Edmondo Berselli spiega bene un boato di cose. Tra le quali, segnalo quelle che seguono, in cui mi riconosco perfettamente. Osservate e leggete con me:

Al di là delle grandi visioni geopolitiche e geoeconomiche, il tentativo di fare dimenticare le asprezze del governo uscente era difficile. «Veltroni era inseguito dall’ombra lunga di Prodi», dice Giovanni Sartori. Cioè dall’impopolarità determinata dalle scelte del risanamento. «Soprattutto la prima legge finanziaria del governo dell’Unione», ha commentato il direttore del "Sole 24 Ore" Ferruccio de Bortoli, «ha colpito e quindi inimicato ceti, come certi settori del lavoro dipendente qualificato, che si erano schierati per il centrosinistra». Il risanamento, come aveva ricordato il governatore Mario Draghi, era avvenuto tutto dal lato delle entrate. La Confindustria era convinta che la bonifica dei conti non fosse strutturale, ma dipendesse largamente dal ciclo economico. In meno parole: tasse, tasse, tasse. Una redistribuzione sostanzialmente fallita, almeno nella percezione popolare, con la convinzione che alla fine il governo di centrosinistra ha dato i soldi alle imprese, con il taglio del cuneo fiscale, senza riuscire a farli vedere ai lavoratori: «Quando i poveri danno i soldi ai ricchi il diavolo balla», aveva commentato ironicamente un anziano socialista in una lettera ai giornali. E una sostanziale sottovalutazione del costo della vita in aumento, e delle tariffe in crescita.

Veltroni è riuscito a trasmettere segnali coerenti sul piano simbolico e dei valori: la laicità, il rispetto delle coppie di fatto, la tolleranza, la cultura, l’apertura; e poi i valori vecchi ma stabilmente al centro della mentalità della sinistra riflessiva, ossia la convivenza civica, la lealtà repubblicana, la fedeltà costituzionale. Tutto questo però è servito soprattutto a mobilitare il consenso dei sostenitori tradizionali, senza scalfire la rocciosità delle forze avverse. «Veltroni ha fatto una buona campagna sui simboli », commenta lo storico Giuseppe Berta, che ha appena pubblicato da Mondadori un libro sul Nord industriale che tutti gli esponenti politici del Pd farebbero bene a leggere con attenzione, «ma si dà il caso che in questo momento fossero in gioco gli interessi». Quindi al Partito democratico è riuscita almeno parzialmente una mobilitazione politica che ancora una volta ha capitalizzato la paura antiberlusconiana; ma non c’è stato un messaggio davvero mobilitante e trasversale sulla modernizzazione del Paese. È mancata quel senso di «modernizzazione bruciante» di cui aveva parlato uno dei padri del Pd, Michele Salvati, e che sarebbe stato necessario per garantirsi il via libera degli establishment. Berlusconi parlava del bollo auto, commenta il direttore di "Quattroruote", Mauro Tedeschini, «mentre Veltroni parlava dei diritti, dei ricercatori, dell’università, dei sentimenti civili; e non ha mai detto una parola sul costo della benzina, tanto per dire». Tutto molto elevato ma sfasato rispetto ai ragionamenti terra terra dell’avversario («Parliamo dei precari», gli chiede Enrico Mentana a "Matrix"; «No, parliamo degli anziani», risponde Berlusconi, mostrando una significativa consapevolezza dei target elettorali e demografici). Tuttavia a questo punto la sconfitta del Pd è una sconfitta multipla, e sono da valutare con attenzione tutte le sue possibili implicazioni.

  •  
  •  
  •  
  •  

Commenti

commenti