Archivio mensile Archivio: maggio 2011

La Napoli arancione

Raccontata da Francesco Nicodemo, con la sua speranza di cambiamento.

Pisapippa

Sarà per via del nome, ma a me questa Italia piace di più di quella che avevamo conosciuto. Perché non siamo tutti uguali, no, non lo siamo.

Due palle di cristallo

Ce le ricorda Alessandro:

Un pensiero affettuoso per Massimo Cacciari («L’unica cosa certa è che Pisapia non può vincere», 15 novembre 2010) e un altro per Beppe Grillo («La Moratti ha già vinto perché la sinistra gli ha messo lì una persona di 60 anni che ha già perso», 4 maggio 2011).

Primarie e secondarie

Una sera, in tv, a Exit, è arrivato Gasparri e ci prendeva in giro perché facevamo le primarie (e le perdevamo, pure), mentre loro vincevano le secondarie.

Ecco che nel Pdl ora si discute di primarie, si avanzano ipotesi circa la loro regolamentazione, si propongono le primarie per legge (che hanno già chiesto alcuni parlamentari del Pd, per altro) e, soprattutto, si commenta la sconfitta alle secondarie.

Le cose cambiano.

Nella Milano di Pisapia hanno già cominciato a rubare gli slogan

Ma non è una novità. Ora è Vendola a parlare di «prossima fermata». E Concita, dal canto suo, dice che siamo oltre. Già.

Credo che questo voto non sia un voto contro ma un voto oltre Berlusconi. Oltre. Gli italiani sono più avanti delle classe politica che li rappresenta. Qualcuno dice: migliori. Senza pagelle, che non è oggi il giorno, una cosa è certa: gli italiani sono oltre.

Energia referendaria

Ecco, adesso, da bravi, ci si mette tutti a lavorare per i referendum, vero?

Perché c'è da cambiare il Paese, non dimentichiamolo. E abbiamo appena iniziato.

Modello Cassino

Visto che si parla più di Macerata (dove abbiamo candidato il vicepresidente Udc contro il presidente Pdl, per dire) che di Milano (non se ne rendono conto, no), vi consiglio di leggere quello che mi scrive Alessandro da Cassino:

«A sorpresa ha vinto il candidato sinistra-sinistra, con il 58% dei voti. Come De Magistris a Napoli ha fatto a meno del Pd, e come lui aveva collezionato molti più voti della coalizione che lo sosteneva al primo turno, pur distanziato di ben 20 punti dall'avversario del Pdl. Il Pd, che come ricorderai appoggiava la candidata centrista, non prenderà nessun seggio, a differenza della lista civica dei “Democratici” che senza il brand della casa madre si porta a casa 7 seggi e la maggioranza relativa del consiglio comunale. A Cassino, feudo della Dc e fino a poco fa del centro-destra, una persona credibile e, fino a prova contraria, onesta ha sovvertito il risultato dei partiti. Non sarebbe il caso di fare le primarie dovunque? So che sei d'accordo».

Il perfido Popolino, poi, ci ricorda il modello Vercelli, dove le cose sono andate così. Capita, però, forse, è il caso di evitare di spacciare per modelli quelli che non lo sono. Al massimo eccezioni.

Il vento profondo

Ora ne parlano tutti, di questo vento benedetto. Sono soddisfazioni.

Possiamo ripartire da noi, per una volta. Da questa voglia, di più, da questa urgenza di cambiamento. Di una nuova generazione di ventenni contro il ventennio che ci ha immiserito. Possiamo cercare di capire, prima di spiegare. Possiamo dare voce e profilo a tutta questa energia. Grazie. Di cuore.

La coalizione che ci piace di più

La descrive Stefano Menichini, oggi, su Europa.

Il giorno dopo

Popolino segnala i ghirigori che sono puntualmente arrivati. Qualcuno parla di tre punte, con Bersani, Casini-Fini e Di Pietro-Vendola. Come un anno fa, come se non fosse successo niente, come se non ci fosse, in campo, già la possibilità di costruire una grande alleanza politica.

Gli strateghi sono tornati, a pieno regime. Dopo avere perso mesi interi a discutere di queste cose, dopo avere snobbato i movimenti che attraversavano il Paese, confidano nelle elezioni ma anche nel governo tecnico, ed eventualmente in una grande alleanza.

Pensavamo ci lasciassero qualche ora di tregua e invece no. Eccoli qui. Dopo i brillanti esperimenti in Sicilia, e un voto che punisce duramente il Pd al Sud, interpretano anche il voto del Nord, senza avere nemmeno il tempo di analizzarlo.

Non avevano creduto nella vittoria alle amministrative, da mesi studiano un modo per evitare le primarie, da sempre sono convinti che tutto si risolva nel Palazzo.

Come scrivevo ieri, prima di conoscere i risultati, personalmente, mi farei ispirare dagli elettori, mi farei consigliare da loro e rispetterei il senso del loro voto e delle loro aspettative. Gli elettori, in tutta la penisola, hanno chiesto discontinuità e che si aspettano una proposta di governo comprensibile e forte. Come hanno fatto a Milano ma anche a Napoli.

Perché se non va bene il frontismo del 1993 (anche se allora il Pd non c'era e forse qualcuno finge di non ricordarsene), non va bene nemmeno il modello 2006 (che è anche più recente, come riferimento storico). E noi dovremmo semplicemente lavorare per fare tesoro di questo risultato, dandogli una dimensione di governo, non negarlo con le alchimie e con gli esperimenti già sperimentati con successo (sì, ciao).

Sono qui tutti a dire che è finito un ciclo, e però ci stanno dentro e sperano che duri ancora un po'.