Formigoni reagisce e attacca la Lega. Si parla della sua candidatura al Senato, la via di fuga a cui Formigoni sta pensando per mollare la Lombardia. La Lega si dice contraria, attraverso il capo supremo, Umberto Bossi, e altri meno illustri commentatori. Formigoni non ne può più si lascia andare: "Vedo questa sgradevolezza della Lega, che continua a pensare di essere chissà chi, invece sono soltanto sgradevoli e autolesionisti. E certamente questa scompostezza sfacciata, villana, rozza della Lega non rimarrà senza conseguenze" (Omnimilano). Parola di Formigoni…
Tiziana Majolo ricompare sui pali della luce di Milano. Stessa foto, stesso slogan. Non più il simbolo del Comune, come da noi denunciato nelle scorse settimane: questa volta la bandierina è quella di Forza Italia. Siamo passati dal subliminale al borderline. Altro fenomeno di costume è lo stock di candidati di Alleanza nazionale che le fanno compagnia: Bozzetti e De Albertis su tutti, anche loro sui pali della luce, con Bozzetti che si distingue per la doppia Z in corsivo (doppio Zorro?). Purtroppo per loro, però, la palma dello slogan più efficace l’ha vinta il mitico assessore Zambetti, appena approdato alla Democrazia cristiana. Lo slogan fa riferimento alla Fede. Quella con la F maiuscola. Altro che doppia Z…
Giovanna Melandri presenta oggi a Milano il proprio libro di grande interesse fin dal titolo Cultura, paesaggio, turismo. Politiche per un New Deal della bellezza italiana, Gremese editore in Roma (10 euro). Si tratta di un testo interessante, che muove da assunti che dovrebbero essere noti e rappresentati dal ceto politico. Si parla di modelli da seguire, della necessità di passare dalle buone pratiche ad una politica di governo, dell’importanza dei grandi eventi per dare visibilità alla cultura e consentire di diffondere, nel corso dell’anno, iniziative che diano continuità all’offerta culturale. Roma è scelta spesso come riferimento di un’Italia che vuole tornare a credere in una delle sue principali missioni politiche.
Il punto forse più originale del testo è la proposta di trasformare l’Italia in una sorta di "paradiso fiscale" per chi vuole investire in cultura e nella promozione della creatività, adottando tutti gli strumenti possibili e una leva fiscale ragionata ed efficace, all’insegna del motto "Detassiamo la creatività, liberiamo il genio", che mi sembra forte e chiaro. Altro tema di grande importanza è l’affermazione, documentata da precisi riferimenti, secondo la quale non è affatto vero che dare forza al turismo e puntare su di esso significherebbe disinteressarsi a una politica industriale per optare al "paese dei camerieri" su cui tanti (troppi) ironizzano. L’uno non esclude l’altra e Melandri lo ribadisce con chiarezza, citando casi italiani ed europei. E poi Melandri si sofferma sul tema dell’accessibilità dei servizi turistici dal punto di vista economico, tema penalizzante negli ultimi anni per la competitività del nostro sistema. Le opportunità, anche in questo campo, sono davvero numerose. Si pensi – come abbiamo ricordato più volte in Consiglio regionale – che la stessa Lombardia è sede di aeroporti delle compagnie low-cost, di un turismo a basso costo, che chiede soluzioni più economiche. Per tutti, insomma, la nostra offerta turistica. Ma anche dappertutto, verrebbe da dire, leggendo la parte dedicata alla non esclusività del "turisdotto", ovvero della ‘dorsale’ turistica Venezia, Firenze, Roma, Pompei. Melandri ci parla della qualità diffusa di un sistema che possa nobilitare anche le realtà attualmente meno interessate dal turismo, ma di grande potenzialità. Dappertutto nel nostro Paese, sostiene Melandri, è possibile attivare processi di questo tipo, pensando anche all’enogastronomia, al turismo ambientale, ai tanti "turismi", insomma, dice l’ex ministro, a cui dobbiamo guardare. In una logica di promozione del nostro territorio e della sua bellezza che risponde all’art. 9 della Costituzione e al desiderio non solo di chi viene a trovarci ma di chi in Italia vive tutto l’anno.
Se le città dicono la loro sulla qualità dell’aria
Le Amministrazioni di Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi, Mantova, Monza e Pavia si sono incontrate venerdì a Brescia sulle questioni ambientali. Avevo personalmente sollecitato un’alleanza strategica dei Comuni – all’interno e all’esterno dell’area critica – e proprio a partire da Monza e Brescia per incalzare Formigoni e Zambetti rispetto alle politiche anti-smog. Ora le stesse Amministrazioni chiedono un’audizione presso la Commissione Ambiente della Regione per potere interloquire con i gruppi consiliari rispetto ai progetti di legge sulla qualità dell’aria. Un fatto importante, che consente ai Comuni di partecipare all’elaborazione delle scelte strategiche che riguardano i cittadini, potendo finalmente essere ascoltati da un’amministrazione regionale che lo ha fatto in casi assai rari e spesso molto tardivamente.
Ancora su Zapatero, per una dichiarazione semplice semplice da non perdere di vista (da Micromega): "La sinistra deve fare una politica autentica perché gli elettori, i cittadini di sinistra hanno nel voto la loro principale risorsa. [...] Ho ritirato le truppe dall’Iraq perché mi ero impegnato a farlo. [...] Era anche un messaggio di valore politico, su una maniera di governare. Volevo far sapere che quando uno arriva qui non dipende solo dalla Realpolitik, o dalla convenienza, o dagli interessi geostrategici. Dipende dai cittadini, dalla gente".
Per introdurre la nostra campagna abbiamo scelto il registro dell’approfondimento programmatico e delle ‘cose da fare’, anche per sottrarci al bailamme televisivo. Si inizia con Enrico Morando e Walter Mapelli, sostituto procuratore della Procura di Monza, che ci parleranno di tutela del risparmio e della difesa dei patrimoni dei nostri concittadini. L’appuntamento è per mercoledì 1 marzo, ore 21, Sala Maddalena, Monza. Interverrà Enrico Brambilla, candidato al Senato per i Democratici di Sinistra.
Domani sera, martedì 28 febbraio, ore 21, cinema Capitol di Vimercate, presentazione e proiezione del film di Beppe Cremagnani e Enrico Deaglio. Da non mancare.
Pare che Berlusconi concederà a Formigoni di candidarsi al Senato per le liste di Forza Italia. Una concessione dovuta alla brutta aria che tira sul dato elettorale della destra, che le proverà tutte per ridurre il distacco pesante che ancora la tiene lontana dall’Unione. Formigoni già si presenta come "senatore-presidente", sottacendo il piccolo particolare che le due cariche sono incompatibili. Facciamo una previsione: Formigoni si candida per raggranellare qualche voto in più per l’esausta Cdl, poi, non potendosi dimettere da presidente della Lombardia, lascerà spazio a uno dei suoi candidati. Maurizio Lupi, ad esempio. E il senatore-presidente si trasforma così nell’homo homini Lupi…
Micromega diventa settimanale per il periodo pre-elettorale e tra le altre cose pubblica una strepitosa rassegna del Pera liberale degli anni Novanta, curata da Marco Travaglio. Tra l’altro, si legge: «Non esiste una sola etica. Ce ne sono mille e nessuna ha verità e fondamento. Compresa quella cattolica». L’autore è presidente del Senato e ideologo del neoconservatorismo all’italiana. Senza radici?
In attesa, si fa per dire, della t-shirt anti-islamica di Oriana Fallaci, abbiamo assistito alla presentazione del manifesto Per l’Occidente (hip hip urrà) che ha visto protagonista Marcello Pera. Il manifesto è presentato dal meglio della destra neoconservatrice ed è corredato da sito e da manifesto scaricabile, con l’aggiunta della spilletta da agit-prop (occidentalista). Non ce la saremmo aspettata, la spilletta, dai contestatori della bandiera della pace. Ma tant’è. Che l’Occidente si definisca ‘contro’ è già un errore di impostazione grossolano. Che addirittura diventi uno schieramento (da cui è possibile distinguersi o si finisce con l’essere definiti anti-occidentali?) interno alle forze politiche del centrodestra mi sembra una posizione ancora più discutibile. L’Occidente non era quello spazio politico aperto, in cui la tolleranza e la comprensione del diverso si era affinata nel corso dei secoli, eterna ricerca di una verità da ricercare, appunto, e non da imporre a chicchessia? Ci eravamo sbagliati. A ricordarcelo, dopo la t-shirt di Calderoli, manifesto e spilletta. Questione di costume politico.