Chi mi ospita ad Arcore, all’inizio della serata, mi dice: «Non bastano le sedie. Non pensavo…». Guardando la platea del capannone caldo e umido, a due passi dalla famosa Villa, ho pensato che un primo risultato è stato ottenuto. Al di là delle tessere "a valanga", "a pacchetto", "a nastro" che sono state fatte negli ultimi tempi in alcune zone del Paese, incontro anch’io, nelle mie ‘perlustrazioni’ attraverso il territorio nazionale, numerosissimi nuovi tesserati. Tessere single, si badi bene, non in comitiva. Tessere fatte perché c’è il Congresso e perché c’è bisogno di qualcosa di nuovo. Tempo fa, avevo parlato della necessità per il Pd di un aumento di capitale umano e politico. Al Lingotto avevo lanciato l’adesione di quelli che avevo chiamato "nuovi e democratici", entro la scadenza del tesseramento, per aprire questo partito fin dal primo momento della nostra lunga, lunghissima stagione congressuale. La partecipazione di tanti volti nuovi alle nostre iniziative conferma questo dato: l’aumento c’è stato. E sono soprattutto i giovani ad avere aderito. Come loro, sono arrivati anche tanti ‘fondatori’ che avevano atteso lunghi mesi prima di decidere se aderire al partito che avevano, appunto, ‘fondato’. Avevamo detto, a Piombino, che fosse il caso di ripartire dai fondamentali e dai fondatori. I secondi ci sono, ora abbiamo bisogno soltanto di ritrovare i primi.
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Commenti
@14
certo che ci siam lamentati dei leader attuali. Non con tutti nella stessa misura perchè non è vero che tutti hanno le stesse responsabilità, anche se ciascuno ne ha.
Così come tutti i partiti non sono uguali, tutti i leader non sono uguali, anche se tutti hanno un minimo comun denominatore irrinunciabile: sono ormai professionisti della politica, de facto o in pectore.
E la loro “presa” anche sui potenziali elettori delle primarie è evidente che ci sarà, e non sarà leggera anche se non è per niente escluso che si registreranno differenze che nel Congresso invece magari saranno meno evidenti.
Del resto, almeno sinora, le primarie hanno sempre avuto sostanzialmente un candidato solo e un esito prevedibile (serivano semmai a misurarne l’indice di gradimento, non altro), espressione com’era sia degli apparati che degli elettori. O no?
Mi piace poco – lo trovo illusorio e puerile – il giochino in atto, invece, di far apparire uno solo dei candidati come il vero interprete della cosidetta società civile.
Primo perchè anche diversi sostenitori degli altri candidati sono società civile; secondo perchè questa contrapposizione, come abbiam visto molte volte (vedi anche caso Grillo), è davvero fragile e si presta a parecchie strumentalizzazioni del tutto improduttive per la crescita democratica del nostro paese (e del PD).
Michele
quindi se hanno ancora presa sugli elettori delle primarie i vari Franceschini, Bersani, D’Alema, Binetti, Bindi etc etc Rutelli…vuol dire che non si son comportati così male come alle volte sosteniamo…
ci siamo lamentati mica fino a ieri di queste persone?
OT: A proposito di chirurghi… Il candidato per Marino nel Partito Democratico della Sardegna è Carlo Balloi, Primario di Cardiologia
Credo che la risposta di Civati sul perchè non si sia proposto in prima pesona sia da una parte abbastanza leggibile, dall’altra condivisibile.
Ce la spiegherà, comunque, come hapromesso: ma credo non potrà esser prima del Congresso e un pò di inevitabile “politichese” lo conterrà.
Mi sa che avrà a che fare, almeno in parte, anche con alcune caratteristiche del leader che invece si è proposto.
Leggo oggi una dichiarazione di Marino su Repubblica:
R: A quanto si dà alle primarie?
“Oltre il 51%”.
R: Non è realista. Gli apparati del partito sono contro di lei.
“Ne riparliamo il 26 ottobre. So che tra gli iscritti io sono in minoranza, ma questi sono 800 mila e se alle primarie andassero a votare quattro milioni di italiani, ce ne sono tre milioni e 200 mila da conquistare”.
Non credo che Marino, in queste risposte, dimostri la necessaria lungimiranza che un politico vincente deve avere.
Forse non lo può dire (e infatti anche nelle risposte successive al proposito è alquanto vago…) ma il problema non è quello di arrivare al 51% di 4 milioni di presunti votanti alle primarie (dove, scusate?).
E contro di lui non ci sono certo solo gli apparati, quasi che per un miracolo di non si sa chi tutti i sostenitori degli altri candidati fossero solo apparacitki di un partito brezneviano.
Certo Bersanio e Franceschini hanno più presa sugli apparati, ma non è che non ne abbiano sugli elettori potenziali delle primarie, anzi. E dire il contrario rischia di esser sia caricaturale che di non aiutare a comprendere la realtà della situazione, che è un pochino più complessa di come Marino e la disegna.
Il problema che si porrà è quello di aver pontieri politici che sappiano contrattare – e lo dico anche nel senso buono della politica, cioè il far sintesi – conoscendo sia le logiche della politica e dei partiti che i meccanismi delle mediazioni.
Non so con chi starà Marino, ma il problema comincerà a porsi nettamente anche prima delle Primarie, forse si sta già ponendo adesso.
E qui, credo, valga più l’esperienza di Civati che quella del chirurgo, perchè non si lavora di bisturi e tagli, ma di ricuciture.
Michele
Io invece trovo che Micromega sia una rivista di tutto rispetto, di quelle che amano dire ciò che gli altri non dicono.
Che inviti a sostenere Marino mi pare del tutto coerente e tutto meno che preoccupante.
Di preoccupazioni ce ne sarebbero così tante altre…
Gambi
Una risposta data ora non potrebbe che essere “a caldo”, in effetti.
Peccato, comunque e speriamo che alla prossima ci sia ancora sia lei che quel che sarà rimasto del PD (almeno perchè in un sistema politico ci vuole una minoranza attiva e presente).
Manlio
che Micromega inviti a sostenere Marino mi preoccupa non poco. Esser sostenuto dai più giustizialisti dei giustizialisti non lo trovo nulla di gradevole, anzi.
M.
Prendo atto (e ringrazio) per la risposta. Invero piuttosto politichese.
Continuo la lettura del libretto che, accanto a quello di Luigi Mangoni e di Salvati, potrebbe andare a formare una piccola biblioteca di chi vorrebbe un certo PD.
Mi permetto di estrarre da un articolo di Marco Pannella questo passaggio:
Qui si torna ad un vecchio vizietto del Regime: basta escogitare una legge elettorale “giusta” e anche gli altrimenti perdenti pensano di farcela. Tu saresti, Pierluigi, da quel che se ne sa, non ostile al sistema elettorale “tedesco”, dogma casiniano non sgradito alla Lega. Dario invece ha dichiarato di essere per il maggioritario, non esclusa per ora nessuna delle sue versioni: mattarelliana o francese. E anche quella anglosassone, americana? Riformiste, quelle, riformatrici queste. Glielo chiederemo, come anche a Ignazio, un po’ troppo laconico, per ora, in proposito.
Trovo anch’io che sul sistema elettorale Marino e il suo gruppo siano ancora un po’ troppo generici e vaghi.
Ancora grazie per la risposta.
Manlio
Caro Civati,
ti inviterei a fare una prova: andare nel pubblico ad una presentazione della mozione Marino in cui presenti un certo Martinelli (che dà per scontato che tutti sappiano chi sia). Ti assicuro che chi va per essere convinto, se ne va con mooooooolti dubbi! [suggerimento "però a cuore"]
OT: http://temi.repubblica.it/micromega-online/pd-istruzioni-dettagliate-per-estromettere-i-dirigenti-con-cui-non-vinceremo-mai/
Per Giuseppe Civati: potrebbe mettere in evidenza i vari appelli di MicroMega a favore di Marino?
Caro Manlio,
lo spiegherò con calma, più “a freddo”. «Non c’erano le condizioni» per ora può bastare, come spiegazione? O è troppo politichese? P.S.: la critica dura per un terzo. Le altre due parti del libro sono dedicate al metodo e alle prime cose da fare. Spero che le piacciano.
Scusami Pippo, nel commento precedente avevo messo il link per il download diretto del pdf.
Questo dovrebbe andare meglio !!
E’ un articolo di Ferrara su Panorama, quindi potrai già immaginare i contenuti.
In pratica un riassunto degli articoli de Il Foglio.
http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna¤tArticle=N184X
Luca Reggio Emilia
Sto leggendo il suo più recente libro. Finora mi accorgo di ritrovare in quanto scrive argomenti, critiche e orientamenti vicini ai miei nel denunciare i tanti (troppi) errori ed omissioni … del PD dal suo concepimento ad oggi.
Si salva Salvati e pochi altri…
Ma la lettura non è ancora terminata.
Continuo, però, a chiedermi come mai non abbia ritenuto il momento di proporsi in prima persona per la leadership…?!
(mMe lo chiedo, so che non mi fornirà una risposta …)
Manlio
Manlio
Oggi sul Riformista:
Prima pagina
«Offese contro di me. Un’ernia vale più di quelle note spese»
di Tonia Mastrobuoni
FORUM. Ignazio Marino torna sulla vicenda Pittsburgh: «Non sono stato licenziato», spiega i motivi delle querele e perché le «gravissime accuse» di alcuni giornali sono infondate. Il candidato alle primarie tratteggia il “suo” Partito democratico, fatto di circoli, senza correnti e con le alleanze basate sui programmi. E spiega su quali temi puntare in vista del congresso.
«Meglio operare un’ernia che gonfiare una nota spese». Ignazio Marino è visibilmente teso sulla bufera scoppiata attorno alle presunte irregolarità amministrative che secondo il Foglio gli sarebbero costate nel 2002 le dimissioni dalla guida dell’Ismett di Palermo. Ma dopo giorni di pressioni, smentite e querele, al candidato leader del Partito democratico scappa anche una risata. «Invece di fare una nota spese gonfiata da cinquemila euro, direi che è più conveniente operare un’ernia. È certamente meno stressante, si fa in un quarto d’ora e ne vale tremila». In questo forum con il Riformista, il chirurgo genovese torna sul merito della questione, si professa offeso per le «gravissime bugie» apparse su alcuni giornali e conferma le querele non solo al quotidiano di Ferrara ma anche a quelli che «hanno messo le bugie pure nei titoli».
Il senatore piddino parla lungamente del partito che ha in mente, «liberato dalle correnti e di democrazia partecipativa», spiega le “sue” primarie imperniate su temi concreti ma tratteggia anche qualche scenario postcongressuale. Per Marino è scontato, ad esempio, che chi vince le primarie può legittimamente aspirare tra tre anni a correre per la presidenza del Consiglio, qualsiasi siano le alleanze.
Stanco di essere identificato soltanto con il tema della laicità, che considera «un metodo», come un grande democristiano cui ammette di ispirarsi, Aldo Moro, Marino rilancia i punti su cui vorrebbe confrontarsi con gli altri due candidati alle primarie. A Pierluigi Bersani e Dario Franceschini chiede un dibattito sul precariato, sulle ricette contro la crisi economica, ma anche sulle donne, sull’aborto, sul nucleare e sulle unioni civili. E racconta, ancora una volta ridacchiando, che al momento non riesce «purtroppo» a confrontarsi con il pubblico del Pd perché al Democratic Party di Genova, quello nazionale, c’è un programma che pullula di ministri «e non riescono a trovare un buco in cui inserirmi».
In apertura del forum, il tema non può che essere quello che lo ha catapultato sulle prime pagine dei giornali. Il siluro di Pittsburgh, la lettera sulle irregolarità amministrative dell’università americana che aveva collaborato alla fondazione del centro di Palermo diretto dal chirurgo. «La risposta l’ho data già e, anzi, sarebbe interessante se ogni politico italiano accusato di qualcosa avesse la mia stessa abitudine di documentare tutto su internet», si scalda. Ribadisce che si è dimesso perché c’era già un contratto con l’università di Jefferson, dopo una lunga trattativa. «Avevo già deciso di andarmene ma c’è stato un conflitto, ma in una situazione del genere i toni conflittuali possono capitare. Oltretutto – sottolinea – ci sono stati con l’amministrazione, mai con l’università». Il chirurgo che ha acquisito fama mondiale per i trapianti al fegato racconta di referenze «che fanno arrossire, stellari». Soprattutto, pubbliche, «ben visibili sul sito del chirurgo fondatore del centro trapianti di Pittsburgh». Lì, oltre al lungo curriculum di Marino, puntualizza, «c’è scritto anche che la decisione di lasciare la direzione del centro di Palermo è stata improntata alla più alta eticità ed è una decisione presa in coscienza, discussa con lui. Questo è il fondatore del centro trapianti di Pittsburgh, ancora in vita quindi interpellabile».
Il chirurgo è amareggiato anche per «le altre, gravissime bugie che mi hanno offeso moltissimo. Non sono stato licenziato, se ci sono state irregolarità o discrepanze sui rimborsi, sono cose che accadono e che vengono ricontrollate in quelle università ogni sei mesi. E non vengono mai utilizzate per dire che uno non è una persona per bene». Marino racconta di aver saputo da molti centri in cui ha lavorato in passato che una serie di giornali hanno chiamato per avere informazioni su di lui: «Alla fine dovrò ringraziarli. Mi hanno raccontato le università che i giornalisti sembravano delusi per i commenti positivi. L’intenzione di una cosa organizzata così, telefonando in tutto il mondo, non mi pare quella di fare uno scoop. Ma di capire se una persona può essere eliminata dalla corsa alla segreteria del Partito democratico. Soprattutto nel momento in cui quella persona dice che vuole elevare il dibattito congressuale e non fare il dibattito sulle correnti, sugli individui e su tutte quelle cose che stanno danneggiando questo straordinario progetto».
Nei giorni scorsi ha dato mandato agli avvocati di querelare il Foglio, ma anche «gli altri giornali che hanno messo anche nei titoli le bugie. Altrettanto grave, per me, è l’accusa del Giornale pubblicata in prima pagina che io sarei un esperto di eutanasia. Per un chirurgo che ha passato tutta la vita a salvare vite umane in due paesi – io ho la licenza negli Stati Uniti e in Italia – l’accusa di omicidio volontario, è un’offesa davvero gravissima e sarà molto difficile per il Giornale dimostrare che sono un esperto di eutanasia».
Marino spazza l’aria con la mano, «basta, parliamo di politica». Terreno meno insidioso? Almeno il chirurgo americanizzato può andare all’attacco. «Mi sembra su tanti temi Pierluigi Bersani e Dario Franceschini (li cita sempre per nome e cognome, ndr), pur facendo politica da oltre un terzo di secolo, sono evidentemente in grave difficoltà». Troppe anime, secondo Marino, compongono le squadre di Franceschini e Bersani, «spesso inconciliabili tra di loro». Un esempio? «Pierluigi Bersani è sostenuto da alcune persone convinte che si debbano fare i respingimenti, mentre altri pensano il contrario. Ha politici dalla sua parte che pensano che la vicenda di Welby sia un eclatante caso di eutanasia, altri pensano che sia un riconoscimento della libertà di scelta rispetto alle terapie come è scritto nell’articolo 32 della Costituzione. Gli stessi problemi, in aree simili, si trovano nell’area di Dario Franceschini».
Al contrario, il candidato alle primarie Pd scandisce che la sua è una mozione e una sfida politica «dei sì e dei no chiari», compresa la querelle di questi giorni sulle correnti. «Da quando io ho affermato che vorrei una sola corrente nel partito, quella dei circoli, tutti si dichiarano favorevoli a scioglierle. Parole molto apprezzabili, ma quand’è che Bersani e Franceschini si decideranno a passare ai fatti? Noi della mozione Marino non abbiamo correnti». Forse per un attimo, nella foga dell’anticorrentismo, il chirurgo dimentica che c’è chi lo ha già iscritto a una fazione antica. Che molti pensano che dietro di lui ci sia l’ex plenipotenziario di Veltroni, Goffredo Bettini. «Dietro di me non c’è proprio nessuno, affianco a me ci sono moltissime persone valide. Certo, c’è anche un intellettuale e un politico come Bettini, eravamo “compagni di banco” al Senato durante il governo Prodi. Penso che sia una persona di grande generosità intellettuale ma ha già detto pubblicamente che il suo sarà un contributo intellettuale».
La domanda nasce spontanea, sul partito «dei sì e dei no chiari». Marino può correre per la leadership con quest’idea, ma poi si tratterà, se vince le primarie, di governare anche le mille anime del partito contro le quali punta oggi il dito. «Ha visto che dopo la mia proposta sulle unioni civili è intervenuto subito anche Franceschini?», replica, «È ovvio», sorride malizioso, «poi deve fare i conti con la Binetti e con Rutelli. Ma intanto ha fatto questa dichiarazione. Io penso a un partito in cui non ci sia il “sì ma anche”, “va bene, ma anche”. Si presentano proposte che di volta in volta sono frutto di una riflessione, anche nei circoli». Ecco, la parolina magica, i circoli, la democrazia partecipata. Cosa c’entrano con una eventuale querelle sulle coppie di fatto o su una norma della finanziaria? «Se non si trova un accordo tra dirigenti del Pd, io sono per convocare rapidamente tutti i circoli d’Italia e fare discussioni collegiali. Dobbiamo avere meccanismi di democrazia partecipata come esistono negli Stati Uniti e in altri paesi. In America, quando il governo decide di cambiare delle cose nella sanità, manda dei gruppi a parlarne nel paese reale e dà addirittura, sul Federal register, un tempo per dare a tutti l’opportunità di dire cosa pensano. Questo è il partito a cui penso».
E chi non ci sta? Marino insiste: «Dopo una consultazione così ampia bisogna raggiungere una decisione che venga lealmente supportata da tutti. Ma dico, è così difficile fare come hanno fatto Barack Obama e Hillary Clinton? Non è che si siano scambiati esattamente delle gentilezze, durante le primarie. Ma dal giorno dopo della vittoria di Obama si sono messi a lavorare assieme. Questo è il salto culturale da far fare al nostro partito». Quindi, se vince le primarie, imbarcherà Franceschini e Bersani nella squadra? «Bè, sicuramente l’idea è quella di coinvolgere le intelligenze migliori. Certamente, ho un’idea inclusiva del partito». Quindi? «Vedremo». Se alle primarie vince uno dei suoi avversari? «Io mi candido a fare il segretario del partito. Se non ci riuscissi e il voto della nostra mozione fosse importante, non faremo patti con nessuno. Ci riuniremmo, stabiliremmo una decina di punti irrinunciabili e sulla base di quei punti daremmo sostegno a un…