La prima della classe (la classe non è acqua)

Siamo in aula. Si vota il progetto di legge sulla riforma degli Ato. Nel frattempo, proprio ora, a Palazzo Chigi, il governo sta discutendo la proroga dei termini della riforma, rinviando di un anno la data di scadenza. Però in Lombardia, la stessa maggioranza, non ci sente. Non le interessa aspettare la sentenza della Corte costituzionale a cui ha fatto ricorso la Regione Veneto (ancora una volta espressione della stessa maggioranza. Non vuole attendere i risultati del referendum chiesto da un milione e mezzo di cittadini, un quinto dei quali sono lombardi. Non vuole sapere nemmeno cosa deciderà il governo B. No, la Lombardia vuole andare avanti. Ed essere, per quanto riguarda la disciplina "privatizzazione dell'acqua", la prima della classe. Del resto, la classe non è acqua. Appunto.

In Lombardia sul settore idrico non se n'è mai azzeccata una. Modelli incostituzionali, superamento delle proprie competenze, forzature. Come questa volta.

Con il risultato che il settore idrico non è economicamente autonomo (da anni) e si continua ad inquinare, senza investire come si dovrebbe, anche se le norme nazionali ed europee obbligano a mettersi a posto e le sanzioni sono dietro l'angolo.

La retorica dell'acqua pubblica, comunque, stanca.

L'acqua è pubblica per definizione, è scritto ovunque. 
Non siamo la Bolivia o l'India che cedono senza controllo le sorgenti ai privati. Oppure il Far West dove chi prima arriva, meglio si accomoda e fa da padrone.

Il Servizio idrico integrato è cosa ben diversa dalle acque minerali. Dove i problemi sono altri. 

Uno spunto.
Oggi il settore idrico si paga in parte con la tariffa, in parte con trasferimenti diretti dai comuni alle società, con fondi comunali dove ci sono gestioni in economia, con l'utile di altri settori se l'azienda è multiutility (gas/rifiuti).

Se il servizio idrico fosse autonomo (come dice la legge dal 1994), i comuni avrebbero qualche soldo in più, risparmiato dal ripiano del debito, per interventi sociali, educativi e chi più ne ha più ne metta.
Aggiungiamo il ritorno in aumento dei posti di lavoro, ambiente, infrastrutturazione. 
Credo suggerisca a tutti che è ora di trovare una soluzione anche il Lombardia.
Senza forzature, che lascio volentieri alla maggioranza in Consiglio, ma con una seria partecipazione e condivisione a tutti i livelli.
E' un argomento troppo importante per essere trattato con improvvisazione ed ideologia, di qualsiasi colore sia.

Saluti.

Francesco

contro il comunismo h2o libertà di offerta e libertà di domanda di acqua subito!

io leggo solo belpietro e sallusti

per una regione che è spesso prima della classe delle figure di merda (di cui ricordo quella davanti alla comunità scientifica europea rispetto al limite minimo per l'interruzione terapeutica di gravidanza) non c'è da stupirsi
gambi, france