Il malessere delle città

Mario De Gaspari ha scritto un libro da non perdere: Il malessere della città. Finanza immobiliare e inquietudini urbane (edizioni ExCogita). Consumo di suolo e speculazione finanziaria, scelte urbanistiche, potere formale e potere reale. De Gaspari indaga quella strana congiuntura che cementa (è proprio il caso di dirlo) le urgenze degli enti locali (vedi alla voce oneri di urbanizzazione) con gli interessi degli speculatori. Un’alleanza (che assomiglia molto a un cortocircuito, per non dire a un patto leonino) che sta cambiando il volto delle nostre città, senza partire dagli interessi comuni o dalle scelte politiche di indirizzo, ma da un mercato che risponde prima di tutto a interessi finanziari. A volte ci si chiede come possa fare la politica a fronteggiare il predominio della finanza, come se fosse un tema globale rispetto al quale noi, poveri tapini, non possiamo fare nulla. Mario De Gaspari ci spiega che alcune dinamiche della finanziarizzazione che ha trasformato l’economia e la società riguardano proprio le nostre comunità. Del resto el ladrillo (che in spagnolo significa mattone e in Italia fa pensare ad altre cose…) è una delle cause delle bolle speculative più tremende che si siano abbattute sulle nostre economie. E puntare sul mattone per uscire dalla crisi appare quantomeno paradossale. E allora ci vuole qualcosa di più e di diverso rispetto alla pur lodevole e necessaria difesa ecologista del suolo, perché, come già per il nucleare e la questione energetica, anche in questo campo (quel campo che consumiamo ogni giorno) non è solo il punto di vista ecologico a essere in gioco, ma quello economico e tutto politico dell’organizzazione della società e delle sue scelte economiche (e industriali: bonifiche, cave, movimento terra, costruttori, immobiliaristi). E riguarda anche le scelte fiscali: perché aver tolto l’Ici ai ricchi, come ha fatto B, ha consentito ad altri (ricchi anche loro) mano libera per costruirne di nuove, di case. Dalla tassa sulla casa, insomma, alle case come tassa, perché ora i Comuni vivono solo di oneri. Un delitto perfetto, se ci pensate, che sposta il luogo delle decisioni e modifica sensibilmente l’elenco delle priorità nelle nostre comunità. Per fare un tavolo ci vuole il legno, per fare un asilo nido ci vuole un centro commerciale. E si consuma più suolo degli anni dell’immediato dopoguerra. «La terra è un buon investimento: non se ne produce più». La battuta dell’umorista Will Rogers fa pensare alla «commistione, non sempre virtuosa, tra amminstratori pubblici e imprenditori». Una commistione da studiare molto attentamente, per immaginare un modello di sviluppo diverso, in cui si proceda al più presto alla riqualificazione degli edifici, alla loro rottamazione, al recupero delle aree dismesse, a una nuova programmazione, finalmente restituita ai cittadini e ai loro rappresentanti. Anche questa è edilizia, anche questa è politica.