L’abbiamo presa in giro qualche ora fa per l’iniziativa natalizia di gusto elettorale ed è giusto farle pervenire i sensi della nostra solidarietà per le minacce ricevute. Viviana Beccalossi le ha trovate ieri sulla porta di casa: un fatto grave che condanniamo. A Brescia da qualche mese si respira un clima pesante anche nei confronti del sindaco, il caro amico Paolo Corsini, anche lui da tempo sotto scorta per lo stesso motivo. Entrambi hanno tutta la nostra solidarietà.
Un sito internet racconta la grave vicenda della Gendex Dental Systems di Cusano, di cui abbiamo parlato ieri. Lo segnalo a tutti: www.xraydental.com. Sono cose che non dovrebbero capitare, non qui, non in Lombardia.
Viviana Beccalossi, la Fata Carabina di An, ne ha combinata un’altra delle sue. Riposta la doppietta per cui è famosa, ha deciso di occuparsi con il dovuto anticipo del Natale. Nelle edicole – tirato in 500.000 copie (!) e allegato ad alcuni magazine – i lombardi hanno trovato questa mattina uno straordinario pezzo di propaganda, presentato come dossier (le parole sono importanti), dal titolo: "La Lombardia sotto l’albero". E sotto l’albero, tra i "prodotti tipici nel cesto di Natale", chi troviamo? Troppo facile: l’assessore Beccalossi. In prima pagina, in seconda, e poi, ancora, nelle pagine interne. 500.000 Viviane natalizie. Per promuovere l’enogastronomia lombarda, Beccalossi compare con un bicchiere di bianco e in una sorta di elegante costume tradizionale (anche se Gadda acutamente ebbe a notare che la Lombardia ne è sprovvista). Nel titolo del primo servizio compaiono i "buoni sapori" e per un attimo abbiamo temuto si trattasse di qualcosa di simile ai "buoni scuola". Tra un Formai de Mut e un Provolone dop, tra una Pera Mantovana e un Salame d’oca di Mortara, un bel messaggio elettorale, che ci siamo ‘sforzati’ di leggere attentamente, con la persistente impressione di essere presi per ‘scimudin’. Attenti: nel cotechino, la notte di San Silvestro, potrebbero essere rinvenuti dei santini. Non preoccupatevi, però: li avrà lasciati Viviana. L’assessore dop.
Ve lo ricordate il tosaerba che, in un film di Lynch, veniva guidato per cinquecento miglia, da Laurens (Iowa) a Mount Zion (Wisconsin), da un anziano signore che voleva fare visita ad un fratello ammalato, dopo anni che i due nemmeno si vedevano? Bene, il film che si chiamava Una storia vera (in inglese, per la verità, straight, semplice, lineare) mi è tornato alla mente mentre ieri, in aula, si discuteva della nuova legge sull’inquinamento. Un po’ perché proprio sui veicoli agricoli ci si è incartati per ore, perché a un certo punto anche quelli che inquinano di brutto sono stati resuscitati da un emendamento sbarazzino (e il tosaerba di Lynch poteva tornare a viaggiare). Un po’ perché il relatore della legge ha un cognome cinematografico (Moretti, che poteva condurmi anche, visto il protagonismo dei trattori, ad altro titolo: tipo La messe è finita). Ma anche perché l’augurio e la preoccupazione riguarda proprio il fatto che, proprio a partire dall’approvazione della legge, si possa finalmente iniziare a parlare di “una storia vera” e a combattere l’inquinamento in una delle regioni più inquinate del pianeta. Nella legge, da noi fortemente voluta ma approvata in una versione molto più debole della nostra proposta originaria, sono contenuti principi importanti: l’estensione della cosiddetta area critica a tutto il territorio regionale, la necessità di una concertazione vera con gli enti locali, una tassa di scopo sulle cave, la programmazione e la verifica annuale affidata al Consiglio regionale. In più, sono richiamati tutti i punti fondamentali del dibattito: la certificazione ambientale degli edifici, la promozione della mobilità ciclistica, l’improrogabilità di un rilancio del trasporto pubblico locale e ferroviario, il sostegno alle fonti rinnovabili e alle campagne per il risparmio energetico. Si tratta di indicazioni sacrosante, a cui manca una sola cosa: le risorse. Verificheremo nei prossimi mesi se quella di cui stiamo parlando è una storia vera o soltanto l’ennesima legge tanto ben fatta quanto poco applicata.
Si chiama così il santuario di Caravaggio. Lì, di fonti e fontanili, ce ne sono tanti. Fanno parte della nostra storia. Una storia in gran parte perduta della pianura padana e della nostra Lombardia. Una storia che la Regione riconosce con la solita enfasi, addirittura in un testo di legge: si tratta della Legge Regionale n. 7 del 16 giugno 2003, Norme in materia di bonifica e irrigazione, e in particolare dell’articolo 14 dedicato esplicitamente al "Progetto fontanili". Nel testo si legge: "Ai fini della salvaguardia del sistema dei fontanili e dei colatori, in quanto componente essenziale dell’ambiente e del paesaggio nonché fattore indispensabile per il risparmio idrico, la Giunta regionale predispone un apposito progetto fontanili finalizzato alla loro conservazione e valorizzazione". Uno poi pensa che la Regione faccia rispettare le proprie leggi. E, invece, "invece no". Infatti, nella redazione del Piano cave della Provincia di Bergamo è prevista una bella cava, proprio a Caravaggio, proprio dove ci sono quei fontanili "componente essenziale dell’ambiente e del paesaggio". E c’è di più. La cava prevista dalla Provincia di Bergamo – che si è sbizzarrita: sono sette i nuovi ambiti di escavazione – è di 2 milioni di metri cubi. E la Giunta regionale cosa fa? Anziché rispettare la (propria) Legge regionale, aggiunge un altro milione. Nei pressi della Cascina Volte, che si chiama così, perché a volte la legge si rispetta, a Volte no.
"Treno: canto funereo in tono di lamento. Treni si dicono pure i canti di Geremia sulla distruzione di Gerusalemme, sulle stragi e sulla cattività degli ebrei, altrimenti appellati Lamentazioni". E’ così che si presenta il sistema ferroviario italiano e regionale nelle inchieste de Il Giorno e dell’Espresso in edicola in questi giorni. Un panorama desolante che si può apprezzare, ad esempio, salendo (o, meglio, cercando di salire) sul diretto 2602 per Sondrio delle ore 18 in stazione Centrale. Su quella linea, l’anno scorso, una ragazza fu visitata da uno scorpione (le banali cimici non facevano più notizia). Quest’anno, casi analoghi non ne abbiamo sentiti, forse perché nemmeno cimici e scorpioni, quest’anno, riescono a salire sui treni, strapieni e, in compenso, sempre in ritardo e spesso guasti, come segnalato dai Comitati dei pendolari, che tengono i tempi delle principali linee. Ci vuole una svolta, anche per affrontare la questione della congestione e dell’inquinamento. Altrimenti si rischia la paralisi e che la "curva discendente" di cui parla Giorgio Dahò – uno dei più attivi tra i pendolari organizzati – ci porti davvero ai treni, nel senso delle geremiadi.
Le voci che ci arrivano del rischio di una chiusura della Gendex Dental Systems di Cusano Milanino sono gravi, perché ci ricordano ancora una volta come una bella azienda, florida e capace di competere, sia esposta a processi perversi di globalizzazione e di delocalizzazione. E’ sufficiente visitare la pagina pubblicata sul web della Fiom per rendersi conto della gravità di questo episodio: un’azienda che va e che è costretta a chiudere perché gli americani hanno deciso così. Senza addurre motivazioni diverse dalle convenienze della proprietà. La Regione Lombardia ha qualcosa da dire? Se busseremo, come faremo, qualcuno ci ascolterà? Crediamo sia necessario.
E’ finalmente disponibile, presso la libreria universitaria Cuem, l’ultima fatica: Occidente inquieto s’intitola e contiene due saggi – uno di Silvia Pizzetti e uno mio – sull’Occidente, dal punto di vista storico e filosofico. Il titolo del mio contributo è «Cose ben più strane della fine del mondo», una frase di Rebecca Solnit che ci fa pensare che forse, anche per quanto riguarda la questione dell’identità, possiamo coltivare la speranza che qualcosa cambi, che non sia tutto già stabilito e che la storia non debba finire proprio così come qualcuno ce la vuole rappresentare…
Viale Lombardia riparte, con il contributo di tutti (indovinate chi mette meno risorse?)
Tutti gli enti coinvolti hanno firmato per l’interramento della Valassina. Si riparte, quindi, e i lavori inizieranno nella prossima estate. Da un comunicato del Comune di Monza, apprendiamo che la convenzione firmata oggi definisce la ripartizione economica della spesa complessiva di 230 milioni di euro, secondo le stesse percentuali del progetto iniziale.La quota di ANAS sarà complessivamente di 180.576.000 euro (79,2 % del totale). La Provincia di Milano contribuisce alla realizzazione dell’intervento sostenendone i costi per complessivi 18.969.600 euro (8,32 %), risultanti da 11.362.052 euro relativi alla convenzione originaria e 7.607.548 euro quale ulteriore contributo. Il contributo del Comune di Monza è di 12.061.200 euro (5,29 %), di cui 4.830.804 aggiuntivi. Contribuisce, inoltre, sostenendo l’ulteriore importo di 2.076.859 euro (0,91%), vista l’attuale impossibilità di ALSI S.p.A ad assumere obbligazioni aggiuntive riservandosi di convenire con ALSI S.p.A. successivi ed autonomi atti. Pertanto il Comune di Monza investirà sull’opera oltre 14 milioni di euro. La Società ALSI contribuisce quindi con la quota originaria di 3.098.741 euro (1,36%). Milano Serravalle – Milano Tangenziali S.p.A. contribuisce per 8.276.400 euro (3,63 %), con 3.318.414 euro quale ulteriore contributo. Il Comune di Cinisello Balsamo contribuisce con la quota di 2 milioni di euro (nel computo precedente, non era previsto alcun contributo a carico del Comune). La Regione Lombardia, nota per le altisonanti dichiarazioni per la realizzazione delle infrastrutture, contribuisce con 2.941.200 euro (1,29 %). Meno di Alsi, poco più del Comune di Cinisello. Speriamo che anche l’enfasi della giunta Formigoni si riduca all’1,29% dell’attuale…
Qui di seguito il testo del manifesto apparso in questi giorni a Monza, a cura di Legambiente Circolo Alex Langer di Monza, Comitato per il Parco Antonio Cederna, Gruppo Ambiente Territorio del CCR, WWF Gruppo Attivo di Monza, Italia Nostra di Monza, Green Man Monza, Forum Monza, MonzainBici, Arengario.
«In Consiglio Comunale si sta discutendo l’adozione di un moderno Piano di Governo del Territorio oppure se lasciare che venga riesumato il vecchio Piano Regolatore Generale Piccinato.
Quest’ultimo, elaborato nel lontano 1964, prevede una città di 300.000 abitanti (più del doppio del numero attuale), di edificare l’80% del territorio comunale, di costruire autostrade urbane che attraversano la città: cioè di rendere Monza uno dei tanti caotici comuni dormitorio dell’hinterland milanese.
Chiediamo invece l’adozione di un PGT finalizzato al contenimento dello sviluppo edilizio, alla riqualificazione e risanamento delle aree industriali dismesse, alla salvaguardia delle superfici libere, degli ambiti fluviali e delle aree agricole, alla riduzione dei consumi energetici e dei livelli di inquinamento.
Siamo convinti che sia questo quello che chiedono i cittadini monzesi
Invitiamo i cittadini a verificare che tutti i consiglieri comunali si impegnino, ognuno per la propria parte, ad adottare, entro il più breve tempo possibile, un Piano di Governo del Territorio che rispecchi le aspettative della città».