Il "costi quel che costi" della politica

E troppo potere. La più grande responsabilità della politica di questi anni – soprattutto di destra, ma anche di sinistra – è avere lasciato che aumentassero le differenze di reddito, che i salari precipitassero, che il Paese si dividesse in due, tra ricchi che lo sono sempre di più e soggetti che poveri non pensavano di essere (o non pensavano di poter diventare). La politica, in tutto questo, si è posizionata nella prima parte della popolazione, aumentandosi prebende, privilegi, consulenze, premi, regali, in controtendenza rispetto al generale andazzo di salari e precari e altre cose che sono successe senza che nessuno facesse nulla. Tutte forme legali, quasi (!) sempre, quella della politica della Seconda Repubblica. Che hanno – per tutto quanto premesso, ancora di più – qualcosa di immorale. Si pensi alla corsa per fare il consigliere regionale (per non dire dei parlamentari), spesso determinata dalla possibilità di cambiare status sociale. Ve la dico così, facile facile: farei questo lavoro anche se fosse pagato la metà. Anzi, credo che se fossero pagati la metà, il consigliere e il parlamentare, a queste cariche concorrerebbero persone più motivate, con qualcos’altro da fare, nella vita, senza cercare di perpetuarsi in posizioni di rendita, politica ma anche economica. Costi quel che costi: ecco i veri costi della politica. E i motivi dell’anti-politica, una fonte inesauribile, rinnovabile, come poche altre cose che riguardino l’Italia nel 2010. Siamo diventati un popolo di gini, proprio nel senso di quel coefficiente (quello di Gini, lo statistico) che dovrebbe essere il vero discrimine tra buona e cattiva politica. Chissà quando (e se) lo capiremo.

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Commenti

  • utente anonimo  Il 13 febbraio 2010 alle 01:01

    Fa piacere leggere il tuo post.
    Ad essercene persone come te! e non solo per quello che dici, ma soprattutto per quello che fai.  :)
    S.

  • Raffoblog  Il 12 febbraio 2010 alle 16:16

    Sono d’accordissimo con Pippo, faccio solo notare che a ridosso delle elezioni del 2008 imperversavano Rizzo e Stella con il loro libro. Lo stava leggendo tutta l’Italia. L’ho visto in mano pure ad analfabeti che alimentavano così il loro qualunquismo in chiave anti-centrosinistra. Se ne parlava tanto anche sulle reti Rai e Mediaset e sembrava quasi che la casta fosse esclusivamente una casta governativa (e anche il centrosinistra ha sicuramente fatto poco per abbatterla). Guarda caso. Passate le elezioni…puff..non si è parlato più tanto della casta, anche se i problemi rimangono, anzi, puttanopoli ci sta dicendo che si trovano sempre nuove (o antiche?) forme di corruzione e perpetuazione del potere…
    Raffaele

  • utente anonimo  Il 12 febbraio 2010 alle 15:42

    la battaglia è persa se nessuno la combatte, ma se di civati ce ne fossero un pò di più? Fai bene Pippo a sottolineare quanto la casta diventi castale e odiosa (scusate il gioco di parole)  in certi momenti, (la riconferma del posto o l’aumento di rimborsi o benefit).
    Marco De

  • utente anonimo  Il 12 febbraio 2010 alle 15:02

    la corsa alla sobrietà è una battaglia persa.
    Purtroppo.
    Claudio

  • utente anonimo  Il 12 febbraio 2010 alle 14:49

    non lo si capirà mai, pippo….è una battaglia persa….soldi e potere fanno troppa gola…..
    Silvia

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