunciando ad un affitto e dovendo comunque sostenere le spese consgeuenti (IMU, spese condominiali, spese di manutenzione). Forse sarebbe il caso per una volta di riflettere sulle tutele per i proprietari. Aggiungo, per chi non lo sapesse, che in Italia il proprietario di un immobili affittato con un contratto regolare è tenuto a versare le imposte sul reddito  anche qualora l’inquilino non versi le pigioni, e ciò fino a sentenza di sfratto pronunciata.

Mariella Rosati scrive:

Case,ci vogliono case  per chi si sposta da un posto all’altro.Per poter sopportare la spesa di un affitto a Milano, un giovane deve condividere la casa con altri sconosciuti, allora è meglio mammma a Palermo ed anche a Milano.

 

Pierangelo Rombi scrive:

Ottima e cazzuta risposta. Credo,che non si potrebbe argomentare meglio. Speriamo che ascoltino e che certe uscite alla Brunetta, i Prof ce li risparmino.

Marco Antoniotti scrive:

Basta che sia un “partito dei giovani” e non un “partito del giovanume” :)

Marco Antoniotti