Archivio mensile Archivio: settembre 2006

L’etimologia di Brera

Tensioni all’Accademia di Brera. Il progetto del trasferimento pressoché totale dell’Accademia alla Bovisa è al centro di una forte polemica tra la presidenza di Stefano Zecchi e il Consiglio accademico. Il ‘piano’, sostenuto dal precedente governo (e cioè dall’attuale sindaco Moratti), prevede l’insediamento dell’Accademia in una struttura ancora da realizzare nella nuova zona universitaria, dove ha già trovato sede la facoltà di Architettura. Il trasferimento, previsto inizialmente per il 2007 (!), ha incontrato l’opposizione degli insegnanti e degli studenti e le preoccupazioni del nuovo governo, che ha voluto chiarire alcuni passaggi a dir poco curiosi. Tra gli altri, ha chiesto di valutare le motivazioni per le quali l’Accademia si impegna a pagare un affitto di una struttura che non c’è ancora, anziché preoccuparsi di individuare una sede definitiva da acquistare. Gli stessi interrogativi riguardano Palazzo Citterio, che dovrebbe consentire, in Brera, un allargamento significativo della sede storica. In realtà è questione di ‘braide’, ovvero di spiazzi e di radure: ‘braida’ infatti è la parola di origine germanica che dà il nome all’Accademia e al quartiere. Da una parte uno ‘spiazzo’, quello in periferia, pronto per essere affittato ancor prima di essere edificato. Dall’altra il rischio di crearne uno nuovo, in centro, di spiazzo, e che si impoverisca la presenza culturale nel cuore di Milano, dove si amplierebbe la Pinacoteca, ma scomparirebbero gli studenti che popolano le sue strutture, spezzando un connubio difficile ma di grande importanza dal punto di vista culturale e formativo. Il Consiglio di amministrazione presieduto da Zecchi è in scadenza: farebbe bene ad evitare forzature e a lasciare a chi verrà dopo l’individuazione di una soluzione più adeguata ai problemi di spazio (e quindi di braida) dell’Accademia di Belle Arti più importante del Paese.

La prossima legge

Dopo l’incredibile discussione estiva della Legge urbanistica, la giunta regionale sta preparando un ulteriore intervento in modifica del testo vigente. Pare che ci sarà ancora una volta Monza e mi permetto di consigliare al governo regionale un testo definitivo sull’argomento Cascinazza: per arrivare senza troppi giri di parole al punto fondamentale. Il Progetto di Legge potrebbe chiamarsi "Modifiche alla legge 12/2005 e ulteriori modificazioni". L’articolato è quello che segue. Art. 1: Sull’area detta "della Cascinazza" sita nel territorio del Comune di Monza è possibile realizzare le volumetrie richieste dal proprietario, in deroga a qualsiasi strumento urbanistico vigente o adottato e a prescindere dalle indicazioni contenute nel Piano di coordinamento provinciale e nei Piani paesistici in vigore in Regione Lombardia. Art. 2: Nel caso di esondazione del Lambro nella suddetta area e in presenza di un allagamento degli edifici, il Comune di Monza è tenuto a sostenere le richieste risarcitorie dei residenti. Art. 3: La norma è da ritenersi conclusiva. La Giunta regionale si riserva di presentare altri provvedimenti ad hoc nel caso in cui il Comune di Monza dovesse escogitare altre forme di resistenza amministrativa al quadro normativo predisposto da anni da Regione Lombardia, finalizzato all’obiettivo di cui all’art. 1. [ovviamente si tratta di un 'falso': la storia recente ci ha insegnato però che la realtà supera la fantasia, per cui attrezziamoci...]

Chissà cosa ci sarà mai da festeggiare

La politica regionale è il tempio della retorica fine a se stessa. Si prenda, ad esempio, il 2 ottobre, giorno in cui per la terza volta si celebra la festa dei nonni. Formigoni ne rivendica la primogenitura ed esalta il ruolo dei nonni nella famiglia e nella società. Ma la Regione cosa fa in concreto per gli anziani? I dati statistici dicono che i nonni lombardi vivono in una situazione di incertezza e difficoltà, basti considerare che il 61% degli over 65 nella ricca Lombardia percepisce una pensione inferiore ai 600 euro al mese. L’assistenza domiciliare nella nostra Regione, non copre più del 3% degli anziani, contro il 10% della Germania e il 20% della Gran Bretagna. I buoni sociali e sociosanitari di cui si vanta tanto la Regione vanno in tutto a 23.706 lombardi, su oltre 300 mila che ne avrebbero bisogno. Inoltre, se è vero che ci sono 53.000 posti letto nelle RSA, tutti sanno che le rette sono sempre più esose. Problema non risolto è quello della solitudine, che in Lombardia riguarda il 29% degli anziani e che dovrebbe essere affrontata con politiche innovative di socializzazione, di invecchiamento attivo, di prevenzione.  Abbiamo chiesto, in Commissione, che nel Piano sociosanitario si tenga conto di questi dati. “Si parta da qui – ha dichiarato Ardemia Oriani – si stanzino risorse adeguate, si realizzi un Fondo per la non autosufficienza, si riorganizzino le cure primarie e della cronicità e si ricostruisca una rete di servizi integrati nel territorio capace di farsi carico degli anziani senza voce”.

Se il sole scalda gli enti

Finalmente un progetto come si deve per la promozione dell’energia solare presso gli enti pubblici. La giunta regionale ha recentemente approvato un bando per l’installazione di impianti a pannelli solari esteso alla produzione di tutte le altre fonti rinnovabili (come il mini eolico e il mini-idro) per incentivare gli enti pubblici all’autoproduzione di energia elettrica con uno stanziamento di circa 400 mila euro. Ovviamente non si tratta della giunta regionale della Lombardia, ma della Liguria. Il progetto è davvero interessante per promuovere la diffusione dell’energia alternativa presso gli enti locali, un’idea che mi sento di promuovere in tutto e per tutto. Mi adopererò perché in Lombardia si istituisca un fondo analogo, riservato agli enti locali.

Grande distribuzione, piccola politica

Nella Regione del paghi due ti ritrovi tre, la Commissione Attività produttive del Consiglio regionale ha licenziato oggi pomeriggio il Piano triennale del Commercio. Si era parlato – lo ha ricordato Ardemia Oriani, consigliere DS - di crescita ad impatto zero e dello sviluppo qualitativo del settore ma nel Piano regionale si trova soltanto il risultato del numero esagerato dei permessi già dati alle Grandi strutture di vendita. "Queste ultime, commenta Ardemia, non vengono in alcun modo fermate né disincentivate, e quindi porteranno, sulla base delle domande accolte, ad un incremento totale di 784.748 mq, ben più alto dell’incremento ‘sostenibile’ di 400.000 mq previsto dal vecchio piano". Nell’Iperlombardia, cioè, i grandi punti vendita sono stati già realizzati e la norma interviene a cose fatte. Per di più, segnaliamo che nel provvedimento viene ridotto il ruolo di programmazione territoriale delle Province, i cui piani del commercio diventano non vincolanti. A Monza ne sappiamo qualcosa. Tra il Rondò e il pazzesco centro commerciale di Cinisello, abbiamo già provato sulla nostra pelle la capacità di programmazione della Regione Lombardia, all’insegna della tutela del territorio e del basso impatto ambientale. In Regione la distribuzione è sempre più grande, la politica sempre più piccola.

Pubblicità progresso?

Milano, settembre 2006. Le mura spagnole tra Porta Vigentina e Porta Romana e oltre sono nascoste da qualche giorno da incredibili cartelli pubblicitari dalle dimensioni di sei metri per tre che a un conto frettoloso ci risultano essere 39 (trentanove). Uno scempio. Ci dicono che servono, i cartelloni pubblicitari, a finanziare il restauro delle stesse mura spagnole, ma la spiegazione non ci convince: perché non danno in comodato d’uso gratuito il Duomo o Sant’Ambrogio per ripulire la facciata? Di fronte agli incredibili voli sgarbiani sulla bellezza di Milano, questo è un bel modo per incominciare. Murando le mura con la pubblicità. In linea con Formigoni e i suoi incredibili cartelli (di cui abbiamo già parlato), la questione delle pubblicità sulle nostre strade sta diventando sempre più interessante. Ce ne occuperemo e in merito raccoglieremo le vostre segnalazioni.

Risvegli

Attesa per la Finanziaria del governo Prodi. Tutti chiedono attenzione ai ceti produttivi del Nord, ad investimenti per le infrastrutture, a un sostegno concreto alle politiche lombarde e, in generale, settentrionali. Immagino che lo stesso stiano facendo le regioni del Mezzogiorno (isole comprese), ma non è questo il punto. Credo sia meglio attendere la presentazione del testo con la proposta del governo e di sospendere fino ad allora il giudizio. L’invito è rivolto soprattutto a chi ha governato il Paese per cinque lunghi anni di cartolarizzazioni e di finanza creativa e che ora si accorge che ci vogliono più risorse per il Nord, per l’innovazione, per le autostrade, per la crescita del sistema produttivo. Su tutti, oltre all’immancabile Formigoni (che sull’argomento ha già dichiarato un miliardo di volte), il sindaco Moratti, che era al governo ma che ora non si spiega perché non ci siano finanziamenti per la grande Milano (ma lei, a Palazzo Chigi, cosa faceva?) e si arrabbia preventivamente con Prodi. A volte i risvegli, soprattutto se preceduti da sonni lunghi e ininterrotti, possono anche essere molto bruschi.

L’aria che tira

Con i primi freddi, cambia anche l’aria che tira e si conclude la stagione degli inciuci veri o presunti della politica lombarda. Come ampiamente previsto su questo blog, tutto si risolve in una bolla di sapone. Moratti scrive una letteraccia a Prodi, in Regione si torna a un confronto più chiaro e deciso tra la destra e l’Unione, a Milano ci si cimenta con i problemi e non con i retro-pensieri. C’è anche qualcuno che non se ne è accorto, per la verità: si tratta di Nando Dalla Chiesa, che aveva denunciato il clima da baci perugina tra Moratti e Penati e dopo due settimane ha invitato alla festa milanese del suo partito Roberto Formigoni, per discutere insieme del progetto politico della Lombardia. Qualcuno ha commentato che dai baci perugina si è passati così ai ferrero rocher (il maggiordomo era l’esponente della Margherita). La verità è che non ci sono cioccolatini da regalare, ma tanta politica da fare. Come sta facendo chi a Milano si preoccupa di Metroweb, una vicenda indecorosa che fortunatamente la Giunta si è convinta a fermare su pressione di un’opposizione, quella di Davide Corritore, motivata e competente.

Il bello di San Vito

Assente dal blog e libero dagli impegni regionali, mi sono ritirato qualche giorno a San Vito lo Capo, una spiaggia che è la quintessenza del Mediterraneo. Durante il mio soggiorno era in corso il Cous cous fest, una manifestazione che celebra il piatto locale, la sua tradizione e le sue ramificazioni nelle diverse regioni in cui ha trovato ospitalità. Il cous cous è una bella metafora per illustrare la questione dell’identità – spesso interpretata, a cominciare da Beck, ricorrendo a immagini gastronomiche: piatto base e ‘sostrato’ il cous cous si declina e raffina in molteplici direzioni: le modalità della sua preparazione di ancestrali origine e significato sono simili tra loro, eppure diverse, cambiando di volta in volta la grana e la dimensione, le spezie con cui lo si arricchisce e, appunto,  gli ingredienti che lo completano, dal montone alle verdure, dal pollo al pesce (quest’ultimo, tipico di San Vito). Ecco allora che in questa piccola località del Trapanese è possibile riscoprire il significato del Mediterraneo, della sua vocazione e della sua cultura, che è fatta di tante culture diverse, eppure da una sola che da esse proviene. Secondo la tradizione il cous cous (l’etimo probabilmente è greco, per dire semola) sarebbe nato alla corte di Salomone per curare le sue pene d’amore per la regina di Saba e la conseguente inappetenza. Il cous cous parla di amore, di cura e di pace. E dalla sua ‘patria’, le terre del Maghreb (che in arabo vuol dire occidente, guarda un po’), il suo messaggio culinario sarebbe arrivato un po’ ovunque. I pescatori trapanesi si piccano di essere andati loro a scoprirlo e di averlo impreziosito con gli elementi della propria terra, senza aspettare che il cous cous arrivasse per conto suo. E ne vanno fieri. Chi pensa che l’identità non cambi mai e non si trasformi (parlando ovviamente innanzitutto della propria), si sbaglia e dimentica un po’ troppe cose. Un piatto di cous cous può essere utile a ricordargliene alcune. Anche questo è il bello di San Vito.

L’anno scorso a Marienbad

Mentre si discute con incredibile ritardo del progetto di legge sulla lotta all’inquinamento, Formigoni indice la solita conferenza stampa per spiegare che si torna ai blocchi della domenica. Nella precedente aveva dichiarato che di blocco, quest’inverno, ce ne sarebbe stato solo uno. Si torna così alle stesse misure dello scorso anno, riproponendo così com’era l’ormai mitico piano di Zambetti, e annunciando per l’anno prossimo interventi rivoluzionari. Sembra di assistere alla proiezione di un film, con continui flash-back che inducono nello spettatore un’insistente sensazione di déjà-vu, le frasi vuote e ormai senza senso, in un contesto tra l’onirico e il surreale in cui gli stessi protagonisti sembrano smarrirsi. Fuori campo le voci dei cittadini, che ci ricordano che lo smog è un’emergenza e che i piani della Regione sono letteralmente inutili a fronteggiarla. Qualcosa ci dice che l’anno prossimo ci troveremo nella stessa situazione. Come a Marienbad, in un film di Resnais.