Ce lo ricorda oggi Tito Boeri, su Repubblica.
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Commenti
Oggi su Repubblica c’era anche una lettera della Camusso che ora si ricorda che la sua prima preoccupazione è la precarietà.
Ma in quella lettera non dice una cosa concreta che sia una. Oggi la CGIL non ha nulla da dirmi, né speranze da offrirmi.
Ma come mai anche su un contributo stimolante, problematico e pieno di suggestioni su come funziona tutto il resto del mondo si finisce a parlare dell’articolo 18? Deve essere una malattia endemica.
Vorrei dirlo con chiarezza: l’articolo 18 non protegge più nessuno in questo paese. Non protegge i lavoratori “precari”, per definizione; non protegge la gran parte di quelli che stanno perdendo il lavoro, perché sono le imprese under 15 dipendenti quelle che stanno riducendo di più l’attività; non protegge neanche i lavoratori delle imprese più grandi, perchè se vogliono licenziare un lavoratore, basta che cancellino dall’organico la funzione che ricopre ed ecco trovata la giusta causa… Per non parlare di quelle che chiudono tutta la baracca e se ne vanno, perchè tanto i costi di chiusura sono tutti a carico dello Stato. O di quelle che tengono i lavoratori in Cassa Integrazione anche in presenza di domanda inevasa, perchè fanno più profitti a non produrre che a produrre.
La verità è che l’attuale sistema di “protezione” dei lavoratori, ammortizzatori sociali inclusi, è costoso e inefficiente. E che se si cambia, facendo ricadere sulle imprese i costi della distruzione di posti di lavoro, come avviene in tutto il resto d’Europa, dell’articolo 18 non ci sarà più bisogno; se non per quello per cui era stato pensato, e cioè per evitare discriminazioni di natura politica o sindacale.
Se è così inutile, quindi, togliamolo. Occam’s razor
(ai soli neossunti, ovvio)
Esatto, non serve a nulla l’art 18, se non a impedire assunzioni permanenti. WOW!
Non è coretto dire “togliamolo”, ma piuttosto “sostituiamolo con un sistema migliore di protezione delle persone”.
Mi pare una motivazione MOLTO SERIA E CONCRETA. Chi di denaro ne ha poco, è meglio ci stia ben attento, a difefrenza degli imprenditori , dei politici e dei tecnici che se lo son portato in Svizzera.
Mi sembra che la proposta Boeri ( assenza di reintegrazione nei primi tre anni in caso di licenziamento ingiustificato , con indennizzo economico crescente ) sia assai diversa da quella messa in campo dal governo, che, prevederebbe la fine della tutela dell’art. 18, per sempre e per tutti i nuovi assunti.
Contro una proposta simile, durante il governo Berlusconi 2001-2006, scesero in piazza 3 milioni di persone : cosa farà oggi il PD ? Accetterà di fare come Berlusconi o manderà a casa questo governo ( magari con l’auspicio di arrivare a governare senza i Passera e le Fornero della situazione, attuando proposte sensate come quella di Boeri ). ?
Claudio
Chissà, magari il PD scoprirà di essere cresciuto.
Sostiene Fassina “siete il 2%”
Fassina parlava di ichino, non di boeri. E visto com’è andata l’ultima assemblea nazionale (solo 10 giorni fa), mi sa tanto che numericamente non si era sbagliato di molto.
“L’ostinazione di alcuni sull’abolizione dell’articolo 18 continua a essere sorprendetemente sorprendente. Sostengono, i paladini dei licenziamenti facili, che tolto di mezzo quell’articolo dello Statuto dei lavoratori che – ricordiamolo – vieta i licenziamenti senza giusta causa e non i licenziamenti per crisi, le aziende italiane comincerebbero ad assumere, creare lavoro, dare spazio ai giovani penalizzati dai loro padri. La tesi, che come si sa stuzzica il ministro Fornero, piace tanto sia al Corriere della Sera (i fondi Alesina-Giavazzi sono una costante) e ormai anche a Repubblica che nell’occasione ha preso un’intervista di Luciano Lama a Scalfari e l’ha gettata come un sasso nel dibattito. Niente di male, almeno così le posizioni e le postazioni saranno chiare.
Ma vorremmo, sommessamente, porre una domandine facile facile: se fosse vero che l’articolo 18 impedisce di licenziare per quale motivo, di grazia, in cinque anni solo nell’industria abbiamo perso 700 mila posti di lavoro? Come li hanno cacciati tutti quei lavoratori?
Insomma, raccontare la favola che, tolto di mezzo l’articolo 18, gli imprenditori si accalcherebbero ad assumere e tutti nostri giovani (in gran parte disoccupati cronici) troverebbero per magia un posto vendicandosi di padri egoisti. è ormai diventato un piccolo grande imbroglio. E intanto in ogni angolo d’Italia i precari aspettano.”
tratto dall’unità on line di oggi.
Ottima la risposta di Camusso a Scalfari e ottima la proposta di Ferrero sul Fatto Quotidiano.
Certo che l’assenza momentanea di Berlusconi dalla scena mediatica, aiuta a far chiarezza, finalmente. Non ci sono più alibi per le posizioni liberiste (Monti come Thatcher?).
Scalfari è ignorante in economia e lo si può scusare, la Camusso ha un blocco psico-ideologico ed è anche un po’ disonensta, nel complesso questi fattori fanno dire tante stupidaggini insieme.
La perdita di 700 mial posti è anche (non solo ovvio) colpa dell’articolo 18 ovviamente perchè l’articolo 18 è uno dei motivi (non il solo ovvio) per la permanenza di micro-aziende che non si ingrandiscono e che sono così debolizzime in ricerca e competitività. E molti posti persi vengono da qui. Poi l’articolo 18 paradossalmente impedisce di licenziare magari 2 persone se una produzione ha una fase calante ( a meno di dichiarare crisi ai 4 venti), ma non il fallimento di una azienda, e quando un’azienda fallisce, magari proprio perchè nono ha potuto cambiare le proprie risorse umane come voleva (guarda caso anche per l’art 18), allora ovvio che non ci sono leggi che tengano.
Boeri è sempre piuttosto equilibrato, mi piace la sua idea dei risarcimenti invece dei reintegri nei primi anni, anche se 3 sono comunque troppi (meglio 18-24 mesi), sempre meglio di certe idee destrorse tipo il licenziamento libero a tempo indeterminato.
Buona anche l’idea del salario minimo, faccio notare che basterebbe imporre per legge che i CCNL valessero per tutte le aziende, non solo le associate a Confindustria. Di fatto si otterrebbe lo stesso risultato, si spazzerebbero via i dumping salariali anche interni al paese (per la Cina invece serve protezionismo a livello UE), e i sindacati non avrebbero nulla di cui lamentarsi.
Beh qualcosa i sindacati avrebbero da lamentarsi.
Con tutti i disoccupati che ci sarebbero non so quanti iscritti avrebbero e quanto potere di contrattazione per i famosi contratti tutti uguali. Naturalmente sia a Matera che a Milano, visto che tutti sanno che le condizioni economiche e occupazionali sono uguali.
Questi disoccupati poi potrebbero consolarsi comprando a prezzo doppio tutti i beni, visto che accontentando Bossi e Ganon metteremmo dei dazi sulla Cina. Del resto che ci frega, si sa che l’Italia non è orientata all’export no? E in ogni caso, la Cina e gli altri Paesi extra-UE sono buoni, mica si vendicherebbero mettendo dei dai a loro volta…
Altre stupidate prese da qualche giornaletto azzurro?
Incominci a essere noioso, sul web ci sono dei troll con più classe.
Ahahah, stupidaggini? Certo, i dazi sono esattamente quelo che ha in mente Bersani e tutta la sinistra no? Come ho fatto a non pensarci. Sono solo pochi Libbberal a essere contro. Infatti quando la Lega li propose furono tutti a sinistra a complimentarsi per l’intuizione da statista di Bossi.
I dazi ci sono già in svariati settori, di recente la UE li ha messi persino sulla ceramica col voto favorevole di quasi tutto l’europarlamento ( http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2011-09-16/dazi-frenano-ceramiche-cinesi-092621.shtml?uuid=AaPeCs4D ). E non più tardi di una settimana fa il NYT ha piazzato in prima pagina un articolo durissimo sulla Foxconn, quella che produce gli iphones. E il NYT è notoriamente filo-democratico.
Te l’ho detto, non sei neanche capace di fare il troll, almeno il solito anonimo fa un trolling più elaborato, tu invece proprio niente.
Io non ti insulto dandoti del troll solo perchè la penso diversamente da te (e più similmente di te con le recenti posizioni PD in Parlamento tra l’altro), quindi lascia stare anche tu.
Fammi capire, criticare la foxconn vuol dire essere a favore dei dazi? Magari sugli Iphone?
Gli europarlamentari del PD in europa hanno votato a favore di svariati provvedimenti sui dazi doganali, tra cui quelli sulla ceramica (che secondo me era l’ultimo settore da proteggere). E insieme a loro il PSE e tanti altri.
Impara dai troll più bravi, come il solito anonimo, loro non fanno ‘ste figure.
Vedi di piantarla.Non stiamo parlando della ceramica, e neanche delle arance ma di cose serie. Su cosa vorresti metterli i dazi?
Mette tanta carne al fuoco e non si capisce molto.
Apprezzo l’idea di avere contratti che non abbiano un termine, è proprio l’idea dei contratti “permanenti” che ci sono all’estero, senza art 18, senza un termine secco come i 3 anni che sono una barriera simile agli incentivi spagnoli ch euna volta finiti vedevano licenziamenti a raffica. Ma piuttosto con indennizzi che ovviamente sono più alti in proporzione al tempo di assunzione.
L’esempio sul reddito minimo che fa è una indennità per la lunga disoccupazione di un lavoratore “anziano” che non può ricollocarsi, è corretto.
Sarebbe distruttivo per un giovane, abbiamo già giovani pigri, che si laureano tardi (sì! è da sfigati laurearsi dopo i 28 anni snza particolari motivazioni e “il prof è stronz” non è una motivazione), con un reddito minimo il giovane che sta a casa con i genitori avrebbe un motivo in più per non cercare lavoro in modo massivo, crollerebbe ancora di più il già bassissimo tasso di occupazione giovanile. Cosa ipotizza Boeri per evitare questo probabilissimo effetto perverso?
Detto questo, capisco l’obiezione teorica sulla possibilità che con contratto Ichino e simili ci sarebbe più pericolo di aver elavoratori anzini disoccupati, ma prima di tutto avverrebbe tra molti anni perchè i contratti presenti rimangono intoccati, e poi ad oaggi il segmento di età con minore disoccupazione e occupazione crescente è stato proprio quello degli over 50 anni, quindi non mi sembra proprio IL problema.
Sono da sempre favorevole al reddito minimo garantito.
E più in generale con lo spostare le garanzie sull’individuo svincolandole dal rapporto con l’azienda. Questa forma di garanzia tra l’altro vige in quasi tutti i paesi europei, dove la flessibilità non diventa un dramma.
Uscire dal regime di cassa integrazione (limitato a chi già lavora) obbligherebbe anche molte aziende a darsi da fare per restare competitive sul mercato invece di scaricare la loro crisi aziendale sulla cassa integrazione. Strumento spesso abusato.
I sindacati dicono che non ci sono i soldi… Mi pare una motivazione sbrigativa.