Ottunde le menti migliori. #sischerza
Deputato o senatore:
On. LA MALFA Giorgio (Misto) 37 anni e 228 giorni
On. TASSONE Mario (UDC) 33 anni e 187 giorni
On. COLUCCI Francesco (PdL) 32 anni e 207 giorni
On. FINI Gianfranco (FLI) 28 anni e 205 giorni
On. CASINI Pier Ferdinando (UDC) 28 anni e 205 giorni



Commenti
tutta gente che sostiene il monotono Monti
preferiamo un mondo nel quale, almeno in parte, si possa scegliere. Facoltà oggii spesso limitata solo ad alcuni appartenenti agli stessi ceti sociali, che tale facoltà, oltretutto, in buona misura la ereditano ed esercitano dentro la stessa cerchia di professioni e attività. Cambiano posto ma nn cambiano lavoro, per dirla tutta. E gli incarichi li assommano, sovente. Parlar di queste cose, almeno in Italia, non è fuori luogo: purchè si sappia che è una discussione analoga a quella sul sesso degli angeli, così come il governo la pone. Faccia dei modelli di simulazione su scale concrete , (qui, non in altri paesi…) commisurandovi ovviamente le rsorse necessarie per sostenerli. Se vuol esser serio, ma nn vuole. Vuol solo sgombrare il campo da alcuni vincoli sostituendoli col nulla o quasi: e chi poi la flessibilità l’ha vissuta come la gran parte di quelli che l’han sperimentata sinora, cazzi suoi. Come comanda l’ortodossia liberista più stantia. Faccia un pò di numeri, Monti, invece di andar in tv a svalvolare: per quanti anni si prova, con quali risorse quantificate, quanti lavoratori o disoccupati si sposterebebro da un settore all’altro,con quale frequenza, quante riconversioni dovremmo affrontare ( di impresa ma anche di lavoratori, con la formazione), quanti sarebbero di fatto gli eslcusi, per quanto tempo iun sistema di questo tipo sistema reggerebbe economicamente più di altri, e chi lo dovrebbe pagare. ecc. ecc. Poi se ne parla, altro che prender o lasciare in un mese. Anche perchè non si vede perchè dal costo debba restar esclusa la fiscalità generale…
non sono d’accordo non necessariamente la flessibilità in entrata aumenta i posti di lavoro ma rischia di aumentare tramite la flessibilità in uscita i licenziamenti!
La monotonia del posto fisso riguarda i paria della società. I rampolli dei nuovi ministri politici, più che tecnici, il loro posto fisso lo hanno, per loro merito chiaramente. Ma la figlia della ministra Fornero Deaglio dove lavora? I figli di Monti? Precari o a posto fisso? E il viceministro Martone – che tanto avrebbe desiderato di essere precario a vita immagino – è a posto fisso per suo merito, per merito di famiglia o per merito di una fortunato concorso? Mah ..
Questo è benaltrismo e demagogia: anche in Finlandia, paradiso di equità, non credo proprio che il figlio del ministro del lavoro lavori in un fast-food!
Non deviamo dai contenuti.
No, vuole solo sottolineare che molto spesso chi parla a vanvera di certi argomenti ( precarieta’, ricerca del lavoro, mantenimento dello stesso ) non ne ha alcuna idea o esperienza in merito. E la sua predica diviene automaticamente fastidiosa, se non fuori luogo.
E’ troppo facile parlare di monotonia del posto fisso quando il proprio culo e’ bello al caldo, aldilda’ dei propri meriti personali.
Lorenzo, è un periodo che non ci pigliamo, ma sbaglio o sei costantemente sulla difensiva, ti attacchi ad ogni cavillo, etc etc, senza entrare nel merito del problema? Per me Monti potrebbe essere pure Mazinga o Zorro ma quello che conta come sempre in una persona sono i contenuti che propone e gli effetti che produrrebbero.
Il mondo è cambiato. I grandi sogni della generazione che ha fatto il 68, quella dei Boato che facevano l’esame di politica (a Trento) al prof. Monti, si sono tutti infranti, insieme alla realtà di tutti gli altri che si limitavano, usando la retorica tanto cara, a tenere gli occhi ben aperti ed a condurre dignitosamente la propria vita.
I giovani di oggi sono disillusi, addirittura i loro sogni sono mediocri, è stato rubato loro addirittura il sogno.
Mobbasta…
Come gia’ risposto piu’ sopra da Michele, ci sono ben determinate e specifiche categorie professionali e ceti sociali nel nostro Paese per i quali la ” precarieta’ ” non e’ un problema, potendo avvalersi di reti di protezione che sono normalmente precluse al resto del mondo.
Faccio realmente fatica a tenere in considerazione le loro proposte in termini di flessibilita’ e riforma del lavoro proprio perche’ non li riconosco come interlocutori credibili. Tanto valeva dar retta a Sacconi, a questo punto. Riconosco il problema, ci mancherebbe pure, ma ritengo piu’ credibile e meritevole di discussione una eventuale proposta “Filippini” rispetto a quelle presentate finora.
Che poi non è mica detto che un lavoro fisso (dove fisso è ovviamente inteso senza cambiare luogo/azienda di lavoro) debba essere per forza noiso.
Dipende dall’azienda dove lavori e dal lavoro che fai, dall’ambiente nel quale lavori, dalla possibilità di fare carriera, dalla voglia o capacità o possibilità di acquisire maggiore professionalità, dalla possibilità di fare esperienze diverse anche all’interno della stessa azienda, ecc.
In tutto il mondo chi decide è un privilegiato per definizione. Dove i ministri e i deputati sono ex operai e precari?
Quindi è un argomento demagogico. Nessuno potrebbe decidere nulla se applicassimo la regola dell’”esperienza in merito”
Tutto giusto Civati, ma piuttosto che osservazioni lessical-politically correct (“apartheid”) o facili parallelismi con i politici di lungo corso che non mollano, magari andare al punto della discussione e dire la tua opinione in materia sull’intervento di ieri di Monti?
Con Civati mi trovo in disaccordo frequentemente, qiu proprio no: ma non ti è venuto il dubbio, Gianni, che già metter quell’elenco valga più di un commento? E’ come dire: non si può più nemmeno trovar le parole per commentare! Si tratta di gente che, tutta, ha un posto fisso da quasi 40 anni (e altrettanti assommati che non risultano, si variabili, magari, ma mai in peggio o in meno). Che commento doveva aggiungere Pippo? Ciascuno lo legge da se da quelle righe. E la miglior dimostrazione che meglio sarebbe nn commentare nel merito vien proprio da quel che scrivono, qui, alcuni, te compreso. Sembri voler giustificare pure l’ingiustificbile: arrivi addirittura a dire che la flessibilità sarebbe tutelata per sei mesi, con i soldi di cassa integrazione e TFR. Bravo: ma, ad esempio, Marchionne sta utilizzando cassa integrazione pressoche totale da 2 anni e ha appena dichiarato, implicito ma chiaro, che arriverà a 4 (i modelli nuvoi usciranno nel 2014..). Se non volgiamo obbligare le aziende in reale riconversione a chiudere, almeno un anno di cassa integrazione glielo vogliamo dare? O si o no, ma se l risposta è si non ci si arriva con gli stessi soldi,; e se pè no, si lascian andar in falimento aziende che potevanesser ristrutturate. E il TFR di chi è? Sai quanti chiedono anticipazioni e prestiti, su quei fondi? Per aggiustar casa, saldar debiti, rifarsi magari i denti, non per comprar SUV. E, inoltre, 6 mesi non bastano certo, biologicamente, a Elisa nemmeno per metterlo al mondo suo figlio. Dopo di che, una volta licenziata, la maternità gliela copri tu? Che vuoi: son dettagli “demagogici”. Doveva star a scriverteli tutti Civati, se nn ci arrivi da solo?
No, la citazione di Civati, più che demagogica, perchè lo è, demagogica, è fuori argomento, sposta la discussione su qualcosa che non c’entra nulla ma proprio nulla.
Almeno tu entri in argomento, anche se non sono d’accordo. Non è vero che il TFR è esaurito dai prestiti, ma anzi viene utilizzato largamente dalle imprese. So bene che anche le imprese sarebbero scontentate dalla riforma Ichino, ma infatti io non voglio accontentare le aziende nè Marchionne che evidentemente trova comodo usare la CIG, ma sarebbe stato meglio avesse usato da una parte fondi propri, e dall’altra quei fondi CIG sarebbero dovuti essere dati direttamente agli operai come sussidio di disoccupazione, togliendoli man mano che qualche operaio avesse trovato un altro lavoro (cercandolo perchè la CIG congela il lavoratore che non si mette a cercare altro).
A parte i casi particolari secondo me un sistema come quello di Ichino può sostenere sussidi di 6 mesi, che epr alcuni possono essere pochi per altri tanti perchè per fortuna impegnandosi cercano lavoro prima, si può utilizzare i fondi in meno risparmiati da chi trova un nuovo lavoro dopo 3 mesi per aiutare categorie particolari che hanno bisogno di più di 6 mesi.
Ma io non ho dubbi che le assunzioni sarebbero favorite con uno schema del genere, e questo è l’unico punto veramente fondamentale.
certo che il TFR se lo cuccano anicipatamente soprattutto le imprese. E gli fa comodo: ma gli aniticipi sula liquidazione son parecchio diffsui anche tra id ipendenti (statali cmpresi) per far fornte a ogni tipo di nnecessità programmata o di emergenza. Io ribadisco, per esser chiaro, che non sono per niente contrario a uno spostamento degliammortizzatori dall’impresa al singolo lavoratore, perchè lo ritengo unsistema che genera minor rigidità (e non alludo solo al posto di lavoro, ma a tanti altri aspetti legati all’innovazione aziendale ecc.).. Fatte salve tre condizioni preliminari necessarie, come ho scritto altre volte.:
1. Che si riconosca cque un congroo periodo per le riconversioni/ristrutturazioni reali (un anno basta? a volte anche meno, altre no, se l’impresa da ristrutturare è di notevoli dimensioni e articolata)
2. Che gli aspetti di formazione dei lavoratori siano inseriti in una reale e possibile pratica di formazione degli adulti e ricorrente (perchè alcune trasformazioni s on prevedibili e richiedon formazione breve, altre no. E i livelli formativi generali in Italia son ancora terribilmente bassi). Oggi si fa formazione in modo che serve pressochè esclusivamente ai formatori (come reddito,s pesso da secondo lavoro) e agli enti di formazione, veri e propri motliplicatori di clientele. Il sistema va ripensato totalmente, e bene e in qulache modo riallacciato a criteri di produttività I primi fondi FSE eran condizionati all’effettivo reisnerimento dei lavoratori, poi questa clausola è sparita, praticamente sollevando le agenzie di formazione da qualsiasi rischio d’impresa e addossandolo del tutto ai lavoratori e a chi le frequenta. C’è una formazione mirata da legare alle riconversioni, spesso breve, e c’è una formazione più ad ampi spettro da collegare a propsettive generali: se togliamo del tutto rischio d’impresa a chi la fa , non c’è concorrenza, ma solo clientelismo e sperpero.
3. Che le risorse necessarie siano individuate e attinte alla fiscalità generale, perchè sarebbe il paese in generale a trar giovamento dalal riforma, e non questa o quella categoria di lavoratori. Insomma. basta con l’INPS pagatutto, com’è ora, perchè l’INPS sappiamo fin troppo bene da dove attinge: non dai furbetti di Cortina o dei Navigli o della Svizzera.
Con una disoccupazione giovanile al 33% credo che il governo e la politica si debbano preoccupare di creare posti di lavoro per chi proprio non ce l’ha invece che perder tempo ad offendere i “privilegiati” che ce l’hanno e lottano per mantenerlo. Ricordo inoltre a lor signori che il problema non è la flessibilità, ma il fatto che fra un contratto e l’altro si è costretti a rimanere a casa, senza una paga. Io pur di lavorare son più che disposta a cambiare ruolo, progetto, datore e tipologia di lavoro, ma nei 6 mesi che possono passare fra un contratto e l’altro chi mantiene me e il figlio che sto per mettere al mondo: Monti?
Guarda che la riforma del contratto unico prevede proprio una forma di sussidio, prendendo i fondi della cassa integrazione e del TFR, per il cambio di lavoro involontario (cioè licenziamento). Non siamo la Germania o la Danimarca, che arrivano a 2 anni di sussidio, e quindi sotto i 50 anni per ora 6 mesi penso possa essere un compromesso.
Qualche mese fà ho ricevuto una buona offerta di lavoro avrei guadagnato di più e sarei uscito dalla monotonia e sarei diventato padano
1- affitto non ho trovato niente a meno di 1.800 e non era gran che;
2 – iscrivere i figli a scuola si è presentata un ostacolo insormontabile, avrei dovuto lasciarli per più di un anno;
3 – la mia compagna avrebbe dovuto lasciare un piccolo e misero lavoro part-time;
Fatto un qualche conto, al netto dei disagi e tralasciando le spese per dover vivere un anno in due posti diversi, avrei perso 10.000 €.
MA STI TECNICI, ho letto le dichiarazioni di Passera di questa mattina, STARE ZITTI E PENSARE UN PÒ ….
Ma anche noi provare a osare un po’, almeno nei desideri.
La domanda è: preferiamo un mondo in cui tutti sono legati al proprio posto o uno in cui gli ostacoli che ci impediscono di cambiare sono stati sconfitti?
Al momento non abbiamo nessuno dei due e dobbiamo decidere per cosa lavorare, io tutto sommato preferirei il secondo, il primo non è solo noioso, ma nasconde trappole piuttosto tragiche (col passare degli anni non sempre si è capaci di fare le stesse cose). Se poi consideriamo che aumenta pure la ricchezza totale, magari riusciamo ad avere qualcosa per la cui spartizione lottare, quando facciamo la lotta di classe.
Certo che ora siamo condannati a lottare per il proprio posto fisso, ma il paradiso non è ottenerlo tutti, ma non esserne più dipendenti. Questo mi pare il senso del discorso e mi pare condivisibile.
In realtà hai fatto quello che ognuno deve fare, un calcolo costi-benefici, in temrini monetari, e di possibile crescita professionale, il tuo calcolo, che presuppone un trasferimento, non trascurabile particolare, porta a un No, ma è giusto ogni tanto farli questi calcoli. Nella mi azienda ogni anno decine di colleghi se ne vanno e cambiano lavoro, ed è un fatto normale, si fanno i loro calcoli e vanno. Io per esmepio penserò di farlo quando ci sarà un contratto unico che mi assicurerà di non finire in un contratto a progetto.
Porta a un no? “In realtà hai fatto quello che ognuno deve fare, un calcolo costi-benefici, in temrini monetari, e di possibile crescita professionale, il tuo calcolo, che presuppone un trasferimento, non trascurabile particolare, porta a un No (…).è un fatto normale”. E’ incredibile come siperorino i mutamente che sostengon li propri interessi cercando di trasformarli in ragioni di interesse generale! Che lavoro fai: il magazziiniere o l’impiegato contabile? E quanto sono quelli che fanno un lavoro analogo al tuo, in Italia? Gli altri non contano….
La riforma Ichino sarebbe l’ideale proprio per il magazziniere e l’impiegato contabile, perchè non sarebbero più costretti a ogni contratto ad essere assunti a progetto o con una scadenza definita, ma in modo permanente con ferie, malattia, e contributi.
forse, ma la flessibilità anche se ipoteticamente attenuata – sui lavori con meno contenuto professioanle portà povertà, nn ricchezza. Inoltre: io davvero non vedo questa difficoltà a licenziare per motivi economici: stan chiudendo intere fabbriche, i disoccupati aumentano a vista d’occhio. Nn mi pare sia li il problema, mi pare si amlto di più (ma anche molto più difficile) rispostare il peso degliinvestimenti delle imprese in finanza a investimenti in lavoro. Perchè nn se ne parla? O si crede che lunico modo per spostar questo pendolo, ormai fisso sulla fnanza, sia quello di render ancora più conveniente la precarietà, anche se allungata di un pò di tempo? Cerchiamo di riprender un pò di controllo sulla funzione di borse e banche, visto ch enn c’è proprio.
questa è un’altra cosa che non esclude per nulla una riforma del lavoro.
E si sa che i lavori a bassa specializzazione sono quelli che soffrono di più la crisi, ovunque, non esistono leggi che possano modificare questo dato di fatto, ma almeno con un contratto unico si elimina la schiavitù delle finte partite IVA o dei contratti a progetto. cioè per loro la flessibilità diminuisce, non aumenta perchè già ora il magazziniere che ha cominciato a lavorare negli ultimi 15 anni, è precario e flessibilissimo, fin troppo.
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[...] di triskel182 Sempre a proposito della monotonia del posto fisso , la segnalazione di Civati sul suo blog con l’elenco dei parlamentati da più tempo in Parlamento (via Openpolis): Deputato o [...]