Archivio mensile Archivio: aprile 2008

E ora vediamoli

Quelli della tolleranza zero. I leghisti, pronti con i 300.000 martiri di Bossi. E i tassisti (loro sono molto meno di 300.000, perché non hanno voluto aumentare le licenze…) di Alemanno, anche loro impegnati sul fronte della sicurezza. Vediamoli. L’epoca della propaganda è finita. Hanno governato il Paese per cinque anni e i reati e le violenze contro le persone non hanno fatto altro che aumentare. Vediamoli. Siamo curiosi. Nella speranza che, nella foga, si ricordino di rispettare la Costituzione.

¡Bicing!

Aggiornamento sul servizio a noleggio della città di Barcellona. E’ impressionante il numero di biciclette in circolazione. Bicing funziona (la pubblicità ne parla come del nuovo servizio di trasporto pubblico della città, e specifica: il tuo). Lo vogliamo anche a Milano. Contro l’inquinamento servirebbe più dell’Ecopass. E’ il caso che qualcuno ci pensi.

Tampoco el Barcelona

Che settimana. Anche il Barcelona è uscito dalla Champions. Almeno ha lottato, cosa che è capitata raramente quest’anno. Depressione nei bar e nelle granjas locali. Sarà per la prossima temporada.

Dialogo sì, ma con Nesquik

L’intervista al Corriere del vostro affezionatissimo.

E adesso…

Calma e sangue freddo. Evitiamo il massacro interno. Lo dico fin d’ora: sto con Cacciari, che parla di insanità mentale a proposito di chi chiede le dimissioni di Walter e invita a non demolire né il Pd né il suo segretario. Con buona pace del Riformista e della sua campagna denigratoria a posteriori (molto, troppo facile). Perché sia chiara una cosa: se va via Veltroni, allora devono andare a casa tutti, compresi quelli che ora tramano (nemmeno più di tanto) nell’ombra. Noi della base siamo stufi. Lo si sappia, al Loft, a Montecitorio e a Palazzo Madama.

Coincidenze

Mentre a Roma i ‘noir’ invadono il Campidoglio, a Barcellona, città democratica e socialista, l’amministrazione comunale libera un altro colle (il Montjuïc) da un monumento del Caudillo. Preferisco stare qui, almeno per un po’. P.S.: El País titola: Los posfascistas ganan en Roma. Per dire.

Se cento voti vi sembran tanti

Quando la natura si accanisce, l’uomo soccombe. E quando ci si mette anche la sfiga, allora è fatta. A Seveso, per dire, abbiamo perso di cento (100) voti. La grande campagna elettorale di Paolo Butti, candidato del Pd e di due liste civiche, si ferma a pochi metri dal traguardo sulla carta più inaspettato. A lui e ai democratici di Seveso l’onore di avere corso, di averci creduto e di avere perso di pochissimo. A Seveso era già capitato che un margine di qualche voto ci condannasse alla sconfitta. Questa volta il risultato è ancora più amaro, perché Butti partiva da poco più del 25% al primo turno e aveva recuperato voti su voti, giorno dopo giorno. Peccato.

Saluti romani

Eccoli qui: sono fascisti (e con loro ci sono i tassisti). Sono partito questa mattina per Barcellona (quasi quasi mi trattengo per un lustro) e in volo leggevo un’intervista ad un esponente del Pd di provenienza Margherita nella quale il Nostro sosteneva che in Brianza si sono persi i voti perché c’erano pochi cattolici candidati. Manco a dirlo chi parla così è uno degli eletti, anche perché in Brianza abbiamo eletto solo cattolici (tra cui un’esponente dei Teodem). Usando il suo paradossale metro di giudizio, il parlamentare eletto qualche giorno fa dovrebbe spiegare a me e agli elettori del Pd perché a Roma, nello stesso fine settimana, Zingaretti prende quasi settantamila voti più di Rutelli. Forse i cattolici romani hanno votato il primo e non hanno votato il secondo… La verità è che il risultato della Capitale conferma che c’è stato uno spaventoso spostamento a destra del voto nel nostro Paese. E’ il caso di prenderne finalmente atto, evitando di attribuendo la sconfitta - per una sorta di narcisismo delle piccole differenze – al vicino di banco. Il Pd ha perso. Un po’ dappertutto. Anche a Roma, l’ultimo posto in cui avrebbe dovuto perdere.

Rebels

Mentre terminavo la lettura dell’ultimo, consigliabilissimo pamphlet di Hitchens (Consigli a un giovane ribelle, Einaudi), ho finalmente visto la più struggente storia di un ribelle che sia stata raccontata ultimamente: Into the Wild di Sean Penn. Un film straordinario sulla cultura, sulla letteratura e sul cinema americani. Anzi, volevo dire proprio sull’America. Un’unica annotazione per i cultori del genere: rispetto a Thoreau, in Sean Penn la natura è molto più ostile e vera e il distacco indiscutibilmente più radicale, anche perché meno concettualizzato. Immagino che tutti abbiate già visto il film. Se così non fosse, precipitatevi al cinema. La frase del film: «Ho letto da qualche parte che nella vita quello che conta non è essere forti, ma piuttosto sentirsi forti. Misurarsi. Almeno una volta». Quella più bella: «Happiness is only real when shared».

Juventus? Italia

Mentre Buffon è alle prese con un mal di schiena che gli impedisce di dare il meglio di sé, è straordinaria la condizione di Camoranesi, Del Piero e Chiellini. Anche Legrottaglie rischia di andare agli Europei (per dire). Dal momento che l’Inter di italiani praticamente non ne ha, toccherà alla Juve sostenere le sorti azzurre nella prossima competizione continentale. Chi l’avrebbe mai detto? Io. P.S.: sarebbe bello se Alex e Trezeguet arrivassero a pari merito in cima alla classifica dei cannonieri. Lo stile (ritrovato) della Juventus lo impone. P.S./2: e che gol ha fatto Del Piero?