Le 10 risposte

Le dieci domande di Geoff Andrews. Dopo quelle a B, quelle all’opposizione. Il vostro affezionatissimo risponde e chiede a tutti di fare lo stesso: è utile per chiarire le nostre posizioni.

1) Quali sono i vostri principali valori politici al di là dell’antiberlusconismo?

Berlusconi è anticostituzionale e pericolosamente antipolitico, è lui l’"anti" della politica italiana. La nostra missione è immaginare una politica che si occupi del "dopo" (B-Day After?), come nell’altro schieramento sta facendo il presidente della Camera. La prima cosa da fare? Riscoprire la vocazione di un Paese che si è perduta, sotto i colpi di una videocrazia degli stracci. Capire ciò in cui siamo o possiamo essere forti e aggredire, una buona volta, i motivi di una debolezza strutturale che questo governo sta, in qualche modo, accompagnando e, in molti casi, premiando e incentivando. "Berlusconi a parte", i riferimenti e le priorità, per me, sono questi: una politica trasparente e misurata che punti sulla cittadinanza (in ogni senso) e che muova da una politica dei redditi e della mobilità sociale, un inderogabile ripensamento della spesa pubblica (in linea con il principio di responsabilità), il ritorno alle politiche industriali (scelte chiare e finanziamenti ‘leggibili’), una rottura dello schema corporativo, a tutti i livelli, il superamento del precariato con una razionalizzazione dei contratti di lavoro (alla Boeri, per esempio), una semplificazione del fisco, una politica per la nuova società che non stiamo costruendo (vedi alla voce immigrazione), l’ambiente come fatto politico, democratico e economico (soprattutto).

2) Perché quando avete avuto l’opportunità di governare non avete regolamentato il conflitto d’interessi?

Si tratta del più grande errore di tutti i tempi. Anche l’argomento spesso richiamato – Berlusconi era capo dell’opposizione – è fuori legge e debolissimo sul piano politico. Negli anni tra il 1996 e il 1998 si doveva fare. Credo che ormai i protagonisti di allora – che sono gli stessi di oggi – lo riconoscano tutti.

3) Che visione avete della società italiana del futuro e per quale tipo di giustizia sociale vi schierate?

Una giustizia che riconosca (!) e tuteli i diritti degli individui e però distributiva, che sappia tenere insieme bisogni e meriti. Le società più diseguali – e l’Italia di oggi lo è sempre di più – fanno vivere male anche coloro che sono più forti. La sfida è comune. Chi lo nega è un irresponsabile o, forse, non ha capito in che mondo ci troviamo a vivere.

4) Quale è la vostra visione della globalizzazione e come vedete l’Italiani in essa?

L’Italia è tramortita dalla globalizzazione. Reagisce come può, chiudendosi in un dibattito molto parziale e provinciale. Assumere la globalizzazione vorrebbe dire programmare meglio i flussi migratori e sostenere la nostra industria (in particolare) nella sfida della competizione internazionale, in cui scivoliamo di posizione ogni giorno. Due cose che mancano e su cui forse si potrebbe costruire l’identità della prossima classe di governo.

5) Come pensate di aumentare le possibilità a disposizione dei giovani e che risposta date alla lettera di Pierluigi Celli che invitava il figlio a lasciare l’Italia?

La retorica dei "cervelli in fuga" è un po’ stucchevole. Il mondo è grande e terribile e una delle sue poche qualità è di essere aperto. Chi vuole andare via, chi vuole studiare o lavorare altrove lo fa per mille motivi. La cosa bella sarebbe poter scrivere a un signore come Celli negli Usa o in Spagna o in India e dirgli: in Italia abbiamo molte cose da offrirti, per la crescita di tuo figlio e per la nostra. Anzi, ci vorrebbe un Paese che sapesse scrivergli direttamente, al giovane candidato, perché tutto questo paternalismo ci sta facendo molto male. 

6) Sarete in grado di apportare serie riforme alla classe politica in termini di numero dei parlamentari, immunità legali, costi della politica?

Certo. Metà parlamentari rispetto ai mille attuali "bastano e avanzano". Immunità non ne servono e i costi della politica possono essere abbattuti. Non si deve fare politica per lo status e per il denaro o, peggio, come ha detto un autorevole amico di Berlusconi, per non finire in carcere. Fare queste tre cose, sarebbe un messaggio potente. Rivoluzionario.

7) E’ possibile che l’inesistenza di un governo ombra comunichi agli elettori l’assenza di un governo alternativo e quindi la non presenza di un’opposizione ufficiale in Italia?

Il governo ombra è stato tentato con esiti a dir poco infausti. L’importante è non avere un’ombra di opposizione, come invece è capitato anche recentemente. Mi chiedo ancora perché non si sia fatta battaglia sullo scudo fiscale. O sul nucleare. O sui diritti delle persone. Come il nostro stesso elettorato ha più volte richiesto, perfettamente inascoltato.

8) Perché non c’è un reale interesse e capacità nell’usare i nuovi media?

Per una sottovalutazione ‘tecnica’ (si pensa che i nuovi media non siano abbastanza influenti) o forse perché si teme che siano troppo democratici. E liberi.

9) Se aveste un miliardo di euro di risorse extra, come le utilizzereste?

Di miliardi per le risorse extra se ne potrebbero avere a decine, se solo si riuscisse a far rispettare un nuovo patto fiscale nel Paese. Lo darei alla scuola, il primo miliardo, perché ora, nella politica italiana, la scuola è come se non ci fosse. 

10) Avete un Obama capace di sfidare Berlusconi in carisma e popolarità ma al tempo stesso di creare una visione un sogno per gli elettori che dovrebbero votarvi?

Per ora, l’Obama non c’è, e forse il problema non è solo l’Obama, ma avere un partito e un gruppo dirigente che sappia parlare agli italiani. Temo, tra l’altro, che se un Obama si manifestasse in Italia non sapremmo riconoscerlo. L’importante è che sia nella corrente giusta, in ogni caso…

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utente anonimo scrive:

Alcune osservazioni fatte, in particolare, sulla prima e sulla seconda domanda,possono essere condivise.Ma se, davvero,quello che scrivi diventasse la linea del PD,avremmo trovato identità e metodo.Sarebbe facile capire che cosa vuole il PD.
Chiedo: secondo te, c’è una qualche possibilità che tali sensate cose, vengano fatte proprie dai gruppi dirigenti?

utente anonimo scrive:

Faccio notare:

1) credo che per "valori" si intenda "uguaglianza", "libertà", "famiglia", ecc. (debitamente declinati). Su questo, a sinistra, è buio totale.

3) "giustizia sociale", c’è scritto. Non c’entra una mazza con la giustizia intesa come potere giudiziario, magistratura & C, Costituzione, ecc.
Il cenno a "meriti e bisogni", by the way, è il Craxi della conferenza programmatica di Rimini dell’82! Io naturalmente non sono affatto d’accordo – come non lo ero con Craxi, pur riconoscendolo come un gigante della politica - però è curioso che quegli indirizzi siano stati assunti da chi è ferocemente (pregiudizialmente?) anticraxiano:-)

4) al di là "l’italiani" che suona un po male, come divaolo si può rispondere prendendo in considerazione un oggetto – l’Italia – che da una lato " (a Nord) registra i più alti tassi di interconnessione fattiva con il mondo (a partire dall’export, eccellenza italiana concentrata per oltre il 70% tra Lombardia, Veneto, Emilia e Piemonte) e dall’altro (Mezzogiorno) i tassi più bassi? Boh.

Nota a margine. Caspita com’era più facile dire cose al contempo sensate, coerenti e concrete quando c’erano le ideologie!

daniele,milano

civati scrive:

Grande, Marco. Faccio la raccolta in un post dedicato.

utente anonimo scrive:

 Yo Pippo, da quanto non prendiamo un caffè insieme? Vista l’ultima disavventura la prossima volta andiamo a dritto…

Lo sapevo che avresti risposto alle domande…..ecco il mio contributo:
http://www.marcobani.it/blog/2010/02/10-domande-e-10-risposte-sul-partito-democratico-e-il-futuro-dellitalia/

Sarebbe interessante raccogliere tutte queste testimonianze da qualche parte..

ciao 
marco da Pisa


utente anonimo scrive:

Condivido in pieno le tue dieci risposte, sarebbe interessante conoscere le risposte, se mai le daranno, dell’attuale classe dirigente del nostro PD.
Per quanto mi riguarda vorrei aggiungere alcune cose:
1) La riforma delle pensioni attualmente in vigore sta producendo effetti devastanti per i rendimenti pensionistici di chi è entrato nel mondo del lavoro dopo il 1993.
4) La globalizzazione è un problema mondiale, comunque affrontato male a livello internazionale, a mio giudizio i governi dei paesi industrializzati dovrebbero, prima che sia troppo tardi, far impegnare i paesi in via di sviluppo su temi come ambiente, libertà civili, sfruttamento del lavoro minorile, prima di permettere alle loro industrie di delocalizzare la produzione.
8) Confermo la nomenklatura ha paura e diffida delle nuove tecniche di comunicazione perchè sono difficilmente controllabili.
9) Si penso anch’io che si potrebbero fare tante cose se ci fosse una lotta efficace all’evasione sociale, questo è un tema che il PD deve fare proprio,
riportando l’evasione fiscale a livelli decenti si potrebbero dare tanti servizi ai cittadini e nel contempo si potrebbe abbassare la pressione fiscale e nel medio termine ovviamente il debito pubblico.
Vorrei aggiungere che chi governa ha il dovere di sostenere le aziende e l’economia del paese, ma deve anche dare regole di comportamento etico
e per chi non le rispetta ci devono essere pene severe in attesa che maturi con il tempo una nuova mentalità sociale.
10) Forse un Obama non ci serve, quello che ci serve è una nuova classe dirigente del PD, gente come Te, Debora, e tanti altri giovani dirigenti che a mio giudizio viene data poca visibilità.
Un caro saluto Remo Vassallo
Non ho un sito, sono su FB tra i tuoi amici

civati scrive:

Non capisco perché non vi firmiate. Davvero.
La prima risposta è stata diversamente articolata e spero ne teniate conto.
Lo schema bipolare lo davo per scontato.
Le scelte nel dettaglio le darò quando scrivo un altro programma per una mozione congressuale o un manifesto politico per il prossimo governo.
Anche se non vi firmate, potete almeno leggere i commenti alle critiche precedenti, così evito di scrivere ancora perché non ho inteso specificare ulteriormente, ad esempio, la risposta sul conflitto d’interessi? Grazie per la gentilezza.

utente anonimo scrive:

1. non vedo bene i valori, ma forse ci vedo male.

2. non rispondi alla domanda: perché non è stata fatta? io penso perché a quella classe dirigente fa paura perché non in italia c’è solo il conflitto d’interesse di b.

3. risposta elusiva.

4. come pensi di sostenere la nostra industria? ci sono mille strade, indicane una altrimenti non si capisce.

5. bella risposta, chiara e netta.

6. bisogna indicare i tempi in modo da poterla verificare ad esempio "se andiamo al governo dopo 1 anno sarà approvata la riforma che prevede la metà dei parlamentari".

7. sono d’accordo

8. d’accordo anche qui

9. troppo generico: lo spenderesti per fare che? aumentare gli stipendi agli insegnanti? edilizia scolastica? aumentare il numero degli insegnanti? creazione di campus? libri gratuiti?

10. d’accordo

utente anonimo scrive:

 Condivido, condivido, condivido! Ma quando avremo un PD così esplicito e non ambiguo? C’è bisogno, tanto bisogno, dei SI e dei NO chiari di Marino…A proposito del miliardo per la scuola: d’accordissimo, ma con un Ministro ed un suo staff che abbiano un’idea concreta di cosa farne. Perché sulla scuola non si sente una vera proposta da parte del PD, a parte l’opposizione a Gelmini/Tremonti.  Mica la scuola andava bene prima di loro.  L’hanno solo aiutata a tracollare!
Margherita

utente anonimo scrive:

Caro Pippo, al di là del merito di ciascuna risposta (alcune le condivido, altre meno), manca, secondo me, la visione di insieme di un sistema politico rinnovato dal quale possono discendere le risposte "giuste". Intendo dire che le domande sono fatte partendo da una cultura "maggioritaria" e "bipolare". Solo in questo contesto, infatti, ha senso, per esempio, la domanda sul governo ombra, che è forte strumento di opposizione in un sistema politico veramente bipolare, mentre non lo può essere in un constesto proporzionalistico, come quello in cui siamo immersi. Trovo che le tue risposte siano  tutte dentro questo contesto, appunto, "proporzionalistico", e che manchino del respiro che può venire solo da una cultura politica profondamente rinnovata. Senza proporsi di cambiare profondamente questa cultura politica, e, conseguentemente, il sistema elettorale ed istituzionale (non è solo quindi questione di riduzione del numero di parlamentari o di altri aggiustamenti), i mali della politica italiana rimarranno, nonostante qualche eventuale lifting (come si è visto benissimo col fallimento dei governi di centro-sinistra).

utente anonimo scrive:

Caro Pippo
intanto bravo che ti sei preso la briga di rispondere.
Non tutte le tue risposte mi hanno dato piena soddisfazione, devo dire.

1) Sulla prima risposta sono d’accordo sulle critiche già fatte.

2) Leggere che la classe dirigente che ha fatto quell’errore è ancora tutta lì mi fa accapponare la pelle. E credo che tu sappia benissimo che questo è uno dei problemi maggiori.

3) e 4) Forse non c’era spazio per risposte più articolate, ma tutto sommato quel che vi si chiede non è di proclamare che serve più giustizia sociale (e grazie tante!), ma COME. E’ un problema mica da poco, lo so. Parte di questo problema è che una maggiore giustizia sociale vorrebbe dire rompere un sistema ingessato fatto di rendite di posizione. Il PD ha il coraggio di rompere questo schema? Avrebbe il coraggio di dirlo ai sindacati -e te lo dice un dipendente pubblico…?

5) la retorica dei "cervelli in fuga" sarà pure stucchevole, ma il problema rimane. Che la gente vada all’estero è cosa buona e giusta, che le sia impossibile tornare (perchè in Italia tutto è bloccato, opaco ed inefficiente) è un problema serissimo. La tua risposta accenna in questa direzione ma nn dice molto.

6) Bon, lo dicono tutti. Farlo dire ad una classe dirigente credibile è il vero quisquibus. Anche indicare passo passo come fare sarebbe un’idea (anche per non spaventare i lavoratori pubblici, nelle Province, ad es.)

7) Il governo ombra di Veltroni non ha funzionato perchè i ministri ombra altro non erano che portavoce che continuavano a ripetere inanemente cose dette e stradette. Se l’opposizione sapesse indicare la squadra di governo PRIMA delle elezioni sarebbe una gran cosa. Ma Cencelli ancora impera e quindi nisba.

9) Bravo.

Il peso mediatico del PDL e l’inanità dell’opposizione fatta fino ad oggi costringono te e il PD ad un supplemento di chiarezza, ad uno sforzo enorme di comunicazione e di idee. Non basta dire "Un’altra Italia", bisogna far capire che sapreste "cantierizzarla" in qualsiasi momento, dando proposte su proposte, dati su dati. Quel che porti avanti sull’Economia Verde è un esempio di come si deve fare. Fioroni, per la scuola, è un esempio di come non si deve: poca competenza, tanti proclami, nessuna idea concreta.

Scusa la lungaggine

Francesco Rocchi

Raffoblog scrive:

Pippo, anche se non erano state formulate domande specifiche avrei cercato di parlare di come risolvere le quastioni legate alla criminalità organizzata e ai morti sul lavoro quali ulteriori elementi sui quali fondare la rivoluzione culturale nel nostro Paese…
Per il resto…meglio 10 risposte come queste di un programma di 200 e non so quante pagine..

utente anonimo scrive:

Il futuro dell’italia parte dal un rinnovamento della sinistra, eccolo qui spiegato.
http://democraticallyspeaking.wordpress.com/2010/02/13/892/

utente anonimo scrive:

Risposta alla domada 1:

" I nostri valori sono stati scalfiti , i nostri difetti si sono accentuati . In questi anni abbiam fatto di tutto per vincere contro il Berlusconismo e quasi niente per eliminarlo da noi stessi. Combattere il Berlusconismo e starne così vicino alla fine ci ha contaminati e probabilmente affascinati. Nessuno è riuscito concretamente a invertire la rotta . Abbiam portato dentro di "noi" o alla nostra tavola i Mastella e la Bindi ,senza credere in persone che potessero avere una marcia in piu’ e fossero radicali , i giovani. Ora é difficile andare al di là dell’ antiberlusconismo, perchè è come uccidere un pò noi stessi. Per togliere Belusconi dobbiam togliere Dalema , Veltroni , Penati e un lungo elenco che si chiamerebbe " scioglimento". Facciamo campagne elettorali Berlusconiane , discorsi Berlusconiani , affari Berlusconiani, politiche Berlusconiane. La nostra diversità era prima la forza attrattiva delle diversità . Vivevamo di diversità , le tutelavamo nella società e le inseriamo nel nostro dna con le giuste cautele.
Ora non siamo piu’ gay , non siamo piu’ neri , non siamo piu’ operai, non siamo piu’ arrabbiati , non siamo piu’ moderni …siamo " televisivi" . E in  televisione vincerà sempre il berlusconismo. Noi dovremmo non andarci piu’, dovremmo stare nei teatri , nei cinema , nei libri , in internet , nella scuola,e  nelle società di capitali che hanno interesse al cambiamento. Dobbiamo sperare che i Berlusconiani di maggioranza e opposizione implodano in loro stessi o forse non è piu’ giusto provare a combattere li uni e gli altri ?

S. Sesto San Giovanni

utente anonimo scrive:

Caro Pippo,

anche nella graziosa risposta che hai inteso postarmi ci sono troppi "se".
Ad un "perchè ?", dovresti ben saperlo, non si risponde con un "se…"

E non dirmi che non è cronaca, potresti offendere la mia intelligenza che, seppur limitata, va comunque rispettata. Per favore.

Prendi, ad esempio, la tua risposta al punto 2). Non ti sembra solo e semplicemente una breve nota storica, una tua opinione, tutto, insomma, meno che una risposta alla domanda? E questo vale anche per altre domande.

A me pare così. E non credo di sbagliarmi.

Grazie per l’attenzione.

Cassandro.

civati scrive:

Per chiarezza di tutti, ho ‘dettagliato’ e aggiunto, alla prima domanda:

"Berlusconi a parte", i riferimenti e le priorità, per me, sono questi: una politica trasparente e misurata che punti sulla cittadinanza (in ogni senso) e che muova da una politica dei redditi e della mobilità sociale, un inderogabile ripensamento della spesa pubblica (in linea con il principio di responsabilità), il ritorno alle politiche industriali (scelte chiare e finanziamenti ‘leggibili’), una rottura dello schema corporativo, a tutti i livelli, il superamento del precariato con una razionalizzazione dei contratti di lavoro (alla Boeri, per esempio), una semplificazione del fisco, una politica per la nuova società che non stiamo costruendo (vedi alla voce immigrazione), l’ambiente come fatto politico, democratico e economico (soprattutto).

civati scrive:

Intanto, ce n’è una. E non credo che, se il dibattito fosse vero, alto e concreto, sarebbero così diverse tra loro…

utente anonimo scrive:

Il guaio è che ci potrebbe essere una undicesima domanda: perché è scontato che alle dieci domande qui sopra ci saranno duecento risposte diverse dall’opposizione?

civati scrive:

Caro Cassandro,
ma quale cronaca, dai! Se il Pd fosse schierato per una giustizia sociale, la difesa della Costituzione, il rispetto dei diritti e degli stili di vita, l’opposizione ferma sullo scudo fiscale e altre nefandezze, riducesse i costi della politica, desse spazio ad un vero ricambio (culturale, non tout court generazionale), combattesse per rendere la società più uguale, ragionasse in termini di spazio politico comune, non sarebbe un fatto di cronaca, sarebbe una mezza rivoluzione politica.

Caro pgc,
nella prima risposta, volevo intendere questo: tornare alla Costituzione e a un sistema di regole condivise (come fa Obama e ha sempre fatto Zapatero). Se dico che voglio immaginare una politica senza B, intendo proprio che dobbiamo costruire una nostra proposta, che si misuri ora con B, ma poi sappia parlare al Paese dei prossimi quindici anni. E che faccia saltare lo schema ‘tele-politico’ in cui siamo immersi. Tutti. Se dico che si deve intervenire sui mali oscuri del Paese, intendo proprio le cose che tu hai indicato. Nelle risposte più sotto, parlo di nuovo patto fiscale, di distribuzione dei redditi e delle opportunità, attraverso una profonda riforma del sistema politico. Se questi non sono valori… E sul paternalismo di Celli, beh, sono stato fin troppo buono.

Caro Andrea,
grazie per la stima, che ricambio. Ti chiedo un supplemento di attenzione, però. Alle domande che – dici – ho trascurato, ho risposto nel corso dell’"intervista", al punto 3 (giustizia sociale, non solo giustizia giustizia, come commenti tu), sulla ricerca ho scritto che vorrei un Paese capace di attrarre cervelli, rivolgendosi direttamente ai giovani di tutta Europa e di tutto il mondo. Sulla politica, ho detto cose inequivocabili. Sulla globalizzazione, vorrei un Paese coraggioso, conscio dei suoi limiti e però capace di mettere in gioco le proprie qualità.

utente anonimo scrive:

Caro Giuseppe,

mi ritrovo in alcune tue risposte, in particolare in quella sui cervelli in fuga e in quelle piu’ tecniche e meno generiche. 

Non mi ritrovo nella prima che secondo me e’ frutto della motivazione dietro alla domanda. Prova a chiederti che cosa succederebbe l’indomani di una defenestrazione di SB. Naturalmente dal punto di vista morale sarebbe gia’ una svolta (soprattutto se questo significasse che si e’ formata una maggioranza a lui contraria) ma temo che con *questo* centrosinistra non cambierebbe granche’. Certamente ci sarebbero meno soprusi, ma il paese continuerebbe a soffrire dei suoi mali endemici, delle sue difficolta’, del suo grave stato di crisi, soprattutto al Sud. La scuola e la ricerca continuerebbero a soffrire (come hanno sofferto durante il governo Prodi), la sicurezza sul lavoro, la situazione degli immigrati, i problemi della legalita’, della lentezza e della inaffidabilita’ della giustizia, il deficit di bilancio, rimarrebbero li immobili a ostacolare la ripresa. 

La domanda numero uno chiede: si puo’ essere antiberlusconiani anche se di destra (e infatti se ne trovano alcuni in giro per blog e forum, pensa a Montanelli), ma cosa distingue un antiberlusconiano DI CENTROSINISTRA E DI SINISTRA dagli altri? A questa domanda mi pare che non sia facile rispondere…

pgc

utente anonimo scrive:

 Mbeh sì, su alcune hai risposto senza rispondere, ma in linea di massima condivido
Mattia

utente anonimo scrive:

Pippo, risposte per favore, non cronaca.

Grazie.

Cassandro.

utente anonimo scrive:

ho raccolto e rilanciato la tua proposta…nel mio piccolo…
;-)  http://magnimarco.blogspot.com/2010/02/le-10-domande.html

marco m

civati scrive:

#1
La prima risposta, mi rendo conto, è giornalistica, ma politica in senso pieno. Intendo dire che dobbiamo costruire una nostra idea, al di là dei colpi del berlusconismo.
#2
Alberto, sono contento. Sai che queste cose le dico ogni volta che posso (non quasi…). Infatti, tra un po’ mi menano.
#3
Grazie per la correzione, a questo serve il blog…

utente anonimo scrive:

Ciao Pippo,
punto 3: "Le società meno diseguali – e l’Italia di oggi lo è sempre di più – fanno vivere male anche coloro che sono più forti. La sfida è collettiva." Itendi le società più diseguali, no? C’è un errore di battitura altrimenti non si capisce.  
Hai ragione: ricominciamo a dire quel che vorremmo fare e cambiare in questo Paese a presindere dal centrodestra che fa il suo mestiere.
Per l’Obama italiano io cercherei tra i nati il 4 agosto come Obama quello vero… :-)

Ciao
beppe v.

utente anonimo scrive:

Per la miseria Pippo, erano anni che un esponente del Piddì non scriveva qualcosa che un elettore nauseato come me dal dalemapenatismo possa trovare  totalmente condivisibile.
Ora però, dopo aver scritto tutte queste cosine molto sensate, per favore, prometti di continuare a dirle in ogni sede e soprattutto a farle tue nella pratica quotidiana, evitando quanto più possibile le ambiguità ("quanto più possibile" perché – mi rendo conto – a volte sono necessarie per non essere messo ai margini).  

PS Soprattutto, non iscriverti su Facebook al "Comitato Franco Mirabelli".


alberto biraghi
http://www.penatineindanke.org

utente anonimo scrive:

Ho dato una lettura veloce, ma sulla prima risposta dissento. Non si può rispondere a una domanda che chiede di andare al di là dell’antiberlusconismo, che la prima missione è pensare al "dopo berlusconi". E ora? Quali sono i valori, le lotte che vogliamo portare avanti, in cui farci riconoscere da elettori e non?
Da questo punto di vista, la Lega, pur non condividendo nulla, ha fatto una scelta chiara: politica della paura e chiusura verso l’altro. due punti, assurdi, ma semplici e chiari.
E noi? Io dico: lavoro e proposte su servizi fondamentali quali scuola, trasporti, sanità.
Sia chiaro, le proposte nel resto delle risposte emergono, ma questa prima mi è sembrata poco persuasiva.