Se telefonando: una Tobin Tax interna per il popolo dei Gini

Trovo significativo il fatto che in Francia i principali centri di profitto siano le banche e la grande distribuzione, ovvero i due settore che fungono da intermediari tra il produttore e il consumatore. Due settori che sfuggono completamente alla Tva, l’imposta sul valore aggiunto [Iva], una tassa che è fonte di forte lucro per lo Stato ma che è anche ingiusta e particolarmente antiredistributiva. [...] L’ideale sarebbe tassare l’insieme delle transazioni, anche le più insignificanti, come il ritiro di contante dal bancomat. Se a ogni transazione si prelevasse indistintamente anche solo uno 0,01 per cento, tanto al bancomat quanto su un conto titoli (sette miliardi di transazioni al giorno), grazie all’informatizzazione il prelievo sarebbe immediato e diretto… e soprattutto sufficiente ad assicura il budget dello Stato francese senza dover ricorrere a nessun’altra imposta. Una specie di ‘Tobin Tax interna’, molto più pertinente del modello internazionale, che impone che prima sia risolto in modo definitivo il problema dei paradisi fiscali. Una misura che mi fa venire in mente quello che mi confidò un giorno François Lamoureux, già alto funzionario della Commissione europea, il quale aveva lavorato a lungo con il ministro Delors. Lamoureux mi disse che per sviluppare il bilancio di spesa europeo sarebbe bastato prelevare lo 0,1 per cento del costo di ogni telefonata scambiata sul territorio dell’Unione.
Daniel Cohn-Bendit, Che fare? Trattatello di fantasia politica a uso degli europei, Nutrimenti 2009, p. 83.

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utente anonimo scrive:

Scusate l’ennesimo commento e poi mi taccio – per oggi :D

ritengo Daniel Cohn-Bendit uno dei migliori esponenti della politica europea in questo periodo. ha idee interessanti, in particolare la Carbon Tax ma su quest’ultima proposta non sono ‘tecnicamente’ d’accordo. cerco di farmi capire. la tassazione colpirebbe la ‘liquidita’: da un lato ha effetti marginali molto limitati in periodi di tassi d’interesse molto bassi come oggi perchè la ‘liquidità’ è abbondante ( almeno per alcuni, tra cui quelli citati dal politico in questione ) ma avrebbe effetti ‘distorsivi notevoli, in periodi di alti tassi d’interesse; dall’altro sarebbe facilmente raggirabile con l’uso sistematico delle carte di credito e/o di debito.
da un punto di vista teorico, la proposta è interessante:nel senso che è un modo per tassare il ‘consumo’ e quindi favorire il ‘risparmio’.

Ora, se l’idea è quella di favorire il ‘risparmio’, soprattutto quello di lungo periodo, bene, anzii benissimo ma si incida direttamente su esso.
Un esempio? Una modesta proposta, anche se premetto non sono un’esperto’ in materia ed è frutto di alcune discussioni avute con i miei colleghi di lavoro ( e poi nutro seri dubbi di incostituzionalità):

Incentivazione del risparmio previdenziale

Parto da tre considerazioni sulla situazione attuale:
- La percentuale dello stipendio che si puo’ detrarre dal reddito imponibile per motivi previdenziali è circa 12%.
- Con ipotesi realistiche di 40 anni di contributi e il 5 per cento reale di rendimento attesso annuale, servirebbe risparmiare circa 35 euro ogni 100 guadagnati per disporre dal primo anno di pensione un annualità pari alla media degli stipendi percepiti |( a parità di potere d’acquisto).
- Molti giovani con contratti a termine o indeterminato non usufruiscono del vantaggio fiscale sopra citato.

Ora, vorrei sapere che ne pensate della seguente proposta :
- Aumentare la percentuale del reddito imponibile defiscalizzabile per motivi pensionistici
- Diminuire tale percentuale man mano che si va avanti con l’accumulo degli anni di contributi pensionistici e/o gli anni di anzianità.
- Instituire un “bonus pensione” da dare a chi visto il basso reddito disponibile, non è imponibile fiscalmente ( o lo è per piccola parte) affinchè si stimoli anche per queste fasce di reddito una propensione all’accumulo del patrimonio personale.
- Rendere effettivo l’utilizzo del fondo pensione in casi eccezionali come l’acquisto della prima casa, cure sanitarie etc ( in parte già presenti nella riforma pensione Damiano ).

Penso che il costo totale dell’operazione possa essere “sopportabile” visto che è diretto a fasce di età e di reddito che non contribuiscono in maniera notevole già adesso al totale delle tasse percepito dallo stato. E però, avrebbe il duplice merito di : incentivare il risparmio a fine previdenziali, aiutare le nuove generazioni a costruirsi una pensione dignitosa e sviluppare una più diffusa cultura del risparmio, in particolare tra i giovani.

Vabbè vedi tu che ne pensi Pippo. Magari chiedi a q.no dei tuoi ‘esperti’ in materia. Io la butto li’ e come vedi non vuole essere punitiva delle ‘generazioni di mezzo’ , potrebbe rientrare in una piu’ grande riforma delle pensioni e comunque non vorrebbe tassare nessuno, anzi, ‘defiscalizzare’.

A ri-Buona Domenica.

utente anonimo scrive:

L’importante è che sia una cosa che non venga ribaltata sull’utente.
A proposito di utenti, una volta digerito il cotechino c’è speranza che i dirigenti del PD sparino a zero contro la gragnuola di aumenti di questi giorni ? ( aumenti che, in alcuni casi, vanno a favore di appartenenti alla "cordata patriottica" di Alitalia o sbaglio ? )
Marco63

civati scrive:

Beh, sostituire l’Iva con una tassa sulle transazioni mi pare un’idea molto ma molto suggestiva e intelligente. E va proprio nella direzione di non far pagare solo e soltanto l’«utilizzatore finale»…

utente anonimo scrive:

Scusa, ma alla fine dobbiamo pagare sempre noi ?
Marco63