Obamako, diablogo africano, vol. 6

Visto da Timbuctù, tutto sembra irreale. E’ questa misteriosa città ad esistere, mentre il mondo appare come una fata morgana. Come il Pd, alle prese con la propria impossibile traversata nel deserto, che ricomincia daccapo, ogni giorno, cancellando le tracce degli innumerevoli percorsi già tentati (azzardati?) in precedenza. Come il mondo, che ritrova il fanatismo e la violenza. Come la guerra e la globalizzazione, che arriva fino alle porte della città, tra Marco Polo, Calvino e Salvatores. A Timbuctù, l’ombelico del mondo, i rom sono i tuareg, le migrazioni una componente essenziale, la miseria è dignitosa, e tutto è un po’ sacro per davvero. A Milano dicono che nevichi, e qui la sabbia fa lo stesso effetto. Si deposita, rende soffici le piste, attutisce i contrasti, confonde le cose. E fa pensare che tutto sia possibile. Anche se poi, lo sappiamo, il mondo là fuori è un’altra cosa.

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Commenti

  • angioladomenico  Il 28 novembre 2008 alle 15:24

    Visitare quei posti serve, serve per ritrovare se stessi e i veri valori della vita, a volte basta girare i nostri ospedali magari in un reparto di bambini con malattie terminali, per capire il vero senso del nostro vivere.Dalema, Veltroni, Di Pietro, Silvio e compani, svaniscono come la neve al sole o sabbia nel deserto.

  • utente anonimo  Il 28 novembre 2008 alle 15:02

    A volte mi sembri un gran sognatore…

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